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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

Basta gabbie: la gallina ritorna ruspante - Il nuovo anno potrebbe portare novità positive per le galline: dal primo gennaio infat­ti in virtù di una direttiva europea del ’99, do­vrebbe arrivare lo stop agli allevamenti inten­sivi in batteria, quelle anguste gabbie di rete metallica dove le galline ovaiole vengono con­­finate: «uno spazio di soli 550 centimetri qua­­drati, meno di un foglio di carta A4» ha denun­ciato più volte la Lega antivivisezione

Basta gabbie: la gallina ritorna ruspante - Il nuovo anno potrebbe portare novità positive per le galline: dal primo gennaio infat­ti in virtù di una direttiva europea del ’99, do­vrebbe arrivare lo stop agli allevamenti inten­sivi in batteria, quelle anguste gabbie di rete metallica dove le galline ovaiole vengono con­­finate: «uno spazio di soli 550 centimetri qua­­drati, meno di un foglio di carta A4» ha denun­ciato più volte la Lega antivivisezione. L’Italia però non si contraddistingue per il buon esempio. Almeno per ora. È infatti il Regno Unito che sta facendo da apripista aderendo alla direttiva mentre gli altri Paesi, compreso il nostro, stanno a guardare. In Italia l’applicazione della norma sareb­be una rivoluzione da grandi cifre: secondo i dati di Una (Unione nazionale avicoltura) il cambiamento interesserebbe 55 milioni di galline ovaiole (il 9,2% del pollame naziona­le) e 4.970 allevamenti italiani. Ma ci sono resi­stenze e per ora gli allevatori nicchiano: per questo la Lav ha scritto al ministro delle Politi­che agricole Mario Catania: il timore è che l’emendamento alla Legge Comunitaria pre­senta­to dal governo sulla commercializzazio­ne delle uova comporti «la non sanzionabilità di molte violazioni nella filiera ovaiola (dall’al­levamento alla vendita), la cancellazione del­­l’aggravante per i soggetti che ripetono le vio­lazioni, e una sanatoria per le diciture facolta­tive in contrasto col Regolamento sulla eti­chettatura delle uova». Secondo una stima di Una, in Italia nel 2010 sono state prodotte 12 miliardi e 834 milioni di uova, per un valore, quantifica Assalzoo, di 1.150 milioni di euro. Il nostro consumo pro­capite è di 210 uova. Il 68%circa delle galline ovaiole allevate nel­­l’Ue, stima la Lav, se rinchiuse nelle gabbie da batteria vive pochissimo, circa un anno. E la natura altamente restrittiva di queste gabbie non consente modelli di comportamento equilibrati come la ricerca del foraggio, la co­va delle uova, o la ricerca del cibo sul terreno. Insomma i polli sarebbero stressatissimi. Nelle gabbie di batteria gli animali inoltre sono esposti a luce artificiale che altera il ciclo giorno-notte, il pavimento in rete provoca spesso lesioni ai piedi e unghie delle galline che manifestano anche fragilità delle ossa, spiega ancora la Lav. Perciò la direttiva che mette al bando le gabbie da batteria rappre­senta secondo la Lav «una vittoria storica per il movimento animalista» anche se sottolinea che l’enorme miglioramento delle condizio­ni di vita degli animali è ancora minacciato dal ritardo sul bando dell’allevamento in bat­teria. Il controcanto arriva però da parte Assal­zoo, l’associazione nazionale fra i produttori di Alimenti Zootecnici, secondo cui «tra le uo­va prodotte da galline, allevate al chiuso o a ter­ra, e tutte comunque alimentate con mangi­mi, non c’è alcuna differenza di qualità nutriti­ve ». Una sostanziale equivalenza di prodotto che sarebbe anche stata confermata su Poul­try Science dagli studiosi americani del «De­partment of Poultry Science» della North Ca­rolina State University.