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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

In fuga dall’Italia Habtamu sceglie la sua voglia d’Africa - Ha un sogno: tornare nella sua terra d’origine, l’Etiopia, ritrovare il fratello maggiore e aiutare la sua gente

In fuga dall’Italia Habtamu sceglie la sua voglia d’Africa - Ha un sogno: tornare nella sua terra d’origine, l’Etiopia, ritrovare il fratello maggiore e aiutare la sua gente. Per questo, Habtamu, 13 anni, sta facendo al contrario il viaggio della speranza di tanti suoi connazionali: lui sulla nave ci vuole salire per andare in Africa. Quattro anni fa, è stato adottato da una famiglia milanese, gli Scacchi, di Paderno Dugnano. Il padre ha una casa sul lago d’Orta, a Pettenasco: qui, mercoledì pomeriggio, Habtamu ha preso il treno per Novara, lo ha chiamato dal cellulare per salutarlo, poi via verso Sud, per raggiungere un porto da cui imbarcarsi. Con sé il ragazzo ha uno zainetto, un piumino blu, una felpa verde, pantaloni beige e meno di venti euro in tasca. Il resto lo ha speso per acquistare un biglietto chilometrico lunedì pomeriggio alla tabaccheria del paese. In Italia è arrivato insieme al fratello Asmè, di dieci anni: hanno due caratteri opposti. Tanto Asmè, che frequenta la quinta elementare, è socievole, estroverso, giocherellone, quanto Habtamu è serio, riflessivo. Il nonno paterno, Luigi Scacchi, che abita a Orta San Giulio, a pochi chilometri da Pettenasco, lo descrive come una specie di padre putativo di Asmè: «Lo segue con grande responsabilità, gli dice quello che deve fare, lo corregge». Lui è così, è molto più maturo della sua età, una precocità deriva dalle esperienze difficilissime della sua infanzia in Etiopia. In Africa ha perso i genitori, uccisi in guerra, ha sofferto le conseguenze del conflitto ed è finito col fratellino in un centro di accoglienza: un’organizzazione internazionale ha aiutato Marco Scacchi e Giulia Clementi a portarlo nel Milanese. A Paderno Dugnano, alla scuola «Allende», pensano che abbia difficoltà con l’italiano e lo iscrivono alla quarta elementare, ma Habtamu è tenace, intelligente, si applica a studiare la nuova lingua tanto che a metà anno la scuola decide di fargli fare quarta e quinta. Adesso è in seconda media: prende ottimi voti, frequenta il gruppo scout del paese, ed è un bravo sportivo. «Quando eravamo sul lago, a Pettenasco - dice la mamma -, Habtamu usciva e si faceva l’anello attorno alla collina, sino al paese. È un podista molto bravo, gli piace correre». Corre, nuota, pratica l’atletica e tutte le mattine va a scuola in bicicletta: in quattro anni si è perfettamente integrato, compagni e insegnanti gli vogliono bene. Ma nel suo cuore c’è la nostalgia dell’Africa, il pensiero del fratello e dei parenti lontani, l’angoscia per una terra che soffre. Ne parla con i genitori adottivi, dice che il suo desiderio è quello di fare un viaggio in Etiopia e non è un semplice sogno da ragazzo. «Abbiamo sempre affrontato questo argomento con serenità - ricorda il papà Marco -: con Habtamu c’era un dialogo aperto». Il giovane scrive dell’Africa nei suoi temi, ne parla con un sacerdote amico a Paderno, e incomincia a pensare che il viaggio oltremare non è impossibile. L’occasione la offrono le feste di Natale: con le mance dei nonni si compra il biglietto, prende il treno e non si fa più sentire. Per quattro giorni viene setacciato tutto il lago, anche con gli elicotteri. I cani «molecolari», quelli che fiutano le tracce più piccole, sentono il suo odore fino alla stazione ferroviaria di Pettenasco: lì si fermano. Il segnale del suo cellulare viene intercettato l’altra mattina alle 11: la cella telefonica è quella di Caserta, forse Habtamu viaggia sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. I carabinieri lo stanno cercando in tutta Italia, hanno allertato i porti, ma da 48 ore il telefonino è spento. Ieri i genitori hanno lanciato un appello, raccolto via Twitter anche da Michelle Hunziker: «Temiamo stia correndo gravi rischi nel tentativo di imbarcarsi clandestinamente per il Nord Africa. Chi lo vede informi subito i carabinieri, prima che possa accadergli qualcosa di grave», è l’appello disperato dei genitori.