Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il presidente del Consiglio è andato ieri sera da Fazio, accettando di buon grado la regola tv che, per tenerti incollato alla sedia, ti mette per ultimo se sei il più importasnte, e lasciando quindi che prima di lui venissero intervistati Luca Mercalli e Laura Pausini. Quando è arrivato il momento, il premier si è mostrato disteso, sorridente e, al solito, di spirito assai sottile. Fazio – come a suo tempo Vespa – non lo ha minimamente messo in difficoltà.
• Novità?
Non ci sono novità particolari rispetto a quello che
si sapeva e che abbiamo scritto persino noi. Fazio ha chiesto a un certo punto:
l’Iva in ottobre aumenterà davvero? E Monti ha risposto con un lungo discorso,
al termine del quale il conduttore ha esclamato: «Non ho capito se l’Iva
aumenterà o no». E Monti: «E fa bene a non aver capito!». Altra questione, che
ormai gli viene posta regolarmente: si candiderà l’anno prossimo?, e anche qui
il capo del governo ha risposto senza in fondo rispondere: «Vedo altri valori
nella vita». Terzo problema: l’euro rischia di saltare sul serio? Monti ha
risposto che l’euro è forte, come mostra anche il cambio sul dollaro, e che il vero problema sono gli squilibri tra un paese e l’altro all’interno dell’area, non ultima tra le ragioni che impediscono al continente di muoversi all’unisono. Quarta questione: l’evasione fiscale. Monti ha ribadito il suo giudizio positivo sull’operazione Cortina (Fazio gli aveva fatto una domanda
specifica), ammonendo però a non disprezzare la ricchezza che è invece un
valore. «Lotta senza quartiere agli evasori e ai profitti dei monopolisti o dei cartelli che traggono artificialmente vantaggi da accordi segreti per i quali in America si va in galera». Agli attacchi del centro-destra su questo punto non ha risposto. Verso la fine dell’intervista ha detto che i politici, per via del discredito in cui sono caduti, gli fanno persino un po’ pena (e si augura, comunque, di fargli recuperare consensi). Quarta questione, che resta sempre aperta e con la quale Fazio ha esordito nella conversazione: ci sarà o no
un’altra manovra? L’Italia è stata messa in sicurezza oppure no? Monti: «Spero
che possiamo star tranquilli. La tranquillità nelle cose l’abbiamo raggiunta
con l’operazione di consolidamento dei conti dello stato italiano che il
governo ha proposto, il parlamento ha approvato e gli italiani hanno molto
responsabilmente accettato. S’è trattato di un’operazione molto grossa, che ha
permesso di conseguire l’obiettivo, indicato dal precedente governo, di
raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Nelle prossime settimane vi
saranno altre operazioni di politica economica, che avranno però lo scopo di
far crescere il paese, di dare spazio alla concorrenza».
• Le liberalizzazioni.
Una parola che al premier non piace per via di quel
tanto di ideologismo che contiene. Monti ha spiegato con grande chiarezza che ogni categoria, in Italia più che altrove, sta chiusa in una specie di
roccaforte e lucra ogni vantaggio possibile per quelli che dentro la roccaforte ci stanno, lasciando tutti i danni a chi è rimasto fuori. «Come i partiti, uscendo dall’epoca del confronto più aspro, stanno procedendo a un disarmo multilaterale, così le corporazioni (il premier a un certo punto ha proprio usato questa parola pericolosissima) devono concordemente accettare di smantellare i muri che le hanno protette fino ad oggi, favorendo la concorrenza e la creazione di posti di lavoro per i più giovani». A questo punto è stato ribadito il messaggio politicamente più significativo, quello dell’urgenza: dobbiamo presentarci all’Eurogruppo del 23 gennaio con un «primo pacchetto di
decisioni».
• I sindacati, sul tema del lavoro, non intendono farsi
ricattare dal trucco della fretta.
Monti ha raccontato che il primo ministro francese Fillon non voleva credere al fatto che la riforma delle pensioni fosse già legge. Quando Monti glielo ha confermato, ha risposto: «Ma lo dica a Sarkozy,
per favore. Il presidente è convinto che si tratti solo di una proposta, mi ha detto: “Ma figurati se gli italiani hanno già fatto una legge”».
• Ai sindacati la cosa non è andata giù.
Sui temi del lavoro, il premier ha ripetuto che il suo
governo intende procedere a una «modernizzazione del mercato, senza
l’intenzione di dividere i sindacati, ma senza dogmi». Obiettivo finale:
riformando alcuni aspetti del nostro sistema, costruendo un nuovo tipo di
ammortizzatori sociali, creare più occupazione. «Occupazione vera, non
sussidiata dal bilancio pubblico». Una frase detta quasi di passata, ma di
fondamentale importanza (e poco gradita di sicuro a Cgil, Cisl e Uil). A
proposito ha negato con forza, quando Fazio (sbagliando) l’ha detto, che il
governo «abbia posto la questione dell’articolo 18».
• Sulla Germania?
«Mi sforzerò di convincere la signora Merkel e l’opinione pubblica tedesca che l’Italia è ben lungi dal tenere comportamenti irresponsabili. La maturità con cui tutti, sindacati compresi, hanno accolto, pur malvolentieri, provvedimenti tanto duri ne è la prova. Mostrerò inoltre
alla signora Merkel quanti benefici la Germania trae dall’integrazione europea,
dal mercato unico e dall’euro. Via via che i singoli paesi danno prova di
recuperata virtù, è giusto che quelle decisione che prendiamo in Europa siano
tali da dissipare qualsiasi dubbio sulla solidità della moneta unica».
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 9 gennaio 2012]
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