Il Sole 24 Ore, 5 febbraio 2017
Al College il football è già milionario
Il 9 gennaio 2017, a Tampa, in Florida, oltre 75 mila appassionati hanno assistito alla finale del campionato universitario statunitense Ncaa (National Collegiate Athletic Association) di football americano.
Sul mercato secondario i biglietti per accedere al Raymond James Stadium sono stati venduti, in media, a 2.898 dollari. La vittoria dei Clemson Tigers sugli Alabama Crimson Tide è stata seguita in tv da 26 milioni di telespettatori. Per assicurarsi i diritti televisivi (per un periodo di 12 anni) dei College Football Playoff, Espn ha scucito ben 7,3 miliardi di dollari. Una follia? Probabilmente no, basti pensare che il prezzo di uno spot pubblicitario da 30 secondi del Monday’s game è stato fissato a un milione di dollari.
Le partite di football che si giocano tra le squadre delle università americane riscuotono successo tra gli appassionati: nell’ultima stagione sei team hanno registrato un’affluenza media (allo stadio) di oltre 100 mila spettatori a partita. La Conference più seguita è la Sec, con gli spalti degli impianti del sud-est che vengono riempiti in media da 79 mila tifosi.
La Ncaa è l’ente a cui fanno riferimento 1.291 college e 460 mila atleti; organizza 90 tornei di 24 discipline sportive, ripartiti in tre divisioni. Nel 2016, secondo i dati del Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti, 2.072 istituti hanno generato 11,88 miliardi di dollari dall’area sportiva. Il football universitario non sfigura dinanzi ai professionisti: lo scorso anno 885 istituti hanno registrato entrate per un totale di 4,66 miliardi di dollari.
Al 2016 il team più ricco è quello dei Texas Longorns con sede ad Austin, che ha fatto registrare entrare per 121,38 milioni di dollari. Le due finaliste dei playoff, Alabama e Clemson, hanno generato rispettivamente ricavi per 97 e 44 milioni. Va sottolineato che la Ncaa è un’organizzazione no-profit, ciò significa che oltre il 90% dei profitti finisce nella casse degli istituti, che a loro volta devono spenderli per i propri studenti.
Gli atleti della Ncaa sono ufficialmente amatori, quindi non possono percepire uno stipendio, pena la perdita del loro status. In compenso, però, le università elargiscono borse di studio, prestiti e altri beni e servizi come: computer, attrezzatura sportiva, vestiario, spese per assicurazioni e trasporto, nonché rimborsi per tirocini. La Ncaa ogni anno assegna athletic scholarships per un valore di 2,7 miliardi di dollari.
In totale nel 2016 gli atleti-studenti hanno potuto contare su 3,46 miliardi per soddisfare le proprie esigenze. I college utilizzano le ricche entrate provenienti dalle squadre sportive anche per rinnovare i propri campus. La Clemson University, che ha visto la propria squadra di football trionfare in finale, costruirà un nuovo impianto sportivo da 55 milioni. La struttura includerà: una pista da bowling, sale per rilassarsi, simulatori di giochi e un salone per curare l’aspetto fisico. Il prestigio di un college passa anche attraverso i successi sportivi, per questo le università arrivano a pagare gli allenatori con assegni superiori a quelli percepiti dai colleghi della Nfl. Ad esempio, il coach dei Wolverines, Jim Harbaugh, intasca uno stipendio annuo di 9 milioni di dollari dall’Università del Michigan.
Em. Cu.