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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

Il governo chiede l´aiuto di banche e Cdp per restituire 70 miliardi ai creditori – Il vecchio vizio dello Stato di pagare in ritardo i fornitori è peggiorato con la crisi, mettendo in ginocchio le imprese, che oggi vantano un credito di circa 70 miliardi

Il governo chiede l´aiuto di banche e Cdp per restituire 70 miliardi ai creditori – Il vecchio vizio dello Stato di pagare in ritardo i fornitori è peggiorato con la crisi, mettendo in ginocchio le imprese, che oggi vantano un credito di circa 70 miliardi. E il tema è ormai all´attenzione del governo. Una prima idea, saldare i conti offrendo in cambio titoli di Stato, sembra tramontata perché le imprese hanno bisogno di liquidità. L´altra, sempre richiamata dal ministro dello Sviluppo economico Passera, prevede un coinvolgimento delle banche e della Cassa depositi e prestiti per smaltire questo enorme arretrato. Per il professor Da Empoli, docente di economia a Roma Tre, potrebbe essere «una soluzione in cui le imprese si farebbero scontare i crediti dalle banche. Non per tutto l´importo, ogni 100 euro magari 97, che potrebbero diventare 98 o più proprio con l´intervento della Cassa». Operazione garantita dello Stato. I creditori perderebbero, ma finanziarsi in banca costa di più. Per il futuro ha promesso pagamenti in 60 giorni, come in Europa. Attese superiori a 8 mesi Più di otto imprese su dieci faticano a liquidare i fornitori - È il settore delle costruzioni il più colpito dai lunghi tempi di pagamento nella Pubblica amministrazione, che sono in costante aumento e che hanno raggiunto gli 8 mesi, con punte che superano i due anni. Le misure di contenimento della spesa, e in primo luogo i vincoli imposti dal Patto di Stabilità interna, sono la principale causa dei ritardi. Cui va aggiunta l´inefficienza delle amministrazioni e le vischiosità burocratiche, tanto che l´Ance, l´associazione dei costruttori, chiede un sistema di sanzioni più pesanti e il recepimento della direttiva europea che fissa i tempi di pagamento a 30 o 60 giorni. Nelle costruzioni il 2011 è stato un anno da dimenticare: 86 imprese su 100 stanno ancora aspettando i pagamenti da parte dello Stato e la situazione per 84 imprese su 100 sta peggiorando. I tempi più lunghi hanno costretto il 47 per cento delle imprese a rimandare il pagamento a fornitori e sub-appaltatori e quasi tutte a rivolgersi alla propria banca per far fronte al problema. Bloccati oltre 40 miliardi più penalizzate le regioni del Meridione - Sanità senza soldi e piena di debiti, che tarda a saldare. Gli Enti sanitari devono circa 40 miliardi ad aziende fornitrici di beni e servizi, imprese farmaceutiche e biomedicali. Una cifra imponente, che si è accumulata negli anni perché la sanità è lentissima a saldare i propri fornitori. La stima è della Cgia di Mestre, che sottolinea come vi sia un profondo squilibrio nella distribuzione territoriale dei mancati pagamenti. Circa il 70 per cento fa capo alle strutture ospedaliere del Centro-Sud, mentre il Nord è più virtuoso. Con l´avvento della crisi, l´allungamento dei tempi di incasso delle fatture emesse dalle aziende fornitrici è aumentato in quasi tutte le Regioni, con una punta di 234 giorni registrata in Calabria. Dal 2009 al 2011, solo sei regioni sono state capaci di ridurre i tempi: la Valle d´Aosta, il Trentino Alto Adige (-5 giorni), il Lazio (-9), la Lombardia (-13), la Basilicata (-48) e la Puglia (-92). A livello medio nazionale il dato ha raggiunto i 299 giorni. Solo aspettare il dovuto costa 10 miliardi l´anno di interessi sui prestiti - Imprese sotto stress per i ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione. Se le aziende della sanità e delle costruzioni sono i settori più colpiti, anche le utility, dall´energia alle telecomunicazioni, sono vittime di forti ritardi nei pagamenti delle bollette. Una situazione, quella italiana, che non ha eguali in Europa. I pagamenti della pubblica amministrazione vengono ormai onorati dopo 180 giorni (+52 giorni rispetto al 2009), con un ritardo medio, nei confronti dei termini contrattuali, di 90 giorni. A soffrire però sono soprattutto le piccole e medie imprese, che spesso devono ricorrere ai prestiti bancari, più costosi per loro e non sempre accessibili. Il mancato pagamento dei crediti costa alle imprese circa 10 miliardi l´anno, a cominciare dai finanziamenti che devono chiedere alle banche nell´attesa a tassi di interesse elevati. Se fosse lo Stato a finanziarsi lo potrebbe fare a costi ben più bassi, 2 miliardi, è stato stimato. Nel mercato paralizzato volano protesti e insolvenze anche tra i grandi gruppi - Nessuno paga nessuno. Non è solo lo Stato a non pagare i debiti con le imprese. Anche tra privati, secondo l´Osservatorio di Cerved Group, i tempi di pagamento sono diventati più lunghi. Nelle transazioni a soffrire di più sono le piccole e medie imprese anche perché i ritardi di pagamento imputabili alle grandi imprese hanno una frequenza doppia rispetto a quelli addebitabili alle Pmi, e anche la durata delle dilazioni è doppia nel caso dei pagamenti delle grandi imprese. Così, protesti e titoli contestati aumentano. Tra luglio e settembre scorsi è cresciuto sia il numero dei soggetti con almeno un protesto (+0,4%), sia l´importo complessivo dei titoli contestati (+6,8%). Nello stesso periodo è diminuito il numero di aziende che salda le fatture entro le scadenze concordate con i fornitori (al 40,8% dal 41,6% del secondo trimestre), mentre è aumentato quello delle società che pagano in ritardo (dal 5,9% al 6,3%), fenomeno che spesso sfocia in casi di insolvenza.