Fiorenza Sarzanono, Corriere della Sera 09/01/2012, 9 gennaio 2012
DAL CELLULARE AI VIDEO, COSI’ LI HANNO SCOPERTI. SI CERCA ANCHE LA TALPA — È
stato il confronto tra una foto segnaletica custodita negli archivi e l’immagine di un volto impresso nel video della telecamera di sorveglianza di una banca a fornire la prova regina sul delitto di Torpignattara. Due giorni dopo l’uccisione del commerciante cinese Zhou Zeng e della sua figlioletta Joy i carabinieri conoscevano l’identità dei due assassini grazie all’incrocio degli elementi ottenuti con le verifiche sul posto e le analisi effettuate dagli specialisti del Ris. E in quel momento è cominciata la corsa contro il tempo per cercare di fermare la loro fuga. Un’indagine che potrà dirsi conclusa soltanto quando i due finiranno in manette. E quando sarà stata individuata anche la persona che avrebbe fornito loro dettagli preziosi sulle abitudini di Zeng, informandoli che quella sera avrebbe avuto con sé un borsello pieno di soldi.
Il telefonino
Si torna dunque a mercoledì sera quando, subito dopo il delitto, si capisce che i due rapinatori hanno rubato pure il cellulare della vittima. Vengono attivati i sistemi per captare i segnali di quel telefonino e le tracce portano a circa due chilometri dal luogo dell’agguato, in una baraccopoli dove vivono numerosi extracomunitari, ma anche stranieri che arrivano dai Paesi dell’est. Case diroccate e abitazioni di lamiera vengono sgomberate e perquisite, sono decine gli interrogatori effettuati. Polizia, carabinieri e vigili del Fuoco battono la zona e in un anfratto trovano la borsa rubata a Zeng con dentro circa 16mila euro. Nessuno immaginava che l’uomo avesse con sé tanti soldi, è un particolare che anche sua moglie Liyan — unica vera testimone dell’omicidio — non aveva rivelato. Accanto alla borsa c’è un maglione sporco di sangue, gli esami dei Ris cominciano da qui.
I Dna
Le analisi consentono di isolare una traccia «pulita» e alcune tracce miste di Dna. Effettivamente uno dei rapinatori potrebbe essersi ferito con il taglierino che ha utilizzato per strappare la borsa a Liyan mentre la donna cercava di resistere e il marito tentava una disperata difesa. Non esiste una banca dati del codice genetico, dunque non si possono far corrispondere a un’identità. Serviranno per le comparazioni quando saranno effettuati eventuali arresti, mentre la svolta può arrivare dalle impronte digitali. I primi esami però sono negativi, su questi reperti non c’è nulla di utile. Appare probabile che gli aggressori abbiano utilizzato i guanti.
Lo scooter
Mentre il Ris continua la ricerca, i colleghi del Comando provinciale battono a tappeto il quartiere e alla fine arriva la soffiata decisiva per rintracciare il motorino utilizzato dai due marocchini. È un Sh 300 rubato a Roma circa tre mesi fa, secondo la versione ufficiale, i due l’hanno lasciato poco distante dalla baraccopoli, vicino hanno abbandonato anche i caschi. Si torna al Ris e questa volta gli esami fanno centro. Sulla plastica è rimasta impressa l’impronta di un dito. Il risultato viene inserito nel cervellone, questione di attimi e accade ciò che nessuno poteva sperare. Perché quell’impronta è già schedata, appartiene a un marocchino che ha precedenti penali. Nell’archivio c’è anche la sua foto segnaletica.
Il video
Vicino al luogo del ritrovamento del motorino c’è una banca, i carabinieri hanno acquisito tutti i filmati della sera dell’agguato e del giorno successivo. Si sono concentrati su quello che ritrae due stranieri che passano davanti a volto scoperto e con in mano una borsa perché appare identica a quella rubata alla coppia cinese. È necessario effettuare un esame comparato perché l’impronta potrebbe essere stata lasciata sul casco da qualcuno che non c’entra nulla con l’agguato. Si tratta di materiale rubato, passato di mano più volte tra chi frequenta la baraccopoli. Il rischio di uno scambio di persona è altissimo, è necessario approfondire ogni dettaglio. È la mossa che si rivela determinante. Perché la faccia del video combacia perfettamente con la foto segnaletica e dunque l’uomo dell’impronta è proprio l’assassino. Numerosi testimoni raccontano che gira sempre con quello più giovane che lo segue anche nel filmato. Evidentemente sono passati davanti alla telecamera mentre andavano a disfarsi del bottino, prima di mettersi in fuga. Hanno due giorni di vantaggio sugli investigatori, ma quando muore un bambino anche la malavita si attiva. Sembra difficile che riescano a farla franca.
Fiorenza Sarzanini