Valentina Conte, la Repubblica 19/2/2012, 19 febbraio 2012
Ma le imprese attaccano i banchieri "Soldi con il contagocce e troppo cari" – La linfa ha smesso di circolare
Ma le imprese attaccano i banchieri "Soldi con il contagocce e troppo cari" – La linfa ha smesso di circolare. Quasi come nel 2008. Allora fu la finanza scriteriata "made in Usa" a contagiare il mondo con la peste dei subprime e dei titoli salsiccia. Ora la crisi europea dei debiti sovrani e il default (minacciato) di paesi e moneta unica. Il risultato è simile. Credit crunch, rubinetti chiusi, meno soldi per tutti. Le banche sono sotto pressione. Si fidano poco le une delle altre, costrette a pensare ai propri bilanci, prima e più che ad irrorare l´economia. Le imprese, non ancora fallite, faticano ad ottenere fidi per investire. Le coppie, anche quelle con le garanzie giuste (il posto fisso, ad esempio), rinunciano all´avventura del mutuo, nonostante i tassi ufficiali molto bassi. Allo sportello, si sa, è tutta un´altra storia. Niente mattone, si erodono addirittura i risparmi, un record per un Paese "formica"(crollo dell´80% dei nuovi depositi nel 2011, da 130 a 24 miliardi). Così, l´economia in apnea si avvita. Meno soldi erogati, meno richiesti. Giù: consumi, investimenti, redditi. Su: recessione. AZIENDE A SECCO Il grido è sempre più alto. Le imprese italiane, già vessate da 70-80 miliardi di crediti verso la Pubblica amministrazione non ancora rientrati, denunciano la stretta: criteri sempre più stringenti dalle banche per prestiti e nuove linee di credito negli ultimi tre mesi del 2011, come nell´ultimo trimestre del 2008, all´indomani del crac Lehman. Bce e Bankitalia confermano. Avvertendo, come fa l´istituto europeo nell´ultima indagine presso le banche centrali dell´Eurozona (il Bank Lending Survey), che le condizioni per le grandi aziende sono peggiori di quelle applicate alle piccole. L´ultimo bollettino di via Nazionale segnalava già in dicembre la frenata nello stock di prestiti alle imprese non finanziarie: 894 miliardi di euro dai 915 del mese precedente. Due giorni fa la stessa Abi (l´associazione delle banche italiane) ha definito il quadro di gennaio dei prestiti a famiglie e imprese, cresciuti dell´1,6% sull´anno, a fronte del tendenziale di dicembre pari al 3,6%. Una scivolata non da poco. Se si considerano anche i prestiti ad assicurazioni, fondi pensione, finanziarie l´aumento è un pallido 0,6%. Nel quinquennio 2003-2008 si viaggiava a un ritmo dell´8,6% l´anno. Vero è che anche le richieste di prestiti per investimenti delle imprese sono crollate del 50% nell´ultimo trimestre del 2011. Resistono solo quelle per ristrutturazioni e consolidamento del debito. Un segnale allarmante. LA DIFESA DELLE BANCHE «Banche e imprese sono sulla stessa barca», spiega il presidente dell´Abi Mussari. La barca della recessione, della crisi europea, della Grecia sull´orlo del crac. Ma anche dell´Eba (l´autorità europea delle banche) che, dopo l´ennesima (e inefficace) tornata di stress test, pretende patrimoni più robusti e dunque nuove ricapitalizzazioni in capo alle banche, anche italiane. La posizione dell´Abi è chiara: non si tratta di credit crunch, ma di una domanda minore. Si chiedono (e dunque si ottengono) meno soldi. Le sofferenze, poi, esplodono (sopra i 100 miliardi) e la prudenza nell´erogare fidi, prestiti, mutui, crediti è d´obbligo. Quando poi i cordoni si allargano, il denaro costa di più, perché la sua raccolta è meno facile e dunque cara. I tassi applicati alle Pmi sui nuovi prestiti fino a un milione di euro salgono dal 4,62% di novembre al 4,98% di dicembre, sopra la media Ue (dal 4,34 al 4,29%). A cosa è servito - si chiedono però imprese e famiglie - il generoso maxi-prestito all´1% da 500 miliardi della Bce alle banche europee? Dove sono finiti quei soldi? Come sono stati utilizzati? Perché non arrivano all´economia reale? E cosa ne sarà dell´altra iniezione che a breve la Bce somministrerà ancora all´Europa malata? L´Abi non esclude, intanto, una nuova moratoria sui debiti delle imprese. «Quella del 2008 ci è costata 15 miliardi», ricorda.