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 2012  febbraio 19 Domenica calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano
Il Presidente del Senato è Renato Schifani
Il Presidente della Camera è Gianfranco Fini
Il Presidente del Consiglio è Mario Monti
Il Ministro degli Interni è Anna Maria Cancellieri
Il Ministro degli Esteri è Giulio Terzi di Sant’Agata
Il Ministro della Giustizia è Paola Severino
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Vittorio Grilli
Il Ministro di Istruzione, università e ricerca è Francesco Profumo
Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali è Elsa Fornero
Il Ministro della Difesa è Giampaolo Di Paola
Il Ministro dello Sviluppo economico è Corrado Passera
Il Ministro delle Politiche agricole è Mario Catania
Il Ministro di Infrastrutture e trasporti è Corrado Passera
Il Ministro della Salute è Renato Balduzzi
Il Ministro di Beni e Attività culturali è Lorenzo Ornaghi
Il Ministro dell’ Ambiente è Corrado Clini
Il Ministro degli Affari europei è Enzo Moavero Milanesi (senza portafoglio)
Il Ministro di Affari regionali, turismo e sport è Piero Gnudi (senza portafoglio)
Il Ministro della Coesione territoriale è Fabrizio Barca (senza portafoglio)
Il Ministro della Cooperazione internazionale e integrazione è Andrea Riccardi (senza portafoglio)
Il Ministro di Pubblica amministrazione e Semplificazione è Filippo Patroni Griffi (senza portafoglio)
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Dino Piero Giarda (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Ignazio Visco
Il Presidente della Fiat è John Elkann
L’ Amministratore delegato della Fiat è Sergio Marchionne
Il Segretario Nazionale dei Popolari per il Sud è Clemente Mastella

Nel mondo

Il Papa è Benedetto XVI
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Barack Obama
Il Presidente del Federal Reserve System è Ben Bernanke
Il Presidente della BCE è Mario Draghi
Il Presidente della Federazione russa è Dmitrij Medvedev
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Hu Jintao
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è David Cameron
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è Nicolas Sarkozy
Il Primo Ministro della Repubblica francese è François Fillon
Il Re di Spagna è Juan Carlos I
Il Presidente del Governo di Spagna è Mariano Rajoy Brey
Il Comandante Supremo delle Forze Armate dell’ Egitto è Mohammed Hoseyn Tantawi
Il Primo Ministro di Israele è Benjamin Netanyahu
Il Presidente della Repubblica Turca è Abdullah Gül
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pratibha Patil
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Manmohan Singh
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Mahmud Ahmadinejad

Ieri, al Congresso regionale dell’Udc a Bari, l’onorevole Casini ha detto quanto segue: «Facciamo un armistizio e cerchiamo di evitare che l’Italia faccia la fine della Grecia. Basta liti, basta impiegare tutte le nostre energie nel combatterci tra italiani e tra partiti». Una dichiarazione che non meriterebbe il grosso titolo che si trova sopra questo articolo, se non fosse che le trattative per l’armistizio tra le forze politiche non solo sono effettivamente in corso, ma sarebbero già arrivate al punto di delineare una riforma istituzionale, concordata tra tutti, il cui tratto più clamoroso è il taglio dei parlamentari.

Un taglietto, in realtà.

Un taglietto, è vero, perché dalla vecchia idea di Calderoli di dimezzare deputati e senatori, si è arrivati adesso alla proposta condivisa di far scendere gli onorevoli da 630 a «circa» 500 e gli inquilini di Palazzo Madama da 315 a 250. Vale a dire duecento parlamentari in meno, cioè via un onorevole su cinque, con un rapporto eletto-elettore di uno ogni 120 mila votanti. Lei lo giudica un taglietto, io potrei dire: «Meglio questo che niente». Anche se persino il taglietto dovrà affrontare quattro passaggi parlamentari e non è detto che da uno su cinque non si passi a uno su dieci…

Perché quattro passaggi parlamentari?

Il numero di deputati e senatori sta in Costituzione, articoli 56 e 57. Per cambiare un articolo della Costituzione ci vuole il doppio sì di Camera e Senato, distanziato di tre mesi. Quindi un anno di tempo, minimo. Siccome si voterà ad aprile 2013, le probabilità che non si arrivi a capo di nulla sono piuttosto alte. Negli anni Ottanta Mario Usellini, democristiano, aveva proposto di tagliarne 50 a ogni legislatura. Procedendo a rate, avrebbero sofferto di meno e oggi sarebbero effettivamente dimezzati. Bisogna considerare che deputati e senatori, tagliandosi, diminuiscono le rispettive probabilità di tornare in Parlamento.

Credevo che tutto lo sforzo sulle riforme istituzionali fosse concentrato sulla legge elettorale.

Per la legge elettorale si deciderà dopo le amministrative di maggio. Il Pdl – si pensa – avrà preso una bella batosta e si sarà rassegnato a lasciar perdere del tutto il Porcellum, cioè il sistema attuale, che molti nel centro-destra vorrebbero tenere in piedi con qualche correzione. È un punto su cui Bersani dice di non transigere: qualunque legge, ma non l’attuale. E tuttavia, il taglio dei perlamentari fa intanto vedere che è esclusa l’adozione di un maggioritario secco, perché i collegi attuali dovrebbero essere troppo ampliati. Ma avremo modo di parlare di questo, cioè proporzionale contro maggioritario, sistema tedesco contro sistema spagnolo ecc. È roba molto complicata e che comunque non sta in Costituzione, quindi modificabile con un iter normale.

Che altro avrebbero concordato in queste trattative-armistizio?

La sfiducia costruttiva. Significa che il Parlamento non può sfiduciare un governo se non è pronto a votarne un altro. C’è prima di tutto nella costituzione tedesca (dove ha funzionato per l’ultima volta nel 1982), e poi è stata adottata da parecchi altri, compresi gli spagnoli. Sarebbe utile per dare stabilità all’esecutivo. Altra riforma su cui sembrano d’accordo: la nomina dei ministri passerebbe dal presidente della Repubblica al capo del governo, che avrebbe perciò anche il potere di licenziarli. Il premier avrebbe anche il diritto di sciogliere le camere, come avviene in Inghilterra. I partiti infine vorrebbero intervenire sull’articolo 117 della Costituzione, il più lungo della nostra Carta, quello che stabilisce quali sono le competenze delle Regioni e quali quelle dello Stato. È un punto che dal 2001, quando venne varato, ha suscitato una quantità enorme di litigi davanti alla Corte costituzionale. Stato e Regioni non fanno che litigarsi la competenza in questa o quella materia, perché il semplice elenco che leggiamo nell’articolo 117 non è sufficiente a dirimere le mille questioni che sorgono in un paese cavilloso come il nostro. Un ultimo punto riguarda la possibilità di approvare le leggi in una sola camera, a meno che l’altra, entro venti giorni, non ne reclami l’esame.

Sono tutte idee, mi pare, che vogliono la modifica della Costituzione. Ci vogliono quattro passaggi per ognuna. Ma i partiti hanno così voglia di correre?

Se non fanno qualcosa, i partiti rischiano di essere polverizzati dall’attivismo del governo. In questo momento Monti si occupa delle materie fondamentali: crisi economica, liberalizzazioni, mercato del lavoro, tra poco la Rai. I capi di Pd, Pdl, Terzo Polo e gli altri cominciano a temere che, se non fanno qualcosa, la gente si chieda: ma questi partiti qui, che oltre tutto ci costano una barca di quattrini, a che servono?


[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 19 febbraio 2012] (leggi)

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