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 2012  febbraio 19 Domenica calendario

«Con il Colle c’è sintonia, lealtà a Monti» - «Io tradito da Napolitano? Niente affatto. Fui io a indicare Monti»

«Con il Colle c’è sintonia, lealtà a Monti» - «Io tradito da Napolitano? Niente affatto. Fui io a indicare Monti». Silvio Berlusconi in una intervista all’agenzia di stampa spagnola Efe , soffia via la polvere d’arsenico e i tanti sospetti che an­c­ora avvolgono il passaggio di con­segne dello scorso novembre e detta la sua verità, assicurando di non sentirsi tradito. «Mi sono di­messo per senso di responsabilità e per senso dello Stato, per toglie­re pretesti a chi speculava sull’Ita­lia ». «Fui io a indicare Monti nel 1994 come Commissario Euro­peo e a confermargli la fiducia per il secondo mandato. Conosco be­ne la sua serietà e competenza e gli sono al fianco con lealtà» ag­giunge Berlusconi. L’ex premier incoraggia il suo successore ad an­dare avanti: «In questo momento dobbiamo tutti lavorare nel­l’esclusivo interesse dell’Italia. Dobbiamo liberarci dalle incro­stazioni strutturali e burocratiche che ostacolano la crescita. Mi aspetto pure che Monti faccia sen­tire la voce dell’Italia in Europa con ancor maggiore forza e deter­minazione ». «Ero nel giusto - pro­segue Berlusconi- quando dicevo che le misure d’austerità non sa­rebbero bastate e bisognava cam­biare le regole di questa Europa che è un’unione monetaria ma non politica, con una banca cen­trale priva degli strumenti di qual­siasi altra banca centrale. Sono stato il primo a dire che bisognava investire per far ripartire le econo­mie, e che gli investimenti infra­strutturali dovrebbero essere fa­voriti dall’emissione di bond euro­pei ». Piuttosto, questo governo di tecnici «deve anche mirare a rea­lizzare quella riforma dell’archi­tettura istituzionale indispensabi­le per la governabilità dell’Italia». Così come non deve avere timi­dezze nell’affrontare la riforma del mercato del lavoro. Su questo punto l’auspicio di Berlusconi è chiaro:«L’articolo 18 non sia un tabù». «Spero che Mon­ti riesca a rendere più flessibile il mercato del lavoro e a realizzare un’effettiva libertà di concorren­za per restituire competitività al­l’Italia. Potrà contare sulla leale collaborazione del Pdl e mia per­sonale. Della modifica dell’artico­lo 18 se ne deve poter discutere. Noi proponemmo di modificarlo almeno per i nuovi assunti, ma la reazione, soprattutto dei sindaca­ti, fu furibonda. Alla fine que­st’idea è tornata ». La polemica sul­la frase di Monti sul posto fisso? «Voleva dire che nel mondo di og­gi l’obiettivo non può essere mai il posto fisso ma il lavoro in sé. Nes­suno meglio di me può sposare questa tesi. Nella vita non mi sono mai fermato, ho sempre affronta­to sfide nuove: costruzioni, televi­sione, sport, politica. Monti non voleva certo elogiare il precaria­to ». L’ex premier si sofferma, poi, sul complicato mosaico del cen­trodestra. «Oggi la Lega vuol dimo­st­rare la sua identità e ha una posi­zione diversa riguardo al gover­no. Questo non significa la fine del­la nostra alleanza. Per il futuro si potrà avere una forte e leale colla­borazione a tutti i livelli ». Una spe­ranza che si proietta anche verso l’Udc. «Mi auguro che Casini e il suo partito, che è con noi in Euro­pa nel Ppe, abbiano la saggezza di capire che in Italia i moderati so­no la maggioranza, ma vincono so­lo se restano uniti». Berlusconi ri­torna poi sull’offensiva giudizia­ria ai suoi danni. «I processi sono strumentali e gli italiani lo sanno, altrimenti non avrebbero conti­nuato a votarmi. È tuttora in corso una campagna di calunnia, perse­cuzione e diffamazione a livello in­ternazionale nei miei confronti. È stato un danno più per l’Italia che non per me personalmente».L’ul­timo pensiero è rivolto al futuro. «Mi presenterò per il Parlamento, ma non per la presidenza del Con­siglio. Il Pdl ha eletto all’unanimi­tà c­ome segretario un giovane bra­vissimo, Angelino Alfano, che ha 35 anni meno di me. Tutta la mia generazione deve fare un passo in­dietro. Io avrò un ruolo di padre fondatore. Darò il mio contributo alla campagna elettorale quando la parentesi del governo tecnico si chiuderà».