Corriere Economia, 5 febbraio 2017
Lego Batman: costruiamo affari
C’era un volta il mattoncino. Su quei piccoli parallelepipedi colorati, in produzione dal 1958, e sulla loro sorprendente capacità di adattamento a scenari ben diversi dal passato, il gruppo Lego ha costruito e consolidato nell’ultimo decennio un impero globale. Giocattoli e videogiochi, integrando prodotti fisici e digitali grazie a una sapiente politica di accordi di licensing e sinergie. E film, allargando l’immaginario dei propri destinatari: i bambini ma anche i genitori. L’uscita, giovedì prossimo, di Lego Batman (per la Warner Bros Pictures) a tre anni dal primo film, The Lego Movie, è un nuovo tassello nella strategia internazionale della multinazionale danese. ‘
Ormai una partnership fruttuosa quella tra Lego e Warner, come confermano al Corriere Economia il regista Chris McKay e uno dei produttori, Dan Lin. «Per noi è importante l’intesa con loro perché conoscono bene il brand e il loro pubblico, ed è importante essere sulla stessa lunghezza d’onda. Lego è un’azienda rivolta alla famiglia ma allo stesso tempo sanno bene come fare innovazione e proporre cose nuove. La chiave editoriale è l’irriverenza e il senso dell’humor che funziona con i bambini e i grandi e grazie a cui si possono far arrivare messaggi importanti». In questo caso, raccontano MacKay e Lin, «l’idea che la vera famiglia è quella che ti costruisci, sulla base di legami autentici. E che per vincere è importante fare squadra, coma dimostra anche la nostra sinergia».
Essenziale, nella storia, è il ruolo di Barbara Gordon, la nuova commissaria di polizia di Gotham City, che diventa Batgirl. «Ha il suo lavoro, se la cava da sola, non fa la classica fidanzatina del supereroe. Abbiamo avuto l’opportunità di presentare Batgirl come un modello femminile molto forte e in chiave contemporanea. Ed è latina, perché anche Gotham City risultasse multietnica come ogni città americana».
La proprietàAttualmente il 75% per cento della azienda appartiene alla terza e quarta generazione famiglia Kristiansen, il 25% alla Lego Foundation. La dialettica tra tradizione e innovazione è ciò che ha permesso al colosso dei giocattoli di superare la crisi di inizio secolo: nel 2003 il gruppo aveva 344 milioni di dollari di perdite nette con un calo delle vendite di oltre il 30%. Alla rinascita dell’azienda fondata nel 1932 Billund, in Danimarca, dal falegname Ole Kirk Kristiansen che insidia il primato della Mattel come primo produttore di giocattoli nel mondo, ha contribuito innanzitutto un ripensamento della natura stessa del mattoncino trasformandolo in oggetto di culto per diverse generazioni. I bambini – da un anno e mezzo a 11 anni – e gli Afols (Adult fans of Lego), pronti a trasferire la passione, la legomania, ai propri figli. Un’operazione di fidelizzazione del pubblico che ha dato i suoi frutti.
Sullo schermoL’approdo al grande schermo è un percorso partito anni fa, con accordi con LucasFilm ( Star Wars e Indiana Jones ), Dc Comics ( Batman ), Disney ( I Pirati dei Caraibi ) e Warner Bros ( Il Signore degli Anelli ) destinati a lanciare nuove linee di prodotti. Con The Lego Movie, diretto da Phil Lord Christopher Miller, i pupazzetti con le mani a uncino sono diventati star hollywoodiane. Il primo film, costato 60 milioni di dollari, ne ha incassato 49 milioni solo nel primo weekend di programmazione negli Usa. «Lego Batman – raccontano McKay (che è stato direttore dell’animazione e montatore nel primo film) e Lin – è costato un po’ di più. Il cast tecnico è più numeroso, formato da professionisti di tutto il mondo». Tra i doppiatori della versione originale si trovano Will Arnett, Ralph Fiennes e Rosario Dawson (da noi Claudio Santamaria e Geppi Cucciari).
«È un ottimo modello finanziario Lego, se fossi un investitore ci crederei: unire Lego e Batman è stata un’ottima idea». E la strada, annunciano, è ancora lunga. «Vogliamo espandere l’universo Lego, realizzare altri Lego movie. Il primo serviva a entrare nell’immaginario Lego. Ora passiamo ai generi: Lego Batman, nel filone di supereroi, il prossimo uscirà in settembre, The Lego Ninjago, la nostra versione di cinema di arti marziali. Quindi arriverà Lego movie 2 per consolidare il Lego movie style». Costruito su ingredienti precisi: «Il nostro senso dell’umorismo, la creatività artistica e il nostro visual style». Basato su un ossimoro: rendere fluidi e morbidi personaggi e oggetti di plastica rigida e piena di spigoli. Dare vita, e sentimenti, ai giocattoli.Maria Silvia Sacchi e Stefania Ulivi
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Dollari e mattoncini: l’Uomo Pipistrello trascina il nuovo fantasy
Nel trolley futurista del Cavaliere Oscuro, ancora una volta, c’è tutto: Gotham City lucida di pioggia, la batmobile, i nemici ghignanti, il maggiordomo Alfred, il commissario (Barbara) Gordon, Batgirl e Robin il Pettirosso. Lo sgomento del difensore della legge condannato alla solitudine e divorato dai sensi di colpa. «La sua più grande paura è far parte di nuovo di una famiglia». Batman si scontra con Jocker, e alla fine vince. Logico: il Bene vince sempre, anche se il paladino della giustizia è costruito con mattoncini ecologici a incastro e piace tanto ai bambini. Batman/Bruce Wayne è un po’ tozzo, ha gambette a cubo, cammina a scatti come una marionetta e più che il profilo del Pipistrello ha il design di un divano letto. «Arrossisco di brutto sotto la maschera». Quel Batman timido costruito con il Lego è un minuscolo supereroe che tenta di far concorrenza a Brad Pitt e Ryan Gosling con il film più curioso del momento, Lego Batman di Chris McKay, sequel anarchico di The Lego Movie del 2014 e continuazione (quasi) ideale dei tre film live action della saga diretti da Christopher Nolan. Il film capostipite, benché bruttino, fu una rivoluzione nel mondo dell’animazione, pur muovendosi nel solco neoclassico di Toy Story (John Lasseter per Pixar, 1995). Ha vinto premi, è stato candidato all’Oscar, ha incassato in maniera vivace. I due fantasy plastificati sono la dimostrazione che il cinema, alzando la bacchetta magica e aiutandosi con la benzina della fantasia, può trasformare pupazzetti rigidi, destinati a un videogame, in creature aeree. La formula invece la dice lunga sulle strategie di marketing applicate ai media di un’azienda che rappresenta l’eccellenza internazionale nel campo delle costruzioni. Come in una fiaba di Andersen, il gruppo fu fondato nel 1932 da Ole Kirk Kristiansen, tredicesimo figlio di una povera famiglia di allevatori dello Jutland: e qui, per completare la leggenda, manca solo la neve. Geppetto Kristiansen partì da un modesto laboratorio di falegnameria. Lego oggi regge un impero globale con parchi a tema, una robusta finestra sui social network e un dinamismo imprenditoriale degno dell’Uomo Pipistrello. A inizio millennio fu sull’orlo della rovina, ma il momentaccio passò e il brand danese prese a rivaleggiare in tutto il mondo con quello Ferrari.
Ecco perché creare Lego film, con i protagonisti sagomati nei mattoncini di plastica, rischia di diventare la trovata del secolo.
Paolo Baldini