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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

ASTEMI MA SEXY: ROMNEY PUNTA SUI FIGLI —

Sono i quattro aedi personali del favorito. Moschettieri pettinati e senz’armi, cantano e difendono una storia che è anche la loro. Fotogenici e garbati, hanno gli stessi zigomi alti e la mascella squadrata del genitore. Tagg «the smart», l’intelligente; Matt «the cool», il figo; Josh «the dreamer», il sognatore e Craig «the funny one», il simpatico, sono i figli di Mitt Romney, candidato repubblicano alla Casa Bianca che dopo la vittoria nei caucus dell’Iowa, domani sera potrebbe già ipotecare nel New Hampshire l’investitura conservatrice per sfidare il presidente Obama a novembre.
Nella grande celebrazione della democrazia americana, che ogni quattro anni va in scena nei cinquanta Stati dell’Unione, la famiglia gioca un ruolo cruciale nel definire l’immagine che gli aspiranti alla presidenza vogliono offrire al Paese. La discendenza soprattutto serve spesso a bilanciare o correggere percezioni consolidate del candidato. Nel 2008, fu Meghan McCain a caricarsi l’ingrato compito di dare una verniciata giovanilista e high-tech all’anziano genitore, scrivendo di cibo e moda in campagna elettorale nel suo sito «McCain Blogette».
Fu il battesimo del fuoco sulla scena nazionale anche per i ragazzi di Mitt Romney, alla sua prima, sfortunata corsa per la nomination repubblicana. Allora erano cinque, c’era anche Ben, che quest’anno ha preferito defilarsi. Ma il loro blog, «Five Brothers», dove raccontavano avventure in campagna elettorale a bordo della lussuosa Mitt Mobile, fece cilecca: troppo perfetti, troppo corretti, troppo finti, proprio come il padre.
Il tempo ha portato giudizio. Tagg ora ha 41 anni, Matt 40, Josh 36 e Craig 30. Sono tutti sposati e hanno figli. La Mitt Mobile è sparita. Piuttosto che seguire il padre, i giovani Romney agiscono da «surrogates», cioè fanno campagna per lui separatamente, salvo essergli accanto nei momenti fatali come la scorsa settimana nella notte dell’Iowa. E al posto del blog, in tema con lo Zeitgeist, hanno scoperto la concisione di Twitter. Raccontando piccoli rituali familiari, come il consumo di frullati al cioccolato mentre aspettano i risultati elettorali. E rivelando anche una vena autoironica: «Io sono quello brutto in mezzo», ha «twittato» Josh l’altro giorno, commentando una foto in cui appare tra il padre e un senatore repubblicano.
Finta modestia, viene di dire. Quando a Des Moines sono andati alla Valley High School per ascoltare Ron Paul, il candidato anarco-libertario popolare fra i giovani conservatori, i quattro Romney gli hanno involontariamente rubato la scena: un sondaggio lampo di Yahoo News tra le decine di ragazze presenti in sala li ha consacrati yummy (deliziosi) e incoronato Craig il «più sexy».
Biografie immacolate, le loro. Educati secondo i principi della fede di famiglia, i giovani Romney hanno tutti fatto esperienze di missionari mormoni. Per trovare un atto di ribellione, bisogna risalire a quando Tagg guidò l’auto del padre senza il suo permesso, per andare a prendere un gelato con gli amici dopo una festa da ballo in parrocchia: investì un’altra macchina in un parcheggio e per pagare i danni lavorò tutta l’estate. E sembra scritto nel Dna dinastico che nel destino di almeno uno di loro ci sia il servizio pubblico: prima del padre in Massachusetts, infatti, il nonno George W. Romney fu governatore del Michigan. «Per decidere chi sarà, faremo a braccio di ferro», ha detto Craig in un’intervista.
Non sempre, comunque, nel loro sforzo di umanizzare l’immagine troppo metallica di Mitt Romney, i nostri centrano il bersaglio. Giorni fa Matt ha dovuto usare Twitter per scusarsi di una pessima battuta: alla domanda su quando il padre renderà pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, cosa che ha sempre rifiutato, il ragazzo ha risposto che lo farà quando Barack Obama pubblicherà il suo certificato di nascita. Come se la trasparenza fiscale e una menzogna già da tempo smascherata (quella che il presidente non sia nato in America) fossero la stessa cosa. Tagg, Matt, Josh e Craig hanno sicuramente il vantaggio mediatico del candidato di testa, tanto più sancito dai due ultimi dibattiti fra gli aspiranti repubblicani, svoltisi sabato sera e ieri mattina qui in New Hampshire, dove Mitt Romney ha fatto partita a sé. Ma la palma del glamour familiare nel fronte conservatore spetta alle «Huntsman Daughters» e al loro seguitissimo e leggerissimo profilo su Twitter: @Jon2012Girls.
Mary Anne, 26 anni; Abby, 25 e Liddy, 23, sono le tre graziose figlie di John Huntsman, ex ambasciatore in Cina, il più moderato tra i repubblicani, che al voto di domani ha legato tutte le residue speranze di una campagna fin qui senza qualità. Anche gli Huntsman sono mormoni. Ma a differenza dei Romney, tutti astemi, le ragazze ammettono di concedersi spesso qualche calice di vino o un cocktail a base di gin e liquore di sambuco. «Cerchiamo di dare ai nostri coetanei un’idea di com’è la vita in una campagna elettorale», spiega Abby. E che l’avvenenza dei rivali non le lasci indifferenti, lo dice anche l’invito, lanciato via Twitter, a Tagg Romney a fare un pizza party insieme: «…tu porti la Diet Coke». Occorre dirlo? Quelli hanno rifiutato.
Paolo Valentino