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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

«IL MIO SUCCESSORE SOLO DOPO IL 2015»

Il collocamento in Borsa di Chrysler tra la fine di quest’anno e inizio 2013; la fusione con Fiat solo dopo il 2015, quando Sergio Marchionne potrebbe anche passare la mano a favore di un nuovo top manager («Servono almeno tre anni per preparare la successione»); infine la conferma dell’obiettivo indicato da tempo: 6 milioni di vetture prodotte entro il 2014. Otto mesi dopo aver rimborsato interamente il prestito ottenuto dal governo Usa e a pochi giorni dall’annuncio che la quota azionaria di Chrysler in mano a Fiat è ormai oltre il 58%, Marchionne fa il punto sull’alleanza Torino-Detroit. E traccia le linee di sviluppo, precisando tempi e modi di un percorso definito fino a questo momento sostanzialmente rispettato.
Il numero uno operativo di Fiat e Chrysler sceglie il «Detroit Free Press», un quotidiano diffuso nella capitale americana dell’auto, in concomitanza con l’apertura del motor show. Quest’anno l’evento segna una svolta: l’uscita dalla crisi dei tre costruttori americani, tutti ormai con i conti risanati (la Ford ha addirittura annunciato il ritorno al dividendo). Ebbene, il rilancio di Chrysler, la più piccola delle tre, è opera proprio di Marchionne. Al quale il giornale di Detroit dedica la copertina con un titolo entusiastico («Il generale senza paura di Chrysler»), che forse si collega alla definizione che lo stesso Marchionne dà del proprio ufficio americano, la stanza 4e, che lui chiama «campo di battaglia», dotato di tutte le più sofisticate tecnologie di comunicazione e di una macchina per l’espresso. E dove lui, accanito consumatore di sigarette, ha stabilito che si può fumare, facendo della stanza una piccola oasi nel quartier generale.
Se il piano sarà rispettato, rileva il giornale, Marchionne passerà alla storia come l’uomo che in meno di dieci anni ha risanato ben due case automobilistiche: Fiat prima e Chrysler poi. Certo, il cammino non è privo di ostacoli. Il collocamento in Borsa, per esempio, potrà essere portato a termine solo dopo aver valutato la quota ancora di proprietà del sindacato, intestata alla finanziaria Veba. Il negoziato è già avviato, ma occorrerà un accordo entro fine anno.
Ci sono poi le incognite sul prodotto. Marchionne spiega che sarà difficile mantenere i ritmi di vendita degli ultimi mesi, dato che quest’anno è previsto il lancio di un solo prodotto nuovo, il Dodge Dart. «Le cose importanti — spiega — arriveranno solo nel 2013». Ma precisa anche che «la maggior parte delle scelte industriali è alle nostre spalle» e che «il peggio è passato: ora è centrale l’esecuzione dei piani». C’è poi il caso della 500. Il lancio negli Usa è definito dal quotidiano di Detroit addirittura «un fiasco». Marchionne riconosce che le cose non sono andate nel verso giusto (la manager responsabile è stata sostituita), ma spiega che è dipeso dall’aver anticipato di un anno lo sbarco sul mercato Usa. I ritardi nei permessi e nell’ammodernamento degli autosaloni hanno fatto slittare a fine 2011 l’apertura di molti punti vendita. Ma delle 50 mila vetture Fiat 500 previste, ne sono state vendute lo scorso anno solo 26.294. Ma c’è anche la crisi in Europa. Ed è questo, per Marchionne, «il vero problema con cui io e il mio team dovremo confrontarci».
Giacomo Ferrari