Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Nei sistemi occidentali è ormai una regola che i giudici possano bloccare decisioni del Parlamento o del governo. Da noi la Consulta ha fatto a pezzi due leggi elettorali, i magistrati di Karlsruhe, dove ha sede la Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale), tengono in ansia i politici tedeschi e anche quelli europei, la Supreme Court of United Kingdom ha messo i puntini sulle i persino al referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagma dalla Ue imponendo alla May di andare in Parlamento a farsi approvare il negoziato finale sulla Brexit.
• Tutto questo simpatico pistolotto per dirci che...?
Anche l’uomo più potente del mondo, ossia il presidente degli Stati Uniti, vale a dire Donald Trump, dovrà inchinarsi a un piccolo giudice di Seattle (Washington), di nome James Robart, il quale ha accolto un ricorso presentato dagli stati del Minnesota e di Washington (sostenuto anche da Amazon, Expedia e Microsoft) sospendendo lo stop agli immigrati provenienti da sette paesi musulmani decretato appena una decina di giorni fa da Trump. Il giudice sta a Seattle, ma lo stop vale su tutto il territorio nazionale. La Casa Bianca farà ricorso, e la faccenda finirà certamente alla Corte suprema, ma intanto la gente partita da Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen ricominerà a sbarcare negli Stati Uniti, sempre che abbia i documenti in regola.
• Con che motivazione il piccolo giudice di Seattle ha bloccato il grande Trump?
Nessun attacco sul suolo statunitense è stato portato da persone provenienti dai sette paesi citati nel decreto. Per essere costituzionale l’ordine esecutivo deve essere «basato sui fatti, intesi come contrari alla fiction». Voglio far notare che il giudice ha sentenziato a poco più di una settimana dal decreto. Da noi, una faccenda simile sarebbe finita, suppongo, al Consiglio di Stato (che regola i contenziosi tra le istituzioni) o magari alla Corte costituzionale. Uno o l’altro, la sentenza sarebbe arrivata dopo molto tempo, probabilmente quando della faccenda ci saremmo dimenticati e la pronuncia dei giudici non sarebbe servita più.
• Questo andirivieni non ha moltiplicato il disordine negli aeroporti?
Parrebbe di no. Airfrance, Qatar Airways, Lufthansa e Swiss avevano applicato immediatamente il decreto Trump o sospendendo i voli verso gli Stati Uniti o vietando l’imbarco ai passeggeri provenienti dai sette paesi. Dopo la sentenza Robart sono subito tornati allo stato quo ante.
«Da questa mattina abbiamo applicato immediatamente la decisione presa dalla giustizia questa notte. Tutti i passeggeri che si presentano, se sono in regola e hanno documenti in regola per recarsi negli Stati Uniti, saranno imbarcati» ha detto il portavoce di Air France. Anche il Dipartimento di Stato, cioè il ministero degli Esteri americano, s’è subito dovuto adattare. «Abbiamo annullato la revoca provvisoria dei visti, imposta dal decreto presidenziale 13769. I titolari di visti che non sono stati fisicamente cancellati ora possono viaggiare se il visto è valido». Stesso comportamento, d’altra parte inevitabile, da parte del Dipartimento per la sicurezza. Però Trump ha subito cinguettato: «È interessante che alcuni Paesi del Medio Oriente siano d’accordo con il bando. Sanno che se a certe persone viene concesso di entrare è morte e distruzione! L’opinione di questo cosiddetto giudice, che essenzialmente priva il nostro Paese della legalità, è ridicola e verrà rovesciata». Il giudice Robart venne nominato da George W. Bush, dunque, si suppone, dovrebbe essere repubblicano. La cosa non lo ha minimamente condizionato, e in ogni caso Trump, come sappiamo, è malvisto anche dal partito a cui dice di appartenere, dato che non è disposto a dar retta a nessuno (come ha detto la Raggi l’altra sera da Mentana, «non ha né padrini né padroni»).
• È un brutto colpo per il presidente?
Mah. Un sacco di analisti-avversari dell’attuale corso giurano che il nuovo presidente sarà destituito entro due anni, attraverso un qualche impeachment determinato da guai da lui stesso provocati. Può darsi. È chiaro che di qui al 2020, anno delle nuove elezioni, sarà tutta una lotta. La vecchia aristocrazia americana è stata messa all’angolo, e naturalmente combatte per non sparire.
• Quanta gente è stata toccata dal decreto di Trump?
Il decreto sospendeva l’ingresso negli Stati Uniti, ai viaggiatori provenienti dai sette paesi, per quattro mesi. Nello stesso tempo al Pentagono veniva concesso un mese per elaborare una strategia di annientamento dell’Isis. Un dato ufficiale non c’è, ma secondo parecchi giornali sarebbero rimasti fuori dagli Stati Uniti a causa del decreto centomila viaggiatori. Il Dipartimento di Stato sostiene che i visti annullati sono stati sessantamila.
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