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 2012  gennaio 09 Lunedì calendario

RICORDATEVI DI UNIFICARE LE FESTE

L’Unione Europea, per chi non lo sappia, ha consigliato al l’Italia, per risparmiare e accelerare il pareggio di bilancio, di riunire a Natale tutte le feste dell’anno; in attesa di riunire anche tutte le domeniche in un’unica grande domenica che cadrà pure lei di Natale. Nella mia città l’abbiamo fatto, anche se non è ancora obbligatorio, e abbiamo festeggiato insieme Natale, Pasqua, i Morti, il 25 aprile, Primo Maggio, Capodanno e Ferragosto. È riuscita una bellissima festa, molto intensa e concentrata, che abbatterà i costi passivi della collettività. Prima di tutto c’era in piazza un grande uovo di cioccolata con su scritto buona Pasqua agli uomini di buona volontà, ma così adorno di festoni d’oro e d’argento, e di palline multicolori che era anche come un albero di Natale classico. Una befana intanto calava dal cielo appesa a una gru; ha ruotato come un satellite attorno all’uovo di Pasqua mentre la gente eccitata gridava «befana befana», finché le ruote si son fatte più strette ed è atterrata in mezzo al Presepe come fosse la stella che guida i Re Magi; portava un sacco pieno di doni per i bimbi buoni, però erano doni ecosostenibili, e per i cattivi carbone, che però era gas metano, che bruciando non lascia scorie né polveri sottili.
Intanto si è messo a nevicare; l’uovo era punteggiato di lumini, i quali però erano lumini da morto, che venivano direttamente dal cimitero, come se fossero venuti i morti in persona; che infatti erano stati informati delle nuove direttive europee in materia di festività, come mi ha spiegato un funzionario dell’ufficio Cimiteri e Decessi: «Abbiamo messo un avviso al cimitero che il due novembre è spostato a Natale». E per la verità devo dire che le fiammelle sembravano contente di passare anche loro il Natale in famiglia, ardevano con una certa allegria, e non con la mestizia dei lumini da morto quando stanno da soli e dimenticati al cimitero. I parenti, le vedove eccetera guardavano con soddisfazione i lumini e si stringevano tutti attorno all’uovo di Pasqua; molti di loro erano in maschera per i festeggiamenti di giovedì grasso, e per quanto potevano cercavano di coinvolgere i defunti nel carnevale; i quali però non reagivano, anche se non si può dire che fossero scontenti; erano credo disorientati perché non avvezzi allo spread e agli attacchi alla moneta europea da parte dei mercati finanziari; però continuavano ad ardere, e qualcuno s’intuiva che ardeva con un certo risparmio per contenere il disavanzo.
Intanto attorno impazzava il Carnevale, coriandoli, maschere, canti, «...tu scendi dalle stelle o re del cielo...», cui rispondeva un gruppo di partigiani «...e vieni in una grotta al freddo e al gelo» sull’aria di Bella ciao, come si fa in genere il 25 aprile. I partigiani erano in tenuta da spiaggia, essendo inoltre Ferragosto; la pubblica amministrazione aveva allestito un grande Presepe che appariva però come la spiaggia del mare in agosto, l’aveva protetto con dei teli di plastica e delle lampade a infrarossi, con un costo enormemente minore dei grandi esodi per le vacanze marine, e a zero impatto ambientale. I partigiani se ne stavano sulle sdraio o sulla sabbia artificiale, le partigiane altrettanto, ed è stato tale il successo che non c’era un centimetro di spazio libero, la stessa calca di grande soddisfazione del 15 agosto. Intanto nevicava sui lavoratori che celebravano il primo maggio; nevicava sulle loro mani callose e irte, nevicava sui loro spirti, supini; mentre accanto al grande uovo di Pasqua c’era un palco con un sindacalista che teneva il comizio, l’eterno comizio liturgico; di tanto in tanto scoppiavano applausi, ecco allora che la parola passava all’arcivescovo per la festa del santo patrono, si alternavano con perfetto equilibrio, come esempio di pari opportunità, e poiché ciascuno di loro occupava metà del tempo a disposizione, si riduceva l’emissione di anidride carbonica che si emette col fiato, che come si sa nei comizi e derivati è elevata.
E quando l’arcivescovo si è messo a cantare «tantum ergo sacramentum veneremur cernui», anche il sindacalista gli è andato dietro, con parole diverse ma la stessa melodia, risparmiando sul consumo mentale; poi è partito il corteo, in testa le reliquie del santo, molte suore della Casa dei Bisognosi, poi le bandiere delle delegazioni di fabbrica, l’arcivescovo e il sindacalista sulla stessa auto scoperta, spinta a mano dagli Orfanelli e dai quadri triconfederali per non inquinare. Al corteo partecipavano molte maschere e qualche carro allegorico, da cui tiravano arance, però arance scadute, che quindi non costituivano spreco, e le tiravano dentro i cassonetti della spazzatura, seguendo le norme Ue e il dettato di una delibera municipale che vieta lo smaltimento di frutta avariata al di fuori degli appositi contenitori; chi tirava mandarini, mapo, clementine o pompelmi aveva un cassonetto differenziato.
Mai un corteo sindacale o una processione per il patrono è stata più allegra, in quanto era difficile distinguere chi era in maschera, chi a volto scoperto, chi sindacalista, chi prete, arciprete, onorevole, carmelitano o semplice credente del popolo. Poi si aggiunsero i partigiani coi labari, e tutte le vecchiette vestite di nero e i parenti in visita ai loro defunti, i quali defunti restano sempre per l’Unione europea un ottimo esempio di risparmio energetico, e la soluzione più razionale per il problema dell’età pensionabile; cioè se si andasse in pensione il due novembre e quel giorno stesso si defungesse, si realizzerebbe un immenso risparmio, parte del quale potrebbe andare in lumini gratis per tutti in tutta l’Unione europea per un anno. Ma è una proposta ancora allo studio.
Il corteo ha girato attorno all’uovo di Pasqua, mentre alcuni zampognari suonavano la cornamusa e la gente comune si scambiava regali (ma è un regalo riciclabile che si può continuamente ri-regalare); poi infine sono volati i tappi dello spumante, «buon fine anno!», «buon principio!», tutti si sono baciati, «buona Pasqua... Natale... vacanze... scarpe rotte eppur si deve andar», e si è dato fuoco all’uovo di Pasqua che in realtà era di sughero leggero con trattamento antiparticolato; dalle sue ceneri, per significare l’anno nuovo, è uscito un ovetto piccino, di cioccolato, era cioccolato purissimo, ma non c’era scritto, essendo vietato dall’Unione europea; l’ha alzato l’arcivescovo, come una reliquia del tempo passato, che nessuno è riuscito a vedere.
Si dirà che son stati depressi i consumi e dunque la crescita. Questo è vero; ma con l’accorpamento delle domeniche in una sola domenica, si pensa di realizzare un tale ingorgo di macchine, della durata di 24 ore, con tamponamenti, motori fusi, auto giù dai cavalcavia, liti, colpi di crick sull’auto reciproca, esasperazioni, divorzi, abbandono di minori e di anziani eccetera, che si rilancerà il settore auto e crescerà l’indotto di avvocati, badanti, commercianti, carri attrezzi, componentistica, pubblicità eccetera, in vista della domenica dell’anno dopo.