a. op., il Fatto Quotidiano 19/2/2012, 19 febbraio 2012
IN 50MILA VERSO IL BRASILE
Ai tempi del corralito, quando l’Argentina sembrava sprofondare verso l’ignoto, si diceva che l’uscita dalla crisi potesse avere un solo nome: Ezeiza (l’aeroporto internazionale di Buenos Aires). Ora Ezeiza torna ad essere protagonista, non più come via di fuga, ma come punto d’accesso per gli spagnoli che scappano dalle macerie di un Paese con l’acqua alla gola. Sono circa 50mila quelli che si sono stabiliti, negli ultimi due anni, nella più europea delle ex-colonie del Cono Sur. Stime approssimative, che comprendono anche la grande massa di quanti entrano con un visto turistico, e ogni 90 giorni lasciano il Paese per poi rientrare dopo averlo rinnovato. I dati ufficiali della Direzione nazionale dell’immigrazione parlano di appena 700 spagnoli registrati nel 2011 (ma anche in questo caso si tratta della cifra più alta dell’ultimo decennio). Quel che è evidente è che gli spagnoli non vedono più (ormai neanche a medio termine) prospettive di ripresa in patria. Il Paese è entrato ufficialmente in recessione, i disoccupati sfiorano già il 23 per cento (più del doppio tra i giovani) e potrebbero presto sfondare il tetto dei 6 milioni. Basti un confronto: secondo la società di consulting Ecolatina, nel quarto trimestre del 2011 i senza lavoro in Argentina erano appena il 6,7 per cento, il tasso più basso dal 1991. Un dato simile a quello del Cile (che è al 6,6, unito a un invidiabile incremento del Pil del 6 per cento). E infatti anche il Cile è diventato una delle mete preferite dai professionisti spagnoli in cerca di lavoro (6400 gli arrivi nel-l’ultimo anno), così come l’altro vicino del sub-continente, l’Uruguay, con 6800 nuovi immigrati. Un’altra meta sempre più ambita è il Brasile, nonostante le recenti restrizioni imposte dal governo di Dilma Rousseff per ritorsione contro gli ostacoli all’entrata dei brasiliani decise da Madrid ai tempi dell’esecutivo di Zapatero. I giovani non hanno dubbi: il 65% sono disponibili ad abbandonare il Paese per trovare un lavoro. La nuova ondata migratoria è appena agli inizi. Alessandro Oppes • ARGENTINA E LE EX COLONIE AFRICANE - Le cose andavano male da tempo, in Portogallo. Ma è stato l’avvio del piano di resgate finanziario – con l’economia “commissariata” da Ue e Fmi – a far cadere gli ultimi tabù: la fuga dal Paese strangolato dalla crisi ha preso da un anno le dimensioni di una nuova, poderosa ondata migratoria. Con approdi forse prevedibili ma sicuri. Non è un caso che una delle mete preferite sia il Mozambico, dove i portoghesi ufficialmente registrati sono in questo momento 25mila. Secondo quanto riporta il settimanale Expresso, i nuovi iscritti al consolato generale di Maputo sono in media tra i 120 e i 140 al mese, mentre in passato non erano mai più di 80. Manodopera qualificata, professionisti nella maggior parte dei casi. Che partono per l’Africa non solo per tentare la sorte ma anche per installare nuove imprese in un Paese in forte crescita, con prospettive di gran lunga più allettanti di quelle della patria ormai in piena stagnazione.
I settori delle costruzioni, metalmeccanico, immobiliare e idraulico sono quelli che attraggono di più le aziende portoghesi. Lo stesso discorso vale anche per l’Angola. E nelle ultime settimane è stato proprio il ministro dell’Economia di Luanda, Abraão Gourgel, a confermare l’interesse del suo governo a intensificare i rapporti: l’obiettivo è attrarre imprese che in Portogallo soffrono una situazione di difficoltà finanziaria, ma che grazie al loro potenziale tecnologico possono tentare un rilancio in terra angolana, puntando a un “meccanismo di immigrazione selettiva”.
Ma, in prospettiva, il vero Eldorado per i portoghesi potrebbe essere il Brasile, Paese nel quale, già nel 2011, si sono trasferiti in massa: circa 50mila. Un tipo di immigrazione completamente diversa da quella degli anni ’50 e ’60, quando ad attraversare l’Atlantico erano soprattutto piccoli commercianti, panettieri, calzolai, e un quinto della popolazione di Rio de Janeiro era composta da portoghesi. Ora arrivano dirigenti d’azienda, ingegneri, architetti, avvocati. a. op.