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 2012  febbraio 19 Domenica calendario

IL SOTTOSEGRETARIO E IL CROCIFISSO MILIONARIO: «VALEVA QUEI SOLDI» —

«Citerò due pareri. Federico Zeri, su Il giornale dell’arte: "Se non è Michelangelo, è Dio". Salvatore Settis, allora presidente del consiglio superiore dei Beni culturali, il 18 novembre 2008, prima dell’acquisto mi scrive: "Caro Roberto, mi sembra un’ottima decisione"». Roberto Cecchi (nella foto), sottosegretario ai Beni culturali del ministro Lorenzo Ornaghi, parla dopo la citazione della Corte dei Conti per i 3 milioni 250 mila euro pagati per il Crocifisso attribuito a Michelangelo. Per la Corte non vale più di 700 mila euro. Valutazione basata su una stima come «scuola di Michelangelo». Di qui l’ipotesi di danno erariale con richiesta di risarcimento. Oltre a Cecchi, la contestazione riguarda Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino e altri quattro tecnici. A difendere Cecchi, ai tempi direttore generale per i Beni storico artistici, l’allora ministro Sandro Bondi: «Rivendico bontà e correttezza delle decisioni, che hanno avuto il mio benestare finale dopo un esame di merito rigoroso e professionalmente corretto dei tecnici del ministero».
Cecchi si difende: «Dimostreremo di aver agito solo nell’interesse pubblico e con la massima correttezza. Forse qualcuno pensa che, al ministero, una mattina un dirigente si sveglia e compera ciò che vuole. Per fortuna non è così». Ed ecco la sua ricostruzione: «L’opera viene sottoposta a tutela nel 2004 dall’allora direttore regionale Antonio Paolucci. Il Crocifisso è di un privato, l’antiquario torinese Giancarlo Gallino». Poi, racconta Cecchi, tra il 2004 e il 2006 arrivano molte attribuzioni a Michelangelo: Umberto Baldini, Giorgio Bonsanti, Arturo Carlo Quintavalle, Timothy Verdon, Luciano Bellosi. «Le uniche voci contrarie sono quelle di James Beck e di Margrit Lisner che lo attribuisce al Sansovino». E l’opinione negativa espressa, per esempio, da Mina Gregori? «Non risulta prima dell’acquisto, vengo a saperlo dopo...»
Nel 2007 l’opera è sul mercato e nel luglio-agosto Paolucci e Acidini ne chiedono l’acquisto da parte dello Stato: «Qui scatta l’iter previsto dal decreto del presidente della Repubblica 233 del 1977 sull’acquisto di beni privati. Il Comitato di settore storico artistico il 31 dicembre 2007 si orienta per l’acquisto chiedendo "condizioni economiche compatibili con la sua non documentabile attribuzione a Michelangelo"». Seguono altri due pareri, nell’ottobre 2007 e nel febbraio 2008, in cui si raccomanda un prezzo tra i 3 e i 5 milioni, mentre la richiesta è di 18 milioni. Si chiude a 3,250 milioni nel novembre 2008. Ancora Cecchi: «La Corte dei Conti registra a dicembre 2008 senza obiezioni. Paghiamo il primo milione ma all’inizio del 2009 girano voci su un’indagine della Corte dei Conti. Io blocco il pagamento». I proprietari si rivolgono al Tribunale civile che dispone il pagamento dell’intera cifra. E qui avviene qualcosa di tipicamente italiano. Cecchi: «Il 3 marzo 2010 arriva il parere 82/99 dell’Avvocatura di Stato del distretto di Torino che invita a pagare perché un’azione risarcitoria del proprietario sarebbe troppo onerosa. L’indagine della Corte dei Conti, si legge, "deve ritenersi superata dagli eventi come mera congettura". Cos’altro avrebbe dovuto fare il ministero?».
Comunque, Cecchi, c’è chi chiede le sue dimissioni... «Da funzionario dello Stato sentirei il bisogno di farlo per non essere d’impaccio, anche se il ministro ha avuto la cortesia di ribadirmi la sua fiducia. Ma una certa sequenza di avvenimenti mostra aspetti da chiarire e la mia presenza nell’amministrazione può fornire ulteriori elementi». A cosa si riferisce? «Prima l’indagine sullo svincolamento della preziosa commode Antoine-Robert Godreaus, è di pochi giorni fa l’archiviazione come indagato, sono stato ritenuto "estraneo ai fatti". Poi l’operazione Colosseo: anche lì avrei potuto decidere di dimettermi ma l’Autorità per gli appalti ha definito regolarissima la sponsorizzazione del restauro». Addirittura una macchinazione? «Parole grosse. Ma noto che la Corte dei Conti contesta oggi un fatto del 2008...» A proposito, ma il Crocifisso è ancora chiuso nei sotterranei del Bargello a Firenze... «Sono in corso ulteriori indagini del legname che potrebbero essere scientificamente molto utili. Ma sarà esposto presto. Proprio lì, al Bargello». Il mistero del Crocifisso (per ora invisibile) continua.
Paolo Conti