Corriere Economia, 5 febbraio 2017
Ross, il miliardario salva Trump
Dalle bancarotte al dipartimento del Commercio. Dai dipinti di René Magritte ai trattati commerciali. La storia di Wilbur Ross, il miliardario nativo del New Jersey che il presidente statunitense Donald Trump ha scelto per essere il suo uomo al Commercio, è costellata di episodi che possono sembrare antitetici. Con una costante di fondo, però: il fiuto per gli affari. Non è detto che però questo sarà sufficiente a evitare che gli Stati Uniti entrino in una corsa al protezionismo che potrebbe portare più danni che benefici.
Definizioni
Lui si definisce a favore del «commercio sostenibile». Non è quindi, in teoria, un puro anti-trade come i detrattori lo descrivono. Eppure, quando inizierà a lavorare ai dossier contenuti nell’Herbert Hoover Building del 1401 di Constitution Avenue a Washington, Ross dovrà tentare di arginare il vento di protezionismo che sorvola DC, spinto dai primi consiglieri di Trump, Steve Bannon, Stephen Miller e Peter Navarro. È intenzione sua farlo? Non è chiaro.
Ross per ora se ne sta dietro le quinte, aspettando che passino le prime settimane dell’insediamento di Trump. Un comportamento non così inusuale per un uomo d’affari come lui. Nato a fine novembre del 1937 a Weehawken, piccola cittadina sul fiume Hudson nel New Jersey, è anche lui un predestinato. I genitori, Wilbur Louis Ross senior, giudice, e Agnes O’Neill, una maestra, fecero diversi sforzi al fine di farlo studiare presso la prestigiosa Xavier High School di Manhattan. È una scuola preparatoria per i college più acclamati della Ivy League, e il piccolo Wilbur si impegna. Infatti, riesce al primo colpo a entrare a Yale, dove studiò anche il padre. Poi, si specializza alla Harvard Business School e inizia, giovanissimo, a lavorare presso la filiale newyorkese del Rothschild Group, dove si occupa di bancarotta e ristrutturazioni societarie. E il gioco gli piace.
L’ascesa
Per una decina di anni continua a fare consulenza alle società in difficoltà, fino a quando, negli anni Ottanta, la sua carriera professionale a Rothschild incrocia quella di Trump. I tre casinò di Trump ad Atlantic City sono a rischio pignoramento. Non rendono quanto era previsto dal business plan e i finanziatori di Trump pretendono che il tycoon newyorkese iscriva la sua società al Chapter 11 dello US Bankruptcy Code, quindi che chieda l’amministrazione controllata. È Ross, insieme al finanziere Carl Icahn, a garantire la vita professionale di Trump. Merito dell’intervento di uno dei membri della famiglia Rothschild, il barone Edmond de Rothschild, che ha investito nelle società di Trump e che ha chiesto a Ross e Icahn di mediare al fine di evitare perdite.
La ripartenza
Il presidente statunitense è de facto ripartito proprio da Atlantic City per ricostruire il suo impero immobiliare. Come spiega un lobbista di lungo corso del Congresso, «se non ci fosse stato Ross, Trump non sarebbe Trump, è molto semplice. In pratica, gli deve la vita». E la leggenda narra che qualche anno dopo, proprio The Donald regalerà a Ross un Magritte che andrà ad arricchire la sua già vasta collezione.
Dopo una ventina d’anni in Rothschild, Ross decide che è ora di fare affari per conto proprio. Decide quindi di aprire un fondo personale, il WL Ross & Co, da 200 milioni di dollari, con l’obiettivo di scovare e ristrutturare le società che sono in difficoltà ma che hanno del potenziale. Quattro le società di proprietà del fondo e quattro i segmenti produttivi dove agiscono: International steel group (Isg, acciaio), International textile group (Itg, tessile), International automotive components group (Iacg, componenti automobilistiche) e International coal group (Icg, carbone). Comprano a poco prezzo, ristrutturano e rivendono a grandi gruppi. Così Ross si costruisce la fama di «Re delle bancarotte». Secondo Forbes «è il più scaltro razziatore di imprese di tutti i tempi», mentre secondo i suoi avversari è un «manipolatore di menti che ti costringe a svendere qualunque cosa».
Quello che è certo è che non è uno che va per il sottile. Le sue capacità di negoziazione, dicono i bene informati, sono sopraffine, così come la sua avidità e il suo opportunismo, a volte senza scrupoli. Fra i punti oscuri di Ross c’è infatti l’esplosione nella miniera di carbone di Sago, in West Virginia, in cui nel 2006 persero la vita 12 minatori. Secondo le accuse non sarebbero state rispettate le norme minime di sicurezza. Ross si è sempre difeso, ma i dubbi rimangono.
La casacca
L’opportunismo del miliardario del New Jersey emerge ancora di più quando si guarda alla sua storia politica. Da sempre democratico, come ha ribadito lui stesso più volte, è però in fretta saltato sul carro di Trump alla prima occasione utile. «Credo negli ideali che Donald sta portando avanti e credo che questo Paese abbia bisogno di un netto cambio di rotta al fine di essere di nuovo grande», disse nel gennaio 2016. Protezionismo, America First e massiccio utilizzo di combustibili fossili. Sono queste per ora le uniche tre certezze della politica economica di Trump. Difficile che Ross, complice la sua vita professionale, metta i bastoni fra le ruote al neo inquilino della Casa Bianca.