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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

Haiti, due anni dopo il futuro è dei bimbi - Sono le 16.35 del 12 gennaio 2010, una scossa di oltre sette gradi di magnitudo fa tremare Haiti per 35 interminabili secondi

Haiti, due anni dopo il futuro è dei bimbi - Sono le 16.35 del 12 gennaio 2010, una scossa di oltre sette gradi di magnitudo fa tremare Haiti per 35 interminabili secondi. I morti sono 230 mila, 1,5 milioni di persone rimangono senza casa. Il cuore di tenebra caraibico è devastato, a terminare l’opera saranno mesi dopo le alluvioni e l’epidemia di colera che causa altre 6.800 vittime. L’emergenza incide sulla crisi politica che termina nel 2011 con l’elezione del presidente-musicista Michel Martelly. Il mondo, dopo un lungo oblio, riscopre Haiti, un Paese piegato dalla sua storia, ed ora anche dalla natura. La gara di solidarietà è senza precedenti, e una pioggia di aiuti provenienti da tutto il Pianeta investe, spesso confusamente, il Paese: l’Onu lancia la campagna «Build back better», ricostruire meglio di prima. A due anni di distanza a che punto è la ricostruzione materiale e sociale di Haiti? Circa 2,38 miliardi di dollari sono stati spesi in 24 mesi, e 4 miliardi sbloccati nel 2011, onorando il 43% degli impegni. Altrettanti o forse di più sono incagliati tra gli ingranaggi burocratici che rallentano l’aiuto di governi, agenzie e Ong. Circa 550 mila persone vivono ancora in tendopoli o strutture di primo soccorso, e non più del 50% delle macerie è stato rimosso. A due anni di distanza il terremoto è una ferita ancora aperta ed i segni evidenti sui corpi e nelle menti della gente. «Build back better» per alcuni è però ancora un sogno a portata di mano. Sono i bambini, i più indifesi, le vittime più vittime, quelle che chi ha vissuto l’anno buio di Haiti ricorda rannicchiati nelle tendopoli con una mano tesa, o disidratati su un letto di ospedale a combattere contro il colera. Gli haitiani tra 0 e 18 anni sono 4,316 milioni, i più indifesi ed esposti a malattie, sciagure e al reclutamento delle bande che controllano le baraccopoli di Citè du Soleil. «Ci sono segnali chiari di progresso sui giovanissimi, per quanto riguarda, salute, alimentazione, educazione e protezione», spiega l’Unicef nel rapporto «Children of Haiti: two years after». L’agenzia Onu grazie alla sua opera costante sul territorio, e ai 351 milioni di dollari raccolti in 24 mesi, da sola o in partnership, ha aiutato oltre 750 mila piccoli haitiani a tornare a scuola, 80 mila dei quali studiano oggi in 193 strutture semipermanenti. Oltre 15 mila bambini in stato di malnutrizione hanno ricevuto trattamenti di recupero nell’ambito di 314 programmi targati Unicef grazie a iniziative come la «Fondefh», ovvero a sostegno delle famiglie. Nel campo della «protezione del fanciullo» sono state rafforzate le linee guida istituzionali per le tutele dei minori con l’inquadramento di 650 centri di assistenza in un registro ad hoc e l’iscrizione di 13.400 bambini. «Sono le prove di tante piccole vittorie, sebbene permangano lacune nella governance» del Paese, spiega Francoise Gruloos-Ackermans, rappresentante Unicef ad Haiti. Vittorie che coprono i principali campi di azione e che vanno dalle nuove iniziative volute da Martelly per l’istruzione gratuita e il rafforzamento delle strutture scolastiche, la prevenzione e la cura delle malattie endemiche come il colera ma anche Hiv. Ci sono poi le misure di tutela, l’adeguamento alle norme internazionali, con la firma della Convenzione dell’Aia sull’adozione, l’agevolazione alla riunificazione familiare, con 2.770 bimbi tornati tra le braccia dei loro cari, una stretta sul traffico dei minori, in particolare per le adozioni illegali e il fenomeno dello schiavismo conosciuto come «Restavek». «Certo è un lavoro enorme, la parte facile è alle nostre spalle, ora arriva quella difficile», dice Renold Telford, ministro dell’Educazione haitiano. Il rapporto Unicef individua una serie di priorità immediate, come i 24 milioni di dollari necessari nel 2012 a far fronte ad azioni immediate per salute, alimentazione, educazione e tutela. Ma anche obiettivi di lungo termine come l’attuazione di riforme, la riduzione del cuneo sociale, e la partecipazione dei cittadini nella vita politica del Paese. Imperativi categorici, avverte Gruloos-Ackermans: «Abbiamo un’opportunità unica, invertire il corso della storia dopo decenni di degrado e dittature degli approfittatori» che hanno dilaniato il cuore di tenebra caraibico.