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 2012  febbraio 19 Domenica calendario

Apple, Google come gli hacker "Ha spiato milioni di iPhone" – NEW YORK - Come degli hacker capaci di intrufolarsi nei nostri software usando «cavalli di Troia»: stavolta però il colpo è stato ordito non da pirati informatici cinesi bensì da uno dei colossi di Internet, sgretolando le barriere difensive di un gigante concorrente

Apple, Google come gli hacker "Ha spiato milioni di iPhone" – NEW YORK - Come degli hacker capaci di intrufolarsi nei nostri software usando «cavalli di Troia»: stavolta però il colpo è stato ordito non da pirati informatici cinesi bensì da uno dei colossi di Internet, sgretolando le barriere difensive di un gigante concorrente. Google contro Apple, uno scontro ormai classico. Con gli utenti dell´iPhone e iPad nella parte degli ostaggi, innocenti e inconsapevoli: le vere vittime siamo ancora noi. Google è di nuovo al centro di una tempesta di polemiche per le ripetute violazioni della nostra privacy. L´ultimo abuso lo ha rivelato un ricercatore dell´università di Stanford, Jonathan Mayer, e ieri è finito in prima pagina sul Wall Street Journal: «Google ha aggirato le protezioni della privacy di milioni di utenti di Apple», che navigano online con il software Safari, rivela l´esperto della facoltà californiana. Il trucco è da veri pirati, secondo questa descrizione: Google ha usato un codice che «inganna» le barriere di Safari a difesa della privacy. Non solo all´insaputa degli utenti, quindi, ma contro la loro espressa volontà, il colosso californiano ha raccolto informazioni sulle loro attività online, da usare a scopi commerciali, cioè per bersagliarli con pubblicità mirata ad personam. Dal quartier generale di Google a Mountain View è arrivata una secca rettifica: «Il Wall Street Journal ha descritto i fatti in modo fuorviante. Noi abbiamo usato le note funzioni di Safari per offrire servizi che gli utenti di Google avevano pre-autorizzato. Questi «cookies» pubblicitari non raccolgono informazioni personali». Ma il Wall Street Journal ha confermato la sua versione aggiungendovi questo dettaglio: la Google ha disattivato il «codice» galeotto, solo dopo essere stata contattata dal quotidiano. L´esistenza di quel codice che ingannava il software Safari era stata scoperta da Mayer a Stanford, poi verificata ulteriormente attraverso controlli indipendenti da un consulente tecnico del Wall Street Journal, Ashkan Soltani, che lo ha individuato in 23 programmi su 100 usati sugli iPhone. Ma già due anni fa un blogger indiano, il 25enne Anant Garg di Mumbai, aveva messo in guardia contro l´uso di questo tipo di tecniche per aggirare le tutele della privacy. All´origine di questa intrusione c´è la competizione tra Google e un´altra potenza del settore, il sito sociale Facebook: quest´ultimo ha introdotto il comando "like" ("mi piace") che una volta attivato a fianco a una pubblicità, lascia una "traccia" sui gusti dell´utente. L´ultima violazione addebitata a Google è potenzialmente grave, perché l´azienda è già sotto vigilanza da parte della Federal Trade Commission (Ftc), una delle authority federali incaricate di tutelare i consumatori. Dopo avere individuato numerosi abusi, la Ftc l´anno scorso arrivò a un patteggiamento con Google in cui l´azienda si è impegnata a «non presentare in modo ingannevole» le proprie regole di privacy agli utenti. In caso di violazione di quell´impegno la Ftc può automaticamente infliggere 16.000 dollari di multa per ogni singola violazione a Google. Intanto la stessa Ftc ha aperto un nuovo fronte, stavolta esteso oltre che a Google anche alla Apple e a tutti coloro che forniscono applicazioni usate dai bambini: devono informare in modo più comprensibile e trasparente i bambini e i loro genitori, sui rischi della privacy. Ma che la nostra vita privata sia ormai un colabrodo, lo dimostra l´ultimo scandalo: la rivelazione che la popolare applicazione Path montata su iPhone e iPad s´impadronisce automaticamente delle nostre agendine telefoniche. In teoria questo deve servire ad avvertirci se qualche nostro amico o conoscente sta usando le stesse applicazioni che usiamo noi. È evidente però che i potenziali abusi sono illimitati. Di certo le scoperte di queste violazioni rafforzano la posizione dell´Amministrazione Obama, che preme per il varo di un Privacy Bill of Rights, una normativa onnicomprensiva sui diritti alla riservatezza degli utenti di Internet e di ogni servizio digitale.