Francesco Bei e Andrea Montanari, la Repubblica 19/2/2012, 19 febbraio 2012
Berlusconi vuole chiudere il Pdl "Nel 2013 servirà una cosa nuova" – ROMA - «Non sono sicuro se ci sarà ancora il Pdl sulla scheda del 2013, servirà una cosa nuova»
Berlusconi vuole chiudere il Pdl "Nel 2013 servirà una cosa nuova" – ROMA - «Non sono sicuro se ci sarà ancora il Pdl sulla scheda del 2013, servirà una cosa nuova». La recente confessione di Berlusconi a un amico è il segno del travaglio del partito di maggioranza relativa. Sotto pressione per le amministrative di maggio, incalzato dall´Udc con il progetto di «partito della nazione», infilzato dalla Lega, il Pdl in questi giorni somiglia a una tonnara schiumante. Per uscire dall´angolo e impostare una strategia di difesa il Cavaliere ha deciso di convocare lunedì a villa Gernetto un vertice allargato agli amministratori più importanti. Un vero consiglio d´emergenza per fare il punto sulle elezioni amministrative. L´idea di Berlusconi, se Denis Verdini e gli altri non riusciranno a fargli cambiare idea, è quella di sottrarre il simbolo del Pdl alla competizione laddove la sconfitta è già certificata a tavolino. Come in quelle città del Nord - da Monza a Como - dove il Carroccio andrà da solo, oppure al Sud, dove non riuscirà l´aggancio all´Udc. «Ci muoveremo a macchia di leopardo - spiega uno dei dirigenti di via dell´Umiltà - cercando di contenere i danni». Il Pdl governa ora in 19 su 28 dei capoluoghi che andranno al voto. E c´è il rischio concreto che li perda tutti o quasi. Per questo l´ipotesi è quella di far correre, al posto del Pdl, delle liste civiche. Tentando di annacquare la sconfitta. Intanto non si ferma l´offensiva di Pier Ferdinando Casini. Certo, si premura di definire «una stupidaggine» l´idea di un´Opa del Terzo polo sul Pdl, eppure insiste: «Dal governo Monti si esce profondamente cambiati, e le forze politiche devono prendere atto che c´è bisogno di qualcosa di nuovo». Come in una partita a poker il Cavaliere, intervistato dall´agenzia spagnola Efe, rilancia: «Mi auguro che Casini, che è con noi in Europa nel Ppe, abbia la saggezza di capire che in Italia i moderati sono la maggioranza, ma vincono solo se restano uniti». Ma per un falla che prova a richiudere, al Cavaliere se ne apre un´altra - gigantesca - con il Carroccio. Non aveva finito di dire che l´opposizione della Lega a Monti «non significa la fine della nostra alleanza», che arriva la replica secca da parte di Roberto Calderoli: «Visto che Berlusconi vuol continuare ad essere leale con chi invece leale non è stato e continuare a sostenere un governo che affama il popolo allora l´alleanza è da considerarsi morta e sepolta». A dire il vero anche nel Carroccio i problemi non mancano. Il più grande al momento è a Verona, dove il sindaco maroniano Flavio Tosi, che gode di grande popolarità, ha intenzione di presentare una sua lista civica, nonostante la scomunica di Bossi. Così ieri è arrivato l´ultimo ammonimento e Tosi è stato destituito dalla carica di vicepresidente del sedicente parlamento padano. Se la Lega piange a Verona il Pdl non ride a Palermo. Una città simbolo per Berlusconi ma soprattutto per il segretario (siciliano) Alfano. Il terzo polo ha stretto un accordo con Miccichè e, insieme, hanno deciso di sostenere il giovane Massimo Costa, un candidato con grandi possibilità di vittoria. Per il Pdl si mette malissimo, rischia di non andare nemmeno al ballottaggio. Così Alfano ha iniziato a lanciare segnali di fumo a Miccichè, ma il governatore Lombardo li ha subito stoppati: «Quando ci siamo incontrati è emerso anche da parte di Miccichè, nostra e di Fli, che qualunque cosa può succedere tranne ritrovarsi nella stessa coalizione il Pdl». Se è vero che in Sicilia spesso si anticipano tendenze nazionali, a Palermo potrebbe iniziare la fine del Pdl. A meno che Alfano non riesca a intrufolarsi tra i sostenitori di Costa.