Antonio Massari, il Fatto Quotidiano 19/2/2012, 19 febbraio 2012
CONCORDIA, LA PAURA DEI GIGLIESI IN 300 SI COSTITUISCONO PARTE OFFESA
Sul luogo del relitto c’è calma, sì, ma è soltanto apparente. La carcassa della Concordia incombe sul futuro, sulla pazienza dei gigliesi e lentamente – finché resta lì, stagliata a coprire l’orizzonte – rischia d’incrinare l’equilibrio di una piccola comunità. Un esempio: in 300 – su circa 1.200 abitanti – hanno deciso di costituirsi come parte offesa nel processo che si terrà a Grosseto. Come possiamo leggere questo dato? Un abitante su quattro è pronto a chiedere un risarcimento per i danni subìti. Oppure: 3 abitanti su 4 non ci pensano neanche.
Il punto è che la manovra scellerata del comandante Francesco Schettino, il famigerato “inchino”, rischia di far naufragare la pace sull’isola. “Prima di considerarmi parte offesa, aspetterei”, commenta il sindaco Sergio Ortelli. “Aspetterei per una questione di umanità: ci sono ancora 15 dispersi. E siamo tutti convinti che siano ancora nella nave. Tutto è cominciato quando il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, dichiarò che, per spostare la Concordia, saranno necessari tra i 7 e i 10 mesi. Fu una dichiarazione incauta. Perché ancora oggi non abbiamo una stima precisa dei tempi. Così però nacque il comitato, che ora s’è costituito come parte offesa, ma non credo siano 300 persone, come dicono. Parlerei di qualche scheggia impazzita, piuttosto, e non vorrei che si muovesse per fini politici”. Ecco come rischia di frantumarsi il paese. “Il nostro equilibrio non è in pericolo – continua il sindaco – anche perché il ‘comitato’ non intende sostituirsi alla mia amministrazione”. “Ci stiamo tutelando, nel caso ve ne sia bisogno, perché c’è una situazione di pericolo non ancora risolta”, replica Fabio Agugliari, del “Comitato s.o.s. Concordia”, “se il sindaco non intende costituirsi parte offesa, noi, una tutela vogliamo comunque averla. E questa scelta non romperà alcun equilibrio: anzi, saremo più uniti di prima”.
MA POI passeggi sul molo e senti queste parole: “La mia compagna affitta appartamenti”, commenta passeggiando un signore sulla settantina, “e sa che le dico? Che le prenotazioni arrivano pure quest’anno: i turisti vengono a veder la nave. E poi, se pure la stagione fosse magra, vuoi contare i soldi guadagnati in questi mesi?”. Il signore – che è gigliese e dice di aver lavorato in mare, girando il mondo, per una vita intera – è fin troppo duro. Però centra l’obiettivo : la prossima stagione sarà il primo termometro della situazione. Se le prenotazioni caleranno, per quest’angolo di paradiso, il primo danno si sarà verificato. Senza contare il rischio del danno ambientale che devasterebbe l’economia intera dell’isola. “Questo rischio, per fortuna, io ancora non lo vedo”, commenta il sindaco, dopo la riunione serale con la Protezione Civile. Ma qual è la situazione, qui all’isola del Giglio, 36 giorni dopo il naufragio?
Il giorno in cui si scopre che Schettino non aveva consumato droghe – ma qualcuno l’aveva accarezzato sulla testa, dopo aver sniffato, viste le tracce di cocaina sui capelli – sull’isola circolano ancora i familiari di tre dispersi. Un indiano – Kevin – più i parenti della coppia anglo-francese dei “fidanzatini”. Spariti i giornalisti. Scomparse la selva di telecamere. Bar e molo ora sono il territorio dei tecnici: gli operai della Neri & Smith, che si occupano di rimuovere il carburante; i ricercatori che misurano – millimetro per millimetro – lo spostamento della nave; i responsabili dell’Arpat che rilevano l’inquinamento in mare.
“Al momento non si riscontrano fenomeni significativi d’inquinamento”, scrive l’Arpat sul suo sito, dove pubblica ogni due giorni i risultati delle analisi. E il carburante: la Neri & Smith ha pronosticato in 28 giorni lavorativi – mare permettendo – il termine dell’operazione. Si lavora 24 ore al giorno e – mentre scriviamo – sono stati asportati circa 1.300 metri cubi di carburante su 2.380. Siamo al quarto serbatoio, su 13, e in un paio di giorni il 67 per cento del gasolio dovrebbe essere messo in sicurezza.
Non esiste ancora un piano completo per la rimozione dei rifiuti – per le acque reflue e gli oggetti interni si aspetta che il 3 marzo, la Costa Crociere, indichi la società che trasporterà integralmente la nave – e solo il materiale affiorato in superficie, per ora, è stato stoccato su un pontone mobile. Di lì, nei prossimi giorni, sarà spostato a Talamone e – sotto la supervisione dell’autorità giudiziaria – inizierà il primo smaltimento. Ed è una settimana che la Concordia è ormai pressoché stabile.
LUNEDÌ scade il primo mese di monitoraggio completo della nave: le misurazioni – condotte dai ricercatori dell’Università di Firenze, dipartimento Scienze della Terra – dimostrano che l’imbarcazione s’è spostata di 65 centimetri a prua e di 28 a poppa, contorcendosi per una trentina di centimetri. La Concordia è monitorata 24 ore al giorno da un complesso sistema di radar, raggi laser e sismometri, che vengono studiati nella vecchia scuola media da una quarantina di ricercatori universitari, come ci spiega il geologo Riccardo Fanti. Una ricerca utile per affrontare altre emergenze e affinare le metodologie d’intervento. E il 90 per cento degli studiosi – 36 su 40 – sono precari. “La nave per il momento è invece piuttosto stabile”, ci spiegano, “in media si muove solo di pochi millimetri al giorno”.