FABIO POLETTI, La Stampa 9/1/2012, 9 gennaio 2012
“Gli italiani in Engadina? Siete i russi del Sud” - La transumanza verso Sud va avanti tutto il giorno
“Gli italiani in Engadina? Siete i russi del Sud” - La transumanza verso Sud va avanti tutto il giorno. Una mandria rigorosamente con targa italiana di suv, 4x4, superberline con gomme da neve e station wagon catenate, torna a casa dopo aver salito vette inimmaginabili di bottiglie magnum e disceso piste immacolate alla faccia della crisi, del fisco, di Monti e una volta pure di Tremonti. «Qui ci siete solo voi e i russi. E voi siete i russi del Sud», ammicca il venditore di castagne in pieno centro, che rifila marroni allo stesso prezzo dei tartufi. A Sankt Moritz i russi si riconoscono dalla mise - tute con il logo bianco blu e rosso che avvolgono pupe assai appariscenti - gli italiani dal telefonino. «Aho Peppe, vai da Hanselmann che se magna bene...», urla in romanesco stretto uno, mentre la figlia - nipotina? parente alla lontana? altro? va di autoscatto davanti al bar di ghiaccio griffato Laurent Perrier in faccia all’hotel Metropole. Giusto di fronte alle impalcature luccicanti di un palazzo coming soon, dove sorgerà l’ennesima banca, chiamata Top private banking tanto per non smentirsi. Massì facciamoci riconoscere che noi italiani a Sankt Moritz siamo di casa e assai benvoluti. Alla Engadin-rem, agenzia immobiliare in pieno centro appena sentono parlare italiano si sdilinquiscono. In vetrina ci sono le offerte degli appartamenti: tre camere fanno 1 milione e 800 mila franchi svizzeri, più o meno 1 milione e 600 mila euro. Le sistemazioni più grandi non hanno prezzo, nel senso che c’è scritto «trattativa riservata». Al bar all’angolo dicono che si fa la fila per avere un posto letto. E i primi della fila sono sempre gli italiani, davanti ai soliti russi. Il bar all’angolo tanto per farci sentire più a casa si chiama Pavarotti. Offre ampia varietà di ostriche e champagne. Le prime deve essere mica facile portarle fino a qui oltre il passo del Maloia. Per i grandi crus millesimati invece ci vuole con tutta probabilità un leasing o un finanziamento. Eppure dovunque ti giri senti parlare italiano, con esotiche venature milanesi e pure romanesco. Pure a voce alta che qui non c’è nemmeno da nascondersi: mica siamo a Cortina dove gli 007 del fisco fanno le pulci ai turisti monoreddito ma graditi ospiti negli alberghi pluristellati. A fare un giro al parcheggio del Kulm o del Kempinski, gli hotel a cinque stelle cinque categoria lusso tutti sold out da Natale all’Epifania, le targhe delle auto sono in larga maggioranza italiana. Impossibiloe sapere chi siano i proprietari dal personale degli hotel, che custodiscono questi segreti come se fosse la combinazione di una blindatissima cassetta di sicurezza. Si sa che a Sankt Moritz era di casa l’Avvocato, Maurizio Gucci è pure sepolto qui, Silvio Berlusconi aveva una Chesa tipica. Ed è bastato che Mario Monti venisse ad una riunione del gruppo di Bilderberg a Sankt Moritz l’estate scorsa per giurare che pure lui è di casa. Ma quelli che fanno numero, sono i signori nessuno che nessuno conosce. A volte nemmeno il fisco. Al Corvatsch dove si scia tutto l’anno ci vanno con l’abbonamento open. Quando stanno in paese, tanto per farli sentire più a casa, non hanno che da scegliere tra le mille offerte più o meno made in Italy: dal Caffè spettacolo che ha per logo un improbabile Colosseo alla pizzeria La Stalla dove fanno pure la Margherita ma nel menù c’è di meglio, molto di meglio. Di sicuro mica ha ragione Daniela Santanchè quando qualche giorno fa si lamentava che i troppi controlli del fisco a Cortina avrebbero, fatto scappare tutti a Sankt Moritz. Gli italiani in Engadina si sentono a casa loro da sempre. Al massimo a ingrossare le fila ci sono i russi che dopo aver peregrinato per mezza Europa adesso scelgono la quiete delle Alpi svizzere. Vladimir è uno di loro. In tuta mimetica dopo sci - una mise che fa tanto Cecenia - luma insieme ad Irina, algida bionda assai scenografica, le vetrine scintillanti di Prada, Brunello Cucinelli, Chopard, Luis Vuitton. A sentire che c’è un giornalista, fa la faccia da schifo ma poi scambia due parole: «Fino a due anni fa andavo a sciare a Madonna di Campiglio. Adesso vengo qui. Da San Pietroburgo arrivo in aereo fino a Zurigo poi in auto. Qui è più tranquillo che in Italia. Le piste sono belle. E poi sono vicino ai miei affari». Fiocchi di neve e affari. Piste straordinarie e banche. A Sankt Moritz c’è tutto ciò che piace anche agli italiani che nuotano nell’oro e nell’ombra. Pure il cameriere del ristorante Steffani che serve ai tavoli con un sorriso e canticchia: «Meno male che Silvio c’è». Silvio non c’è più ma qui non se ne sono mica accorti. Per altri trenta chilometri fino al confine, c’è l’illusione di essere ancora nel paese di Bengodi. L’ultima sosta è alla Esso di Stampa dove si fa il pieno che costa meno, prima di tornare in Italia e iniziare a lamentarsi della crisi e delle tasse.