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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

«Un diritto fumare», la Spagna contro Rajoy - Sulle sigarette, il grigio Rajoy ha avuto un sussulto

«Un diritto fumare», la Spagna contro Rajoy - Sulle sigarette, il grigio Rajoy ha avuto un sussulto. Una botta di coraggio. Etichettato senza appel­lo dal primo giorno della sua disce­sa in campo, Rajoy è stato eletto perché incarna l’idea dell’uomo normale, di Pontevedera, Galizia. Dunque di provincia. Eppure, Ma­riano ha mostrato audacia. Subi­to dopo la vittoria, una sua frase dall’aria sibillina ha riacceso spe­ranze di vecchi tabagisti e attirato le più feroci critiche dei salutisti. «Si potrebbe ripensare - ha azzar­dato- ad una formula per i fumato­ri che si vedono vietare ogni luogo pubblico».Mai nessun altro politi­co aveva mai osato tanto. Da anni ormai il fumo è diventato un tema scomodo da trattare. Dopo le cam­pagne anti fumo, difficile ormai sottovalutare le malattie che ne derivano. Per i politici l’atteggia­mento­nei confronti del fumo è di­ventata una questione di opportu­nità. Sanno che l’esempio fa mol­to. Evitano accuratamente di mo­st­rarsi in pubblico con una sigaret­ta in mano, e se pizzicati svicolano sull’argomento. Improponibile difendere i fumatori. Ormai politi­camente scorretto. Impopolare. Rajoy se ne frega. Parla da fumato­re. Ha mostrato un volto scono­sciuto, onesto e anticonformista. Leader di un ritrovato pensiero li­berale, impegnato nella lotta con­t­ro la discriminazione del fumato­re, Rajoy ha fatto breccia. Ha stupi­t­o e commosso vecchi tabagisti di­menticati agli angoli dei ristoran­ti. «Io credo che le soluzioni estre­me non vadano bene. So che la maggior parte della gente è contra­ria a questa legge che proibisce di fumare in ogni luogo pubblico». Coraggio da leoni in tempi saluti­sti. Il fuoco delle polemiche è arri­vato da entrambi gli schieramen­ti. Anche il suo partito ha preso le distanze da tali dichiarazioni av­ventate. «Il governo- si è affrettato a dichiarare un portavoce del mi­nistero della Sanità- non farà nes­sun passo indietro sulla legge anti tabacco del 2005». Mariano Rajoy è solo. Anche il presidente degli Stati Uniti Obama sa quanto può esse­re dannoso fumare, specie se da­vanti alle telecamere. Nel 2009 è stato l’unico fumatore confesso nella processione di personaggi che anelano alla Casa Bianca - ha dovuto promettere di buttare le si­garette nella spazzatura della sto­ria della repubblica americana, fondata proprio da un uomo che aveva fatto fortuna coltivando ta­bacco, George Washington. Ma il fumo, oltre che alla salute, oggi nuoce gravemente all’immagine pubblica. E la sua è sempre stata quella del perfetto salutista che agli hamburger preferisce le insa­late, al gelato la frutta, al vino il te verde.E poi quell’imperdonabile, stonatissima debolezza per le siga­rette. Ufficialmente ha smesso, co­m­e già aveva promesso prima del­la campagna elettorale a moglie e figlia. Poi un gola profonda demo­cratica aveva smentito: «Quando è molto nervoso non si trattiene, si strappa il cerotto cutaneo che aiu­ta a vincere la d­ipendenza da nico­tina e si accende una sigaretta, tal­volta due, quando è furioso tre». Pettegolezzo da non sottovaluta­re in un Paese che contro il fumo si impegna da anni in una vera cro­ciata. Oggi avere un presidente fu­matore non è ammissibile. Nep­pure l’opzione di accendere una cicca di nascosto, come Clinton che usciva di notte sulla balcona­ta interna della Casa Bianca quan­do la moglie non c’era per accen­dersi un sigaro, o come si dice fac­cia tuttora Laura Bush, con le sue sigarettine sottili da signora, è più disponibile. Un Presidente che emana puzza di fumo è imperdo­nabile. Per questo i suoi consiglie­ri lo hanno spinto a fare uno spot contro il fumo. «Affinché il popolo americano viva più a lungo e più fe­lice ». L’ultimo fumatore ufficiale di sigarette nello Studio Ovale, è stato Dwight Ike Eisenhower, che morì a 79 anni senza avere mai ri­nunciato alle Lucky Strike. Rajoy lotta da solo.