Il Sole 24 Ore, 5 febbraio 2017
UniCredit, al via l’aumento da 13 miliardi
Scatta domani mattina il più grande aumento di capitale della storia borsistica italiana, nonchè uno dei più grandi a livello europeo. UniCredit mette sul mercato ben 13 miliardi di euro di nuove azioni, che verranno offerte in opzione ai vecchi soci. L’offerta – che terminerà venerdì 10 marzo – prevede che le nuove azioni siano messe a disposizione degli investitori al prezzo di 8,08 euro, con uno sconto sul Terp – il prezzo teorico dopo lo stacco del diritto – del 38%.
Nel dettaglio, da domani il titolo UniCredit sarà “spacchettato” in due parti. Da una parte ci sarà il titolo UniCredit, che avvierà le negoziazioni a 13,108 euro.
In parallelo, scatteranno gli scambi sui diritti, il cui valore di partenza si attesta a 13,052 euro. I nuovi titoli UniCredit saranno offerti ai soci nel rapporto di 13 azioni ordinarie ogni 5 azioni ordinarie o di risparmio possedute. I diritti saranno scambiati in Borsa dal 6 al 17 febbraio ed esercitabili dal 6 al 23.
Com’è noto, lo sconto sul Terp rientra nella parte alta della forchetta attesa dal mercato, che aveva messo in conto un delta tra il 30 e il 40%. Poiché lo sconto sul Terp cresce in linea con la necessità di rendere più appetibile agli occhi degli investitori la sottoscrizione del nuovo capitale, la decisione approvata dal consiglio di UniCredit segnala la volontà di rendere il più possibile facilmente “digeribile” dagli investitori e dalle banche d’affari – che sottoscriveranno l’inoptato – l’ammontare della manovra. I 13 miliardi di euro di nuove azioni andranno quasi a raddoppiare l’attuale capitalizzazione, che è pari a 16,5 miliardi di euro. Lo sconto è comunque inferiore al 43% fissato nell’ambito dell’ultima ricapitalizzazione di UniCredit, risalente al 2012, quando l’istituto allora guidato da Federico Ghizzoni, varò un aumento da 7,5 miliardi.
Le possibili mosse
Da lunedì, dunque, occorrerà fare attenzione al movimento di azioni e diritti. Il tema interessa da vicino i grandi soci (si veda articolo in pagina), ma anche migliaia di piccoli azionisti. Tutti alle prese con il dilemma se aderire o meno all’offerta. L’operazione, in ogni caso, è garantita dall’intero Consorzio bancario (composto da 31 banche). Per schematizzare, le opzioni che gli azionisti hanno davanti da domani sono di fatto tre. La prima possibilità prevede la partecipazione all’aumento di capitale tramite l’esercizio dei diritti d’opzione. Chi opta per questa soluzione deve sborsare di fatto il valore pari all’ammontare dell’investimento attuale nel capitale. Solo così può mantenere inalterata la propria quota e la relativa (potenziale) partecipazione agli utili. In questo caso, si fa affidamento al progetto industriale studiato dall’a.d. Jean-Pierre Mustier, e alla sua realizzabilità, con relativa possibilità di upside del titolo.
Di segno del tutto opposto, invece, lo scenario che prevede la mancata sottoscrizione. Chi sceglie di non seguire l’aumento deve vendere i diritti d’opzione entro il 17 febbraio. In questo caso, alla luce della maxi-operazione, occorre mettere in conto una diluizione fino al 72,22% della propria quota.
C’è infine un terzo caso di scuola: è l’ipotesi in cui l’azionista sceglie di partecipare all’aumento di capitale in maniera parziale: vende una parte dei diritti e usa l’incasso per comprare nuove azioni, esercitando i diritti che ancora sono rimasti in portafoglio.