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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

COME SI CELEBRA UN BUON MAESTRO

Eco è scrittore "per caso". Il travolgente successo de Il nome della rosa, scritto per gioco, o per sfida, come quasi tutto il resto, sorprese lui per primo, che pensava che se ne sarebbero vendute 3mila copie. Il suo vero sogno a quell’epoca era di scrivere «un libro fondamentale di estetica del riso» cercando «in tutti i modi di non pubblicarlo, così che si sarebbero fatte molte tesi di laurea su quel libro fantasma». Ma se non è uno scrittore, allora che cos’è Eco? Altre definizioni, anche se un po’ pompose, credo non gli dispiacciano affatto: filosofo, semiologo, medioevista, linguista, enciclopedista, professore universitario, direttore editoriale, brillantissimo saggista e conferenziere, animatore del Gruppo ’63, del Dams, delle facoltà di Scienza della comunicazione e di Libertà e Giustizia, eccetera, eccetera; e, prima di tutto ciò, giovanissimo autore Rai. Eco è tutto questo, ma a lui credo si attagli anche una definizione più sintetica e pregnante. Eco è, innanzitutto, un maestro. Anzi, un "buon maestro" come ce ne sono pochi: di quelli in grado di salvare vite umane.
Dico sul serio. Quante "vite" ha salvato per esempio un libro, uscito nel 1977 e scritto nel momento di massimo spaesamento di un’università divenuta velocemente da super elitaria a ultra massificata, intitolato Come si fa una tesi di laurea? Io credo moltissime. Allora, e oggi forse ancora di più, l’università e la scuola in generale insegnavano ben poco. Quel libro pieno di arguzia, umorismo, e – soprattutto – di consigli pratici che scendevano fin nei particolari più "infimi" e minuti (punteggiatura, abbreviazioni, margini, spazi...), fu un vero salvagente per molti di quegli studenti derelitti che, non provenendo da una famiglia colta con genitori laureati, vagavano in aule strapiene in cerca di un senso da dare alla propria esistenza oltre che al proprio curriculum studiorum. E questo non è certo il solo libro di Eco a essere efficace, pratico, salvifico. Direi che tutti lo sono. Prendete Costruire il nemico, testé uscito per Bompiani, che parla in modo divertente e istruttivo di un tema serissimo, attuale e profondo (cosa passa per la testa a chi agisce costantemente nella logica amico-nemico?), oppure un altro "scritto occasionale" ivi raccolto, che ci spiega come si produce il "rumore" che nei mass media di oggi nasconde le notizie vere. Vi ritroverete quel misto di umorismo, spirito pratico, giocosità e volontà pedagogica che già si manifestavano nel Diario minimo del 1963. Nel Secondo diario minimo, poi, c’è addirittura una sezione di «Istruzioni per l’uso»: si tratta di Bustine di Minerva reintitolate in Come fare l’indiano, Come si viaggia con un salmone, Come scegliere un mestiere redditizio, Come si usano i puntini di sospensione... Fino al quasi tautologico: Come si seguono le istruzioni.
Eco scrive spesso anche di morale. E allora più che mai rivela di essere un buon maestro. In realtà, pare sia sempre animato da una motivazione etica, anche quando non lo dice, e pare che questa in fondo sia la sua vera vocazione, così come il suo pregio maggiore è quello di tenerla nascosta. Il che significa che a Eco raramente succede di cadere nel moralismo. E se proprio gli capita, riesce con abilità funambolesca a risollevarsi in un secondo. Anche le sue "prediche" sono aeree, ironiche, indirette, benché "fare la morale" gli piaccia almeno quanto inventare parodie, giochi linguistici e scherzi di ogni genere. Ma anche i suoi giochi linguistici e le sue composizioni dal sapore ouplepiano con cui ci delizia da sempre (vedi i "proverbi strutturalisti" dell’Anonimo ginevrino pubblicati qui a fianco) cos’altro sono se non "istruzioni per l’uso", costruite per il nostro diletto – oltre che per il suo – e per il nostro apprendimento?
Grazie Umberto, sei il maestro colto e giocherellone che noi tutti avremmo voluto avere.