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 2012  febbraio 19 Domenica calendario

Nella guerra dei Sacri Palazzi il Papa si fida solo di padre Georg - Una delle conseguenze di «Vatileaks», l’uscita di documenti riservati dalle sacre mura, è che oggi nessuno può sentirsi sicuro del proprio posto al­l’interno della Santa Sede

Nella guerra dei Sacri Palazzi il Papa si fida solo di padre Georg - Una delle conseguenze di «Vatileaks», l’uscita di documenti riservati dalle sacre mura, è che oggi nessuno può sentirsi sicuro del proprio posto al­l’interno della Santa Sede. Nessuno tranne il Papa, ovviamente, le cui dimissioni non risultano all’or­dine del giorno. Le scosse di queste ore, causate dal­le fughe di notizie, hanno fatto scricchiolare diversi equilibri e non è scontato che nei prossimi mesi molte posizioni cambino.L’altro ieri,nel pre-conci­storo, il cardinale dell’Opus Dei Julián Herranz, grande elettore di Ratzinger, ha chiesto a sorpresa chiarimenti. Lo scontro tra sodaniani e bertoniani resta aperto e l’impressione e che fino al compimen­to dei 78 anni (in dicembre) del cardinale segreta­rio di stato Tarcisio Bertone tutto possa succedere. Il Papa per il momento predica calma e non vuole mosse affrettate. In futuro chissà. Di certo c’è un fatto, o meglio una persona con la quale Benedetto XVI, con sempre maggiore convin­zione, ha deciso di confrontarsi per prendere le de­cisioni più importanti. Questa persona si chiama Georg Gänswein ed è il segretario personale del Pa­pa. Tedesco come Ratzinger, riservato e sempre nel­le retrovie nei primi anni di pontificato forse anche per marcare una certa distanza dal suo predecesso­re, e il polacco Stanislaw Dziwisz che nel ruolo di se­gretario personale di Giovanni Paolo II giocò un ruolo politico considerevole, Gänswein è sempre più il cono di bottiglia attraverso il quale debbono passare coloro che all’interno della curia romana intendono dialogare con il Pontefice. Uno snodo in queste ore decisivo all’interno delle sacre mura,co­me non è avvenuto in passato. Ovviamente Papa Ratzinger non è Papa Wojtyla. Quest’ultimo delegava molto del proprio potere di governance a Dziwisz e lasciava che il gruppo di amici polacchi, tra questi la psichiatra Wanda Pol­tawska, concorressero alla riuscita delle sue missio­ni e alla realizzazione dei suoi obiettivi. Gänswein e Ingrid Stampa,invece,l’ex governante del cardina­le Ratzinger che oggi assieme a Birgit Wansing (en­trambe tedesche e appartenenti al movimento spi­­rituale di Schönstatt) danno un loro contributo nel­la stesura dei testi, non hanno lo stesso grado d’in­fluenza dei rispettivi «predecessori» seppure qual­cosa, soprattutto negli ultimi mesi, è cambiato. Gän­swein ha giocato un ruolo importante in alcune re­centi nomine. Beninteso: non che abbia portato avanti candidati propri, semplicemente ha fatto ar­rivare all’orecchio del Papa le preferenze di molti. Ha fatto sì, insomma, che Ratzinger fosse informa­to di tutte le sensibilità in gioco all’interno della cu­ria romana e del collegio cardinalizio in generale. E così ha fatto anche negli ultimi difficili tempi. Parte della riservatezza tenuta da Gänswein nei primi anni di pontificato era probabilmente dovuta anche a un fatto non secondario.Egli divenne segre­tar­io dell’allora cardinale Ratzinger al posto di Jose­ph Clemens, lo storico segretario dell’attuale Ponte­fice che lo stesso Ratzinger spinse perché venisse nominato vescovo prima del proprio pensionamen­to che egli prevedeva sarebbe arrivato presto. Gän­swein, quindi,divenne segretario di Ratzinger al po­sto di Cle­mens con la chiara idea che di lì a poco l’in­carico si sarebbe esaurito. E,invece,l’esito inaspet­tato del conclave dell’aprile 2005 – Clemens più vol­te ha detto che non si sarebbe “mai” aspettato l’ele­zione di Ratzinger – ha cambiato le carte in tavola: Gänswein si è trovato in un ruolo chiave e ha voluto mantenersi, almeno all’inizio, nelle retrovie. Un profilo memorabile di Gänswein l’ha scritto qualche mese fa sul Guardian l’inviato John Hoo­per. In un pezzo intitolato «L’uomo che sta dietro il Papa», Hooper ha parlato dell’infanzia di Gän­swein nell’«idilliaco ambiente cattolico rurale del­la Foresta Nera», figlio di un fabbro poi divenuto proprietario di un mercato di macchine agricole. Gänswein negli ultimi mesi ha guadagnato influen­za tanto che, secondo Hooper, oggi si espone a non poche «inimicizie». «Ad ogni rifiuto» che è costret­to a dare a coloro che chiedono con insistenza un incontro col Papa, Gänswein si fa «un nuovo nemi­co soprattutto tra coloro che lavorano in Vatica­no ». E ancora: «Già docente in una università ponti­ficia finanziata dalla teologicamente conservatri­ce Opus Dei – la Pontificia università di Santa Cro­ce, ndr – Gänswein è stato accusato da alcuni di aver voluto rafforzare il conservatorismo del Pa­pa ». In effetti, anche secondo Hooper, una certa in­fluenza di Gänswein su Ratzinger c’è, ma non tan­to sulle linee teologiche del pontificato, quando sulle decisioni pratiche, molte decisive, soprattut­to negli ultimi tempi divenuti aspri a motivo di «Va­tileaks ».