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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

Cotto e mangiato. Ma come Dio comanda - Lo chef è in assoluto il nume­ro uno: finalmente si può davve­ro mangiare da Dio

Cotto e mangiato. Ma come Dio comanda - Lo chef è in assoluto il nume­ro uno: finalmente si può davve­ro mangiare da Dio. Finora lo co­noscevamo tutti più che altro per l’ultima cena, un’occasione un po’ particolare, troppo parti­colare per lasciarsi andare con la fantasia: pane e vino, ingredien­ti essenziali per il piatto comun­que più gustoso e salutare che uomo abbia mai escogitato. Oltre a questa portata, di sapo­re veramente trascendentale, sul piano strettamente culinario c’è però ben altro. Aromi e deli­zie di tradizione antichissima, che hanno nutrito profeti e pre­scelti, popoli e tribù, di genera­zione in generazione. Questo ri­storante da Dio offre il menù più prestigioso di sempre: cibi e ri­cette scritti direttamente su car­te sacre. Ora, dopo un minuzio­so lavoro di ricerca e di sistema­zione, due seguaci si sono incari­cati di affiancare ai testi fonda­mentali della religione cattolica anche un piccolo volume in alle­gato, Edizioni San Paolo, 174 pa­gine, 18 euro, dal titolo succulen­to: «A tavola con Abramo». Nei venti capitoli s’incontra­no sessanta ricette ricavate dalla Bibbia e ricostruite nel modo più fedele, sia nella scelta degli ingredienti, sia nei metodi di cot­tura. Le ricette sono accompa­g­nate da trattazioni di natura sto­rica e filologica, nonché da una fotografia del piatto realizzato. Si procede come in un nuovo viaggio biblico, questa volta pas­san­do da un’era all’altra dell’ali­mentazione, sempre guidati dai grandi nomi della fede. Dai tempi di Mosè, la guida se­gnala lo stracotto di pollo e legu­mi, le cipolle al forno, l’agnello al­la griglia, le quaglie al modo del deserto, il pane dolce alla man­na, la focaccia della consacrazio­ne. Quanto a Davide, piatti forti le quaglie ripiene della promessa, i fichi stufati, la ricotta fritta dol­ce, il latte profumato, lo stufato di agnello e lenticchie, il carrè di capretto al profumo di alloro, la schiacciata di fichi, la suprema di oca alla verza, il cervo alle me­le, la faraona profumata. Quando è Elia a fare da guida, segnalati la schiacciata di carne e verdure, la crema di zucca, la fo­caccia di fichi freschi e mandor­­le, la frittata di cipollotti, l’insala­ta di orzo e frutta, l’insalata di ver­dure allo yogurt… Questo ed altro ancora, anche se qui personalmente mi ferme­rei, perché s’è già fatta una certa ora e diventa sempre più difficile continuare senza farmi prende­re dalle insidie della gola. Ag­giungerei soltanto un doveroso omaggio all’ultimo capitolo, trat­to dai Vangeli, al tempo di Gesù. Carne sotto sale, pesce di lago al­­la griglia, trota alla cannella, per­sico alle cipolle, pane d’orzo: queste alcune delle soluzioni proposte in chiusura. E così sia. Certo gli autori don Andrea Ciucci, biblista della Diocesi di Milano, e Paolo Sartor, teologo insegnante all’Istituto Superio­re di Scienze Religiose, sempre di Milano, si esporranno alle bas­se insinuazioni di sempre, e per­ché banalizzano, e perché com­mercializzano, e perché volga­rizzano, e magari perché addirit­tura dissacrano. Una volta tanto eviterei di sprecare spazio e tem­po per­queste discussioni in pun­ta di salotto, limitandomi a resta­re in cucina. La Bibbia è da sem­pre libro di idee e di rivelazioni, ma anche di storie, di persone, di vita comune. Estrapolarne gli aromi più gustosi forse non ha nulla di santo e di mistico, ma si­curamente umanizza e comun­que avvicina. Questi piatti non hanno biso­gno di stelle gastronomiche, per­ché si portano già dietro i grandi misteri di un intero universo. Prendiamolo allora semplice­mente per quello che è, un bel li­bro di cucina. Non di una cucina etnica o vegetariana, slow o fast, macrobiotica o ayurvedica, co­me ci siamo abituati nel tempo a spizzicare a seconda delle mode e delle tendenze. Questa è una cucina particolare, che sa davve­ro di qualcosa: non solo di spezie ed erbette, ma di storia totale dell’uomo. Io, senza voler sembrare inva­dente, mi permetto di dare un consiglio disinteressato: un oc­chio di riguardo per l’ultimo chef del libro, un naif capelluto e un po’ anarcoide, nativo di Bet­lemme, ma cresciuto alla scuola di Nazareth. Gli basta niente per inventarsi creazioni divine. Una volta, con qualche avanzo di pe­sce arrosto e del pane secco, ha messo a tavola una moltitudine di gente. Quella volta, non si è le­vata una sola lamentela.