Corriere Economia, 5 febbraio 2017
Italia in difficoltà: il facile bersaglio della moneta unica
A sentire il dibattito tra i politici, i problemi principali del nostro Paese sono l’Europa che ci costringe in una camicia di forza e la data delle prossime elezioni. Se il secondo tema è materia poco comprensibile ai più, vista anche la cattiva salute dei principali blocchi politici (destra, sinistra e 5 Stelle), appare singolare individuare in Bruxelles la causa di tutti i nostri mali. È partita una sorta di tiro al piccione contro l’Unione e soprattutto contro l’euro, individuato come la causa principale delle nostre difficoltà. Singolare anche il fatto che a porsi il problema di una uscita dalla moneta unica siano anche alcune banche d’affari. Giova ricordare che l’euro è un sistema di pagamento, di regole. Che possono essere usate in modo efficace o meno. Uno degli argomenti che si usa a riprova dei danni presunti dovuti alla moneta unica è il fatto che abbia avvantaggiato la Germania. Argomento all’apparenza inconfutabile. Berlino ha accumulato nel corso degli anni un notevole surplus nel commercio con l’estero. Ma è merito dell’euro o dell’uso che i tedeschi hanno saputo fare della moneta unica? Si dimentica, con troppa facilità, che nei primi anni del millennio, a moneta unica già presente, la Germania ha avviato riforme strutturali, a cominciare da quella sul lavoro, che le hanno permesso di passare dalla condizione di malata d’Europa a nazione ricca e forte. Certo, ha sfruttato con sapienza i tassi bassi dell’euro. Non solo con riforme e rigore sui conti, ma avviando una stagione di forti investimenti. Oggi i risultati si vedono, uno dei quali è la sostanziale piena occupazione. A una Germania ricca spesso si contrappone un’Italia impoverita. Come Paese sicuramente. Ma che può disporre di una considerevole ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, vera trincea che impedisce per il momento ai mercati finanziari di scommettere contro un Paese come il nostro fortemente indebitato. Questo non significa che le condizioni degli italiani non siano difficili in termini di lavoro, salari ed efficienza dello Stato. In un orizzonte peraltro non positivo per la crescita. Di questo dovrebbe occuparsi la politica impegnata invece in rese dei conti senza fine. E in una spasmodica ricerca di colpevoli fuori dai nostri confini.