GLAUCO MAGGI, La Stampa 9/1/2012, 9 gennaio 2012
Se il leopardo attraversa il fiume sulla canoa - Si sa che i padroni di cani e gatti tendono ad essere molto faziosi nel vedere nelle proprie creature un’«intelligenza umana», fino a sfidare lo scetticismo dei loro amici quando raccontano di quanto Fido e Silvestro siano affettuosi, ubbidienti, capaci di rispondere agli ordini
Se il leopardo attraversa il fiume sulla canoa - Si sa che i padroni di cani e gatti tendono ad essere molto faziosi nel vedere nelle proprie creature un’«intelligenza umana», fino a sfidare lo scetticismo dei loro amici quando raccontano di quanto Fido e Silvestro siano affettuosi, ubbidienti, capaci di rispondere agli ordini. Ora hanno anche ricercatori seri al loro fianco nel valorizzare le qualità di reazione, e persino una «coscienza» attiva che accomunerebbe tutte le bestie, non solo quelle addomesticate o allenate per fare le evoluzioni al circo. Quando sono sotto stress, e la loro esistenza è a rischio, qualcosa di più alto dell’ovvio istinto di sopravvivenza guida i loro comportamenti, fino ad un’interazione sofisticata con quegli strani bipedi con i quali sono costretti a spartire il pianeta. I casi di performances «consapevoli» di animali selvaggi, si contano ormai migliaia. Lo ha raccontato in un servizio televisivo su ABC l’etologo Eugen Linden, presentando una serie di filmati con protagonisti d’eccezione, dai cani maculati delle pianure africane ai delfini dell’oceano, dai randagi della metropolitana di Mosca ai leopardi della giungla indiana. Tutto parte dalla progressiva «invasione» del territorio da parte degli umani, che ha costretto gli animali, un tempo padroni del campo, ad una convivenza ravvicinata. «Non sono addomesticati, si sono abituati a noi», dice una guida alla troupe di giornalisti sulle Land Rovers che affiancano un branco di cani selvaggi a caccia di cibo. Il ruggire dei motori e il gracchiare dei walkie-talkie altera il normale campo di battaglia con gli impala, i cui piccoli sono la vittima designata dei cani. E’ qui che scatta l’osservazione che non ti aspetti. I «wild dogs» hanno imparato a come «usare» gli umani che partecipano ai safari: infatti sembrano sfruttare le evoluzioni delle auto che li fiancheggiano mentre puntano alla preda, facendo della prima jeep del convoglio un ostacolo che rallenta la corsa del cucciolo di impala. Il resto è «normale» vita di branco: la vittima è smembrata in pochi secondi, i cuccioli hanno la loro parte ed anche i «vecchi», arrivati a cose ormai fatte, sono attesi ed accolti nel banchetto. Dall’Africa alla Russia dove i cani, randagi, si adattano a fare i pendolari. Dalle periferie, il loro habitat metropolitano «naturale», hanno imparato a prendere la metro e ad andare in centro. A centinaia, ogni giorno, scendono le scale, aspettano sulle piattaforme con gli altri passeggeri che arrivino le carrozze, e salgono e scendono alle fermate giuste. Uno studioso dell’Università moscovita di scienze naturali, che sta conducendo una ricerca sul fenomeno e ha accompagnato il giornalista di ABC che voleva verificare dal vivo il pendolarismo a quattro zampe, ha commentato semplicemente: «I cani sono piuttosto intelligenti». Pare che ormai riconoscano i nomi delle fermate agli altoparlanti, e scendono a quelle dove la folla è maggiore. E più ricche sono le chance di accostare gli umani «chiedendo» da mangiare. Alcuni lo fanno abbaiando e ci sono persone spaventate che chiedono «di fare qualcosa». Ma non c’è dubbio che, quanto a intelligenza, flessibilità ed adattabilità al contesto, i randagi di Mosca se la cavino benissimo. E non è questione di gioco di squadra. Il video del leopardo in una foresta dell’India, una volta incontaminata, documenta un caso di amore materno, e su questo ci sono altri migliaia di casi documentai di performance animali, ma si tratta anche di inaspettato «sfruttamento» dell’ uomo. Trovandosi con il suo cucciolo sulla sponda di un fiume che era sul punto di tracimare, la bestia ha indotto un uomo di una capanna non lontana dalla propria tana a raggiungere la sua canoa. La femmina di leopardo è salita sull’imbaracazione con la sua creatura, e poi ha poi rivolto la sguardo verso l’uomo, che era ancora a terra, come a dirgli «che cosa aspetti?». Qualche mese fa il balenottero impigliato in una rete di pescatori, salvato da un ambientalisa al largo delle coste californiane, era diventato un video ultra cliccato su YouTube: dopo che il soccorritore era riuscito a tagliare le maglie che lo imprigionavano, il cetaceo s’era esibito in una danza sull’acqua che aveva tutta l’aria d’ essere una forma di ringraziamento: l’ istinto pro-vita che sa persino soffermarsi su se stesso e ripagare anche l’umano chi ti ha aiutato Ora si aggiunge l’aneddoto dei delfini che, allievi di evoluzioni, salvano il maestro umano, quindi fallibile, da una brutta figura. E’ accaduto alle Hawaii, dove una coppia di delfini, con eccezionale sangue freddo e una buona dose di complicità, hanno finito lo spettacolo aiutando la loro allenatrice, che aveva sbagliato a fare la sua parte, a salvare la faccia.