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 2012  febbraio 19 Domenica calendario

I PARTITI ANTIEUROPEI CONQUISTANO LA STABILE OLANDA E LA FRAGILE GRECIA

«Chi sono gli olandesi?» si è chiesto, irritato, il presidente greco Karolos Papoulias dopo le ennesime richieste di austerità da parte dei creditori. La risposta più breve può essere: un Paese in «tripla A» nel quale i sondaggi indicano una costellazione politica simile a quella della Grecia, un’economia in default.
In Grecia le prime rilevazioni dopo il sì del parlamento ai nuovi sacrifici (c’è anche un taglio al salario minimo del 23%) rivelano un terremoto. Secondo il settimanale Epikaira i tre partiti comunisti sommati, Sinistra Democratica, Kke e Syriza, arrivano al 45%; con altre piccole formazioni, l’estrema sinistra supera il 50%. I partiti di estrema destra sono al 7% mentre le classiche forze di governo, i conservatori di Nea Demokratia (27%) e Pasok (11%), non raggiungono il premio di maggioranza nemmeno alleandosi. Il centro politico si è svuotato, le estreme conquistano circa il 60% dell’opinione sulla base di un messaggio anti-europeo e refrattario alle riforme.
In Olanda, il più austero dei Paesi creditori, il paesaggio è speculare. Dall’inizio dell’anno i sondaggi di Maurice de Hond segnalano l’ascesa esponenziale del Partito socialista, una formazione nata nel ’94 sotto il nome di Partito marxista-leninista sulla base di una piattaforma maoista. I socialisti olandesi sono anti-Europa, anti-globalizzazione e rubano consensi sia ai laburisti sia all’estrema destra xenofoba di Geert Wilders. Se si votasse oggi in Olanda, sarebbero il primo partito con 32 seggi: quasi il doppio dei laburisti, dissanguati dal loro sostegno al governo conservatore sulle decisioni europee. Gli xenofobi di Wilders sono già oggi a 24 seggi e anche all’Aia si configura il rischio di un parlamento nel quale il centrosinistra e il centrodestra sono minoranze.
All’Aia come ad Atene, lo schiacciamento politico dei moderati è il riflesso di quello sociale dei ceti medi. In parte è anche il prodotto del fiasco delle classi politiche tradizionali nel gestire quell’incubo collettivo che è diventato la Grecia. Ma finendo per somigliarsi, ellenici e olandesi mandano al continente un allarme che non riguarda più solo il loro futuro.
Federico Fubini