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 2012  febbraio 19 Domenica calendario

Sei un ex broker? Fa’ il teologo o il pasticciere - C’è vita dopo Wall Street? D’accordo, i mega manager che ci hanno trascinati nella crisi economica con la loro ingordigia non fanno simpatia a nessuno, ma che fine hanno fatto quelli che non sono andati in galera? E i broker qualunque, i quadri, gli impiegati di ogni livello? Qualcuno è ancora ai giardinetti, altri aspettano di essere richiamati, oppure si sono messi in proprio

Sei un ex broker? Fa’ il teologo o il pasticciere - C’è vita dopo Wall Street? D’accordo, i mega manager che ci hanno trascinati nella crisi economica con la loro ingordigia non fanno simpatia a nessuno, ma che fine hanno fatto quelli che non sono andati in galera? E i broker qualunque, i quadri, gli impiegati di ogni livello? Qualcuno è ancora ai giardinetti, altri aspettano di essere richiamati, oppure si sono messi in proprio. Molti, però, hanno preferito scommettere su se stessi, e adesso fanno i mestieri più svariati, dal pasticciere al pastore evangelico. Quattro anni fa, di questi tempi, la crisi peggiore dalla Grande depressione era in piena incubazione. Oggi, nonostante la ripresa sia timida e la disoccupazione enorme, la Borsa di New York ha recuperato quello che aveva perso. Almeno in termini numerici, l’indice Dow Jones è tornato dov’era. Sul campo della recessione, però, sono rimaste migliaia di posti di lavoro. La Reuters calcola che oggi l’intera industria della finanza americana impiega 7,6 milioni di persone, ossia circa il 9% in meno rispetto al picco di 8,35 milioni della fine del 2006. Secondo Bloomberg, nel solo 2011 gli operatori di Wall Street che hanno perso il posto sono stati 200.000. Di questi, 160.000 erano impiegati, e 40.000 dirigenti di alto livello. Gente che contava lo stipendio, e soprattutto i bonus di fine anno, in milioni di dollari. Uno di loro è William Cohan, che dopo 17 anni al vertice di JpMorgan Chase era stato cacciato nel 2004, durante l’ondata di licenziamenti avvenuta tra gli attentati l’11 settembre e il crollo del 2008. William si è ricostruito una vita scrivendo, «The Last Tycoons» è stato il suo primo successo, e ora ha pubblicato un’inchiesta per il «Financial Times» sulla sorte dei suoi colleghi. Ha trovato molta omertà, perché questa è la regola di Wall Street, e perché nessuno ama raccontare come è finito dall’ufficio d’angolo di un grattacielo di Manhattan al campetto di calcio dei figli. Nessuna lacrima, poi, per gente come l’ex ceo di Lehman Brothers Dick Fuld, che ha lasciato la casa in rovina portando via 500 milioni. Parecchi colleghi, però, hanno scelto di reinventare la loro esistenza. Greg Zehner, per esempio, che era specialista di quotazioni in Borsa per Goldman Sachs: ha studiato teologia alla Yale Divinity School e ora fa il pastore nello Utah. Tod Jacobs è passato da gestire l’acquisizione di AT&T Broadband da parte di Comcast, un affare da 72 miliardi di dollari, alla guida di una yeshiva a Gerusalemme, dove insegna la Torah e il Talmud: «Faccio quello che mi piace, e Wall Street mi ha preparato per farlo». Più profana la strada scelta da Joe Nelson, che lavorava per Goldman Sachs a Londra, e adesso ha creato la sua compagnia «Theyfit». Settore: profilattici per uomo su misura. Drammatica, invece, la vicenda di Brad Jack, passato dalla terza poltrona di Lehman al tribunale, dove non è finito per reati finanziari, ma per aver cercato di comprare antidolorifici con una ricetta falsa. Carrie Luckner-Zimmerman, quando lavorava per l’hedge fund Satellite, era affascinata dai programmi in tv dei cuochi. «Mi piaceva l’idea di fare qualcosa con le mie mani». Una volta licenziata, è andata a studiare al Cordon Bleu di Parigi e ora fa la pasticciera: «Nessun rimpianto. C’è voluto coraggio, ma sono felice».