La Stampa, 5 febbraio 2017
L’uomo che alleva piccioni viaggiatori: «Sono dei purosangue del cielo»
Non esistono solo eroi con gambe e braccia. Se si parla di Seconda guerra mondiale, ce n’è anche uno con le ali che si è meritato una speciale medaglia d’onore: Paddy, il piccione viaggiatore più famoso per i britannici, quello che è riuscito a portare un messaggio cifrato in Inghilterra dal fronte in Normandia, subito dopo lo sbarco delle truppe alleate. Era il 1944 e il volatile (originario dell’Irlanda del Nord, addestrato dalla Royal Air Force) ha compiuto la sua missione superando il canale della Manica in 4 ore e 50 minuti, un tempo record. Traversata resa ancora più difficile dalle condizioni meteo e dai falchi, che i tedeschi utilizzavano proprio contro i colombi. Una sorta di contraerea.
Animale di ritorno
Questa storia la sanno tutti i britannici, gli appassionati di guerra e i colombofili. E infatti la racconta – ricca di dettagli – anche Francesco Malvicini, che ancora oggi alleva e addestra piccioni viaggiatori sulle colline intorno ad Alessandria, precisamente a Valle San Bartolomeo. Ne ha un centinaio e la sua casa si riconosce perché, quando il tempo lo permette, li lascia liberi e loro volano ininterrottamente formando un otto in cielo, sopra il giardino. Che è «loro» davvero, perché lo riconoscono come domicilio.
«Il colombo – spiega Malvicini, che è avvocato – è un animale da ritorno, ha una voglia innata di far rientro a casa. E lo farà sempre. Riconosce anche la posta, cioè la gabbietta, all’interno della voliera dove viene sistemato. Quella è la sua stanza». Dei precisini, questi colombi, che sono pure monogami: «Se teniamo una coppia che si è già formata separata anche per tre mesi, appena maschio e femmina si rivedranno, si riconosceranno. E sarà di nuovo coppia». Precisi e romantici.
Ma si possono mandare messaggi? «Si potrebbe, ma non si fa più. Però da bambino l’ho fatto, legando un foglietto alla zampa» ed è arrivato a destinazione. Malvicini ha iniziato a occuparsi di piccioni quando aveva 12 anni, grazie al nonno materno Sergio Hermes Magotti, che già negli Anni 40 e 50 aveva le voliere (di vimini intrecciato) dove viveva, a Piacenza. Ora, i piccioni del nipote sono sistemati in casette di legno. Divisi per sesso e anche da quelli utilizzati per la riproduzione, che arrivano da ogni parte d’Europa: Belgio, Olanda, Francia. Hanno il pedigree, sono molto diversi dai quelli che si incontrano nelle piazze: gonfi, lucidi, sani e colorati. Malvicini li utilizza per le gare: «Esistono tornei per i colombi viaggiatori, sia di velocità che divisi per distanze. Per il gran fondo parliamo di 250 chilometri. Ma io ho anche un piccione che è tornato ad Alessandria partendo da Barletta». 860 chilometri circa, in linea d’aria, in un giorno. Da rimanere a bocca aperta.
Le gare
Ogni colombo ha un anello di riconoscimento (con la matricola) e uno magnetico che serve proprio per verificare l’ora esatta del suo rientro a casa. Malvicini li fa vedere «indossati» da Gianni, un campione nato nel 2012. «Corrono da aprile a ottobre, poi vanno in muta quindi non possono volare. Gareggiano da quando hanno tre mesi a quando compiono sei anni; c’è anche qualcuno di più vecchio, ma le prestazioni sono diverse». Malvicini è anche consigliere della Federazione Colombofila Italiana, l’associazione di allevatori di colombi viaggiatori da competizione. Il «messaggero alato» si è trasformato in un vero atleta, un «purosangue del cielo», come lo definiscono gli allenatori. «Il nostro intento come federazione è avvicinare i giovani a questo che non è uno sport e non è un hobby, ma diventa una passione. E quando ti prende ti prende». Parola di colombofilo.