Antonio Sparzani, Relatività quante storie, Bollati Boringhieri, Torino 2003, 19 febbraio 2012
«Si consideri ora il "riconoscimento" di un oggetto comune, per esempio una seggiola: si tratta della capacità di riconoscere se in un ambiente c’è un oggetto che sia una seggiola
«Si consideri ora il "riconoscimento" di un oggetto comune, per esempio una seggiola: si tratta della capacità di riconoscere se in un ambiente c’è un oggetto che sia una seggiola. A prima vista questo tipo di attività sembra lontana dalle questioni trattate fino a ora, invece presenta aspetti simili. Il numero dei modelli di "seggiola" infatti non è a priori limitato: in futuro verranno costruiti nuovi modelli di seggiola oggi non esistenti. Eppure davanti a tali modelli non avremo difficoltà a riconoscervi un nuovo tipo di seggiola. Ma come faccio a sapere che ciò che ho davanti è proprio una seggiola così come la intendevo fino a prima che vedessi quel nuovo modello? Ecco che ricompare la possibilità di insinuare il paradosso W-K [1]. E se quella che ho davanti fosse una "queggiola" dove "queggiole" e "seggiole" sono uguali in tutti i casi visti fino a ora, ma differiscono a partire dal nuovo modello che ho visto?» (Sparzani, pag, 78) [1] «Il nostro paradosso era questo: una regola non può determinare alcun modo di agire, poiché qualunque modo di agire può essere messo d’accordo con la regola» (Wittgenstein, Ricerche filosofiche). Il "K" della sigla W-K è Saul Kripke.