Natalia Aspesi, la Repubblica 19/2/2012, 19 febbraio 2012
Le due immagini del festival – ESISTONO due festival di Sanremo: quello che si guarda e quello che si legge
Le due immagini del festival – ESISTONO due festival di Sanremo: quello che si guarda e quello che si legge. Il primo Festival è primitivo, antico, sgangherato e persino sbarazzino, oltre che fonte di simpatici guai da grandi ascolti. Un Festival pieno di maschi anziani che si danno da fare per un pubblico anziano che va in delirio e fa subito standing ovation quando lo spettacolo straborda nella scempiaggine di celebri anziani. Il secondo Festival è completamente diverso, è colto, tende al sociologico, è fornito di sapienti critici musicali sempre scandalizzati dalla pochezza di canzoni e cantanti, ha la puzza sotto il naso generalizzata, lo trova orrendo come capita tutti gli anni da cinquant´anni e in più lo sgrida ferocemente. Mai una parola buona, un sorriso, un´ironia, un tal monumento Rai va solo preso sul serio, quindi sbeffeggiato. Lo commentano con severità dottorale sia direttori di quotidiani che opinionisti politici di chiara fama. E più lo trovano orrendo, banale, porno, ignorante, immorale, blasfemo, muffo, inutile, vergognoso, scemo, più c´è da leggere: tre quattro pagine al giorno, più la prima pagina! Non sarebbe più logico ignorarlo del tutto, oppure dedicargli sette righe? Impossibile. E per esempio venerdì 17, quando abbondavano notizie interessanti anche se non canore, quali l´estendersi della corruzione in Italia o la stretta dell´Ici sulla Chiesa, c´era chi per sua misteriosa idea dell´informazione, apriva la prima pagina con il titolone, incomprensibile a chiunque la sera prima si fosse addormentato davanti allo schermo, tipico di una sciagura nazionale, appunto il Festival: «La prova che Lei sapeva», e che quella era roba da naufragio della Rai, che la signora (sempre la Lei) doveva dimettersi. Cos´era mai successo di così sconvolgente? C´era stato Celentano che aveva fatto quello che gli era stato chiesto di fare e per cui era stato pagato profumatamente, affinché potesse scandalizzare con vecchi brontolii risaputi, e quindi provocare quei titoli lì indignati e raccogliere attorno al video milioni di anziani avidi di wrestling televisivo. Lo stesso venerdì 17, retrocessa la notizia che Berlusconi si era guadagnato un altro processo, proprio un giornale amico dell´ex presidente titolava a tutta prima pagina «Celentano è un danno», infierendo esageratamente sul modesto anche se interminabile spettacolo: un autogol della Rai! un disastro! «ma ora chi lo ha voluto non provi a lamentarsi!». Invece tutti a lamentarsi! Sia in Rai che fuori Rai. Mah. Il problema è che chi non ha seguito lo spettacolo televisivo (circa 45-50 milioni di italiani se ne sono privati), pur avido di sapere tutto su questo grandioso evento, fa ovviamente fatica a capire cosa mai sia successo di così tremendo, non solo canterinamente, ma anche politicamente, tanto da ritrovare sui giornali, da parte dei responsabili della lugubre rassegna di canzoni e cantanti, rabbie incontrollate, violenti scaricabarile, misteriose evocazioni di "patti negoziali non onorati" invio di commissari speciali molto spaventati, evocazione di licenziamenti, minacce di sfracelli a festival concluso, e un auspicio fin troppo ghiotto: mandare finalmente all´aria un servizio pubblico decotto, grazie anche all´ultimo tocco distruttivo dell´insipiente Gasparri, per restituirlo, ma oggi come oggi pare difficile, all´intelligenza e al buon senso. Chi per ragioni sue, compreso il disgusto, ha evitato le convulse serate in diretta, si rende tuttavia conto che non si può essere snob, far finta di niente, ignorarle, occuparsi d´altro, addirittura, arditamente, saltare tutti i titoli che le riguardano. Perché poi tutti di questo Festival ne parlano e ne scrivono, soprattutto quelli che non l´hanno seguito o hanno tentato di farlo, ma hanno gettato la spugna affranti: dopo un paio di gole spalancate da cui uscivano vari drammatici mugolii, e quelle belle signorine ridenti di giovinezza e l´ilare buon uomo travestito da presentatore e un Enrico Viarisio redivivo messo lì per far ridere, e altri presunti comici che non ne imbroccavano una e tra il pubblico intervistato signore ancorate al passato glorioso dell´Ariston, convinte che questa volta avrebbe vinto Little Tony. Il secondo tumulto, come si sa, e certi commentatori illustri hanno addirittura perso la testa ed evocato Sodoma e Gomorra, lo ha provocato la bella coscia esposta con minuscolo tatuaggio della bellissima Belen. Lei rideva, era simpaticamente autoironica, piena di grazia. Ma i giornali! Giù a sgridare lei e tutta la Rai, accusandole insieme di volgarità, pornografia, attentato ai minori e agli anziani risvegliandoli ai cattivi pensieri. Assicurano che il disegnino messo lì, in televisione, si è visto per pochi secondi. Invece su giornali e Internet, per attaccare la vergognosa esibizione, hanno continuato ad esibirla: foto su foto, ingrandimenti, particolari, freccine, cerchi, disegno delle eventuali mutande fantasma o di favoleggiati arnesi autoaderenti che in quel posto là si immaginano molto fastidiosi. Si vede che il Festival di Sanremo, tra i suoi molti talenti, ha quello di procurare l´oblio: se c´è infatti una cosa che sui nostri schermi televisivi si è vista in eccesso e in ogni occasione, è il corpo femminile esibito con furibonda villania da ballerine, vallette, comparse, inguini in vista, natiche esposte, seni spinti sul naso. Almeno Belen dalle foto, ride bellissima ed elegante, e perciò casta, e ci prende tutti in giro.