Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

Il presidente del Consiglio è andato ieri sera da Fazio, accettando di buon grado la regola tv che, per tenerti incollato alla sedia, ti mette per ultimo se sei il più importasnte, e lasciando quindi che prima di lui venissero intervistati Luca Mercalli e Laura Pausini

Il presidente del Consiglio è andato ieri sera da Fazio, accettando di buon grado la regola tv che, per tenerti incollato alla sedia, ti mette per ultimo se sei il più importasnte, e lasciando quindi che prima di lui venissero intervistati Luca Mercalli e Laura Pausini. Quando è arrivato il momento, il premier si è mostrato disteso, sorridente e, al solito, di spirito assai sottile. Fazio – come a suo tempo Vespa – non lo ha minimamente messo in difficoltà.

Novità?

Non ci sono novità particolari rispetto a quello che si sapeva e che abbiamo scritto persino noi. Fazio ha chiesto a un certo punto: l’Iva in ottobre aumenterà davvero? E Monti ha risposto con un lungo discorso, al termine del quale il conduttore ha esclamato: «Non ho capito se l’Iva aumenterà o no». E Monti: «E fa bene a non aver capito!». Altra questione, che ormai gli viene posta regolarmente: si candiderà l’anno prossimo?, e anche qui il capo del governo ha risposto senza in fondo rispondere: «Vedo altri valori nella vita». Terzo problema: l’euro rischia di saltare sul serio? Monti ha risposto che l’euro è forte, come mostra anche il cambio sul dollaro, e che il vero problema sono gli squilibri tra un paese e l’altro all’interno dell’area, non ultima tra le ragioni che impediscono al continente di muoversi all’unisono. Quarta questione: l’evasione fiscale. Monti ha ribadito il suo giudizio positivo sull’operazione Cortina (Fazio gli aveva fatto una domanda specifica), ammonendo però a non disprezzare la ricchezza che è invece un valore. «Lotta senza quartiere agli evasori e ai profitti dei monopolisti o dei cartelli che traggono artificialmente vantaggi da accordi segreti per i quali in America si va in galera». Agli attacchi del centro-destra su questo punto non ha risposto. Verso la fine dell’intervista ha detto che i politici, per via del discredito in cui sono caduti, gli fanno persino un po’ pena (e si augura, comunque, di fargli recuperare consensi). Quarta questione, che resta sempre aperta e con la quale Fazio ha esordito nella conversazione: ci sarà o no un’altra manovra? L’Italia è stata messa in sicurezza oppure no? Monti: «Spero che possiamo star tranquilli. La tranquillità nelle cose l’abbiamo raggiunta con l’operazione di consolidamento dei conti dello stato italiano che il governo ha proposto, il parlamento ha approvato e gli italiani hanno molto responsabilmente accettato. S’è trattato di un’operazione molto grossa, che ha permesso di conseguire l’obiettivo, indicato dal precedente governo, di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Nelle prossime settimane vi saranno altre operazioni di politica economica, che avranno però lo scopo di far crescere il paese, di dare spazio alla concorrenza».

Le liberalizzazioni.

Una parola che al premier non piace per via di quel tanto di ideologismo che contiene. Monti ha spiegato con grande chiarezza che ogni categoria, in Italia più che altrove, sta chiusa in una specie di roccaforte e lucra ogni vantaggio possibile per quelli che dentro la roccaforte ci stanno, lasciando tutti i danni a chi è rimasto fuori. «Come i partiti, uscendo dall’epoca del confronto più aspro, stanno procedendo a un disarmo multilaterale, così le corporazioni (il premier a un certo punto ha proprio usato questa parola pericolosissima) devono concordemente accettare di smantellare i muri che le hanno protette fino ad oggi, favorendo la concorrenza e la creazione di posti di lavoro per i più giovani». A questo punto è stato ribadito il messaggio politicamente più significativo, quello dell’urgenza: dobbiamo presentarci all’Eurogruppo del 23 gennaio con un «primo pacchetto di decisioni».

• I sindacati, sul tema del lavoro, non intendono farsi ricattare dal trucco della fretta.

Monti ha raccontato che il primo ministro francese Fillon non voleva credere al fatto che la riforma delle pensioni fosse già legge. Quando Monti glielo ha confermato, ha risposto: «Ma lo dica a Sarkozy, per favore. Il presidente è convinto che si tratti solo di una proposta, mi ha detto: “Ma figurati se gli italiani hanno già fatto una legge”».

Ai sindacati la cosa non è andata giù.

Sui temi del lavoro, il premier ha ripetuto che il suo governo intende procedere a una «modernizzazione del mercato, senza l’intenzione di dividere i sindacati, ma senza dogmi». Obiettivo finale: riformando alcuni aspetti del nostro sistema, costruendo un nuovo tipo di ammortizzatori sociali, creare più occupazione. «Occupazione vera, non sussidiata dal bilancio pubblico». Una frase detta quasi di passata, ma di fondamentale importanza (e poco gradita di sicuro a Cgil, Cisl e Uil). A proposito ha negato con forza, quando Fazio (sbagliando) l’ha detto, che il governo «abbia posto la questione dell’articolo 18».

Sulla Germania?

«Mi sforzerò di convincere la signora Merkel e l’opinione pubblica tedesca che l’Italia è ben lungi dal tenere comportamenti irresponsabili. La maturità con cui tutti, sindacati compresi, hanno accolto, pur malvolentieri, provvedimenti tanto duri ne è la prova. Mostrerò inoltre alla signora Merkel quanti benefici la Germania trae dall’integrazione europea, dal mercato unico e dall’euro. Via via che i singoli paesi danno prova di recuperata virtù, è giusto che quelle decisione che prendiamo in Europa siano tali da dissipare qualsiasi dubbio sulla solidità della moneta unica».

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 9 gennaio 2012]