Jonathan Littell, la Repubblica 19/2/2012, 19 febbraio 2012
SYRIANA
Homs. «Mi hanno subito chiamato Al-Ghadab, "Collera"», dice il nostro passatore, e nella sua grossa barba si apre un sorriso malizioso. «E dire che invece rido sempre!». Tarchiato, tuta da jogging nera, due cellulari in mano, Collera sta in un appartamento gelido di Tripoli, nel nord del Libano. È con due libanesi; contrabbandieri, a quanto pare. Non è un professionista. «Quando è cominciata - ci racconterà poi - stavo per sposarmi. Ho dovuto scegliere: o la rivoluzione o il matrimonio». In luglio, quando si sono formate le prime unità dell´Esercito per la liberazione della Siria (Esl), ha cominciato a fare la spola per loro: trasporto di feriti, di materiale sanitario, di giornalisti come noi e di altro ancora. La sua famiglia è ricca. Insiste: «Non lo faccio per soldi».
Mattina. Piove fitto. Uno dei due libanesi, al volante di un furgoncino, ci porta - Collera, il fotografo Mani e me - su strade secondarie del monte Libano, evitando i posti di blocco dell´esercito libanese, fino a una grande pianura sassosa. La Siria è proprio di fronte a noi. A una svolta ci aspettano tre ragazzi, in moto. Nemmeno loro sono professionisti: semplici contadini del posto, con le mani rosse piene di calli. Viaggiamo su sentieri fangosi tra abitazioni e campi, incrociamo bambini malvestiti e con il moccio al naso, alveari, qualche cavallo, fino a una casa dove dei contadini sorridenti ci offrono il caffè. Una chiamata radio: via libera, si riparte verso un´altra casa del paese, un po´ più lontano. A quel punto mi arriva sul cellulare un sms, in inglese, del ministero del Turismo: «Benvenuto in Siria». Siamo passati al di là dello specchio.
Diversamente dai centri abitati che incontreremo più avanti, questo è tranquillo: «Qui non ci sono manifestazioni - spiega il nostro ospite - non vogliamo attirare i mukabarat (gli agenti dei servizi segreti siriani, ndr) e mettere a rischio il transito». Ma l´Esl non è lontano. Collera torna con un pick-up, ci pigiamo nell´abitacolo, e partiamo. Campi, frutteti, stradine dissestate; incrociamo, in rapida sequenza, un ufficiale dell´Esl, poi un posto di blocco, su un ponte, presidiato da combattenti che controllano l´andirivieni di pick-up e di camion: contrabbandieri provenienti dal Libano che trasportano tutto ciò che manca alla gente. Sul posto di blocco sventola una bandiera, nera, bianca e verde con tre stelle rosse: la bandiera della rivoluzione siriana.