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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

Ma quanto piace a Monti andare in tv - Questo articolo non vuole essere polemico. Non ce l’abbiamo col professor Mario Monti, ma non possiamo trascurare il premier Mario Monti da cui dipende un vi­sto­so e rapido cambiamento di co­stume in Italia

Ma quanto piace a Monti andare in tv - Questo articolo non vuole essere polemico. Non ce l’abbiamo col professor Mario Monti, ma non possiamo trascurare il premier Mario Monti da cui dipende un vi­sto­so e rapido cambiamento di co­stume in Italia. Ieri sera il presi­dente del Consiglio, come molti avranno visto, è stato ospite su Rai 3 di un programma intitolato Che tempo che fa , condotto da Fa­bio Fazio, uno che sa stare al mon­do. L’evento era stato assai pubbli­cizzato, quindi presumiamo che sia stato seguito da molti telespet­t­atori ansiosi di capire dove ci por­terà il governo cosiddetto tecnico. Ma non è questo il punto. Ci domandiamo piuttosto per quale motivo l’invito rivolto da Fazio a Monti non abbia suscitato alcuna pro­testa delle stesse persone- praticamente l’inte­ra sinistra- che si erano stracciate le vesti, poco più di un mese fa, quando analogo invito era stato fatto al bocconiano da Bruno Vespa, tito­lare della storica trasmissione Porta a porta. In quella circostanza sia il giornalista sia il suo ospite furono bersagliati da critiche pesanti. Il docente, in particolare, se ne sentì dire di ogni colore, quasi che al capo dell’esecutivo fosse vietato parlare agli italiani attraverso il video. Non solo. Qualcuno, irritato da quel tipo di comparsata, aveva insinuato che il salotto di Vespa non fosse il luogo idoneo a un premier di alto profilo, essendo stato varie volte profa­nato da Silvio Berlusconi. Per almeno una setti­mana il coro dei censori non smise di strapaz­zare il numero uno di Palazzo Chigi, il quale poi,durante la diretta,ebbe l’opportunità di ri­spondere a parecchi quesiti e soprattutto di fa­re qualsiasi digressione. In sostanza non ac­cadde nulla di spiacevole e l’anfitrione si rivelò come di consueto all’altezza della situazione: Bruno non sarà un ardito col coltello fra i denti davanti alle telecamere, ma le sue interviste e il suo stile garbato sono apprezzati dai telespet­tatori, come dimostra l’intramontabilità del talk show in onda dal 1996 su Rai 1. Quando si è saputo che Monti si sarebbe re­cato nello studio gestito da Fazio, nessuno ha però fiatato, nessuno ha battuto ciglio in segno di disapprovazione. Perché? Forse Che tempo che fa è un tempio della verità, mentre Porta a porta uno scantinato dove si cucinano e si som­ministrano balle agli ignari e sprovveduti tele­spettatori? Tutto è possibile. Ma ai nostri oc­chi, pur disincantati perché ne hanno viste di ogni sorta, entrambi i programmi paiono ri­spettabili, per cui non comprendiamo la diver­sa considerazione nella quale sono tenuti. Od­dio, è noto che Rai 1 è giudicata filogovernativa e che Rai 3, viceversa, è per tradizione una rete poco ortodossa, massì, di sinistra. Ciò non do­vrebbe costituire di per sé una discriminante a favore o contro le due emittenti, eppure, stan­do ai fatti, bisogna concludere che per una cer­ta parte dell’ambiente politico e dell’informa­zione Fazio, pur provenendo dallo spettacolo, sarebbe più affidabile di Vespa che vanta mez­zo secolo di onorata militanza giornalistica in Rai. Alla fine anche in questo caso trionfa il pre­giudizio consolidatosi negli anni: tutto quanto in qualche maniera è riconducibile alla sfera berlusconiana (nella quale con una forzatura viene incluso Porta a porta ) è da respingere o addirittura demonizzare. Il resto è accettabile. Se poi reca il marchietto progressista, allora è ammesso senza discussioni, meritevole di lo­di a prescindere. Così si spiega perché è bene che Monti vada da Fazio ed è male se va da Ve­spa. Al premier piace apparire in tivù. Se c’è in giro una telecamera ne è attratto. L’ultima sua conferenza stampa, dopo l’approvazione del­la manovra, trasmessa da Rai 1 in diretta, è du­rata quanto la quaresima, ha sforato i tempi prestabiliti, essendosi protratta per più di due ore, costringendo alla resa l’incombente Tg1 . Incredibile. Egli non disdegna neanche la carta stampa­ta: le sue interviste sui giornali ormai sono una rubrica fissa, come il bollettino meteorologi­co. Bisogna farsene una ragione:non c’è quoti­diano che non gli dedichi frasi elogiative, «sog­getto, predicato verbale, complimento». L’esatto contrario del trattamento riservato al Cavaliere: «soggetto, predicato carnale, com­patimento ».Ma attenzione:l’esercito dei gior­nalisti antiberlusconiani, vinto il nemico, per­de ascolti e lettori. Qualcuno sta già pensando di suicidarsi gettandosi dalle antenne di Me­diaset.