Giovanni Caprara, Corriere della Sera 19/02/2012, 19 febbraio 2012
NICOLAIS AL CNR. IL PDL: SCELTA POLITICA —
Dopo mesi di attese e polemiche che hanno coinvolto il ministro della Ricerca Francesco Profumo, finalmente il Cnr ha il suo presidente. È Luigi Nicolais, illustre ricercatore chimico tra i più citati internazionalmente, ex ministro della Funzione pubblica e per l’Innovazione nel governo Prodi, lunga militanza nel Pd, insomma scienziato e politico; non a caso era tra i candidati alla poltrona di ministro della Ricerca conquistata poi dal «più tecnico» Profumo, suo predecessore al Cnr. Ma proprio l’anima politica del personaggio ha suscitato alcune reazioni contrarie. «Difficile sostenere — dice Fabrizio Cicchitto (Pdl) — che sia una scelta tecnica: non è stata né neutra né asettica». «Come è possibile — si chiede Gianni Fava (Lega Nord) — che un governo tecnico nomini un politico?». Cauti i sindacati: «L’uomo giusto al posto giusto: ma giudicheremo dai fatti», scrive un comunicato Uil-Rua.
Nicolais taglia corto e risponde: «Il Cnr è un ente ricco di professionalità che ha bisogno di proseguire il rilancio avviato per diventare un ente modello». Sfida ardua dopo la certificazione della Corte dei conti sulle spese esagerate nella burocrazia in rapporto agli investimenti nella ricerca a cui vanno soltanto tre euro sui dieci spesi. «Darò il mio contributo per ridurre la burocrazia, aumentare l’efficienza e consolidare la fiducia: il Cnr ha punte di alta qualità e dobbiamo utilizzarle al meglio», precisa. Nicolais conosce bene la «grande macchina» perché oltre ad essere professore all’Università di Napoli è stato anche direttore dell’Istituto materiali compositi e biomedici del Cnr. Contemporaneamente ha coscienza della realtà internazionale essendo stato più volte docente in università americane. E Nicolais parla quasi da ministro: «Bisogna fare un nuovo piano per la ricerca. Non si può investire su tutto, limitiamoci alle molte eccellenze che abbiamo: dalle biotecnologie alla fisica della materia». Il piano esistente era stato varato dalla Gelmini l’anno scorso.
Come affrontare l’invecchiamento dei cervelli e delle infrastrutture che non attirano ricercatori stranieri? «Nel Mezzogiorno stiamo rinnovando molti laboratori, ora interverremo anche al Nord. Per i ricercatori più anziani creeremo nuove attività come il trasferimento di tecnologie. E i più giovani e i precari li valorizzeremo secondo il merito individuale. Però la nostra produttività dipende anche dal contesto e quindi si devono superare le divisioni con le università, gli altri enti, il mondo industriale».
Nicolais è stato presidente dell’Agenzia per l’innovazione legata all’economia. Poi venne dimenticata. «Sono d’accordo con il ministro Profumo che la rilancerà». Necessità della ricerca e risorse adeguate: il governo Monti finora non ha compiuto alcun passo. «È inutile che sottolinei il suo valore di investimento. Certo il presidente Monti ha avuto ben altre emergenze da affrontare ma sono certo che ora il suo intervento la considererà. I tagli orizzontali attuati rischiano di penalizzare i migliori e comunque le risorse vanno cercate soprattutto nei fondi europei».
Giovanni Caprara