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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

Yoga, il mito si incrina "Non fidatevi, fa male" – C´è il praticante alle prime armi che subisce il "colpo della strega" alla schiena, per una "posizione triangolo", e resta bloccato a letto per settimane

Yoga, il mito si incrina "Non fidatevi, fa male" – C´è il praticante alle prime armi che subisce il "colpo della strega" alla schiena, per una "posizione triangolo", e resta bloccato a letto per settimane. C´è anche il sedicente guru che si procura una lacerazione al tendine di Achille, facendo il "cane a testa in giù". È un esercito di vittime di una sindrome nuova: gli incidenti di yoga. L´allarme viene dagli Stati Uniti, lo lancia un´autorità nella materia. Glenn Black, guru da 40 anni, allievo del grande maestro indiano B. K. S. Iyengar di cui seguì i corsi a Pune, si è convinto che «la maggioranza delle persone che stanno praticando yoga non sono adatte, farebbero meglio a smettere». Un giudizio durissimo, suffragato da statistiche inquietanti. Nei reparti di pronto soccorso degli ospedali americani, cresce il numero di ricoverati che arrivano trasportati in ambulanza direttamente da un corso di yoga: i primi 13 casi si verificarono nel 2000, poi venti nel 2001, poi 46 nel 2002, da un decennio il trend è un raddoppio ogni anno. E questi numeri ancora relativamente piccoli non devono ingannare, perché la maggioranza degli infortunati non vanno in ospedale bensì cercano aiuto da un fisioterapeuta, un chinesiterapista o un chiropratico. Una ricerca della facoltà di medicina alla Columbia University di New York censisce un bilancio ben più alto: 231 lesioni alla schiena, 219 alle spalle, 174 ai ginocchi, 110 al collo. Un´ecatombe? Il tema finora è stato quasi un tabù. È un soggetto delicato, per non dire scabroso, in quella nuova "tribù" mondiale che sono i praticanti di yoga. La convinzione che lo yoga abbia virtù quasi miracolose, per raggiungere l´equilibrio psico-fisico, la forma perfetta e la pace interiore, sta assumendo le caratteristiche di una religione. Essendo un "praticante" posso scrivere senza auto-censure. Da tempo ho avvertito segnali in contro-tendenza, che smentivano le certezze più diffuse. Per esempio, a New York ho un maestro con seri acciacchi a rotule e menisco. E una guru donna per settimane ha avuto una caviglia fuori uso. Non che li credessi dei supermen, invulnerabili e infrangibili, ma lo yoga non avrebbe dovuto proteggerli? I più bravi dei miei maestri, peraltro, mi hanno colpito per la loro prudenza: tante raccomandazioni prima di cominciare le posizioni a testa in giù, avvertimenti sui rischi per il collo. Da uno dei miei guru, Tom, ho appreso la triste notizia che stando a testa in giù si accentuano i rischi per chi è soggetto a glaucoma (nel mio caso una probabilità ereditaria elevata). Ora il tabù viene infranto da un libro: "The Science of Yoga: Risks and Rewards", frutto delle inchieste di un "confratello" di yoga, William Broad, che ne ha pubblicato un´anticipazione sul magazine del New York Times. Le foto che accompagnano l´articolo sono scherzose, i contenuti no. Broad, pur continuando a praticare lo yoga, spezza l´omertà e porta alla luce un´impressionante mole di studi sui danni della disciplina. Alcuni sono usciti sulle più importanti riviste mediche, il Journal of the American Medical Association e il British Medical Journal. Altri hanno trovato ospitalità perfino sul "nostro" organo ufficiale, lo Yoga Journal, il cui esperto sanitario Timothy McCall ha iniziato una crociata contro l´uso dissennato dello yoga. Il problema, infatti, non è lo yoga: siamo noi. Le ragioni per cui l´esercito delle sue vittime cresce di anno in anno, sono tre. Al primo posto c´è la contraddizione fra il nostro stile di vita - le giornate di lavoro seduti a una scrivania, curvi al computer - e una pratica nata in India in epoche in cui la gente stava normalmente inginocchiata, accovacciata, in pose "naturali" da cui sono derivati molti esercizi di yoga. Secondo: lo yoga è diventato una moda di massa, solo negli Stati Uniti i suoi adepti sono quintuplicati in un decennio balzando da 4 milioni nel 2001 a 20 milioni oggi. La diffusione di massa ha avvicinato a questa disciplina un numero crescente di persone inadatte, con problemi fisici pregressi, fragilità palesi o nascoste. La massificazione porta anche a uno scadimento nella qualità dei maestri: alcuni sono dilettanti allo sbaraglio, attratti dal business che moltiplica palestre specializzate in ogni metropoli d´America. Al terzo posto viene lo "scontro di civiltà", che si verifica quando una disciplina indiana attecchisce in una cultura individualista e competitiva. «Uno dei problemi è l´ego - conferma Black - lo yoga dovrebbe insegnarci a ridimensionare il nostro ego, invece in troppe scuole americane lo vedo spinto agli estremi, in uno sforzo di realizzare performance sempre più avanzate». Se lo stretching dei tendini diventa un´ossessione, o quando il peso del corpo infierisce senza cautela sulle vertebre cervicali, l´incidente è dietro l´angolo. La direttrice dello Yoga Journal, Kaitlin Quistgaard, conferma il pericolo: «Ho sperimentato sulla mia pelle sia le virtù terapeutiche dello yoga, sia i danni che può fare». Black conclude: «Dovrebbero praticarlo solo persone in ottima forma. Oppure va esercitato a scopi terapeutici, ma sotto una sorveglianza accurata e competente».