Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Con il bambino di 22 mesi morto l’altra notte a Firenze e con il giovane di 18 anni spirato a Castellammare di Stabia quasi nello stesso momento, ci si chiede se si debba lanciare un allarme rosso per la meningite oppure no.
• Lei che dice?
Dico di no, e lo dico basandomi sulla statistica resa nota dal Comitato Nazionale contro la Meningite: è normale che ogni anno in Italia si ammalino di meninigite un migliaio di persone. Ed è nelle medie che l’8-14% di queste muoia. Vale e dire tra gli 80 e i 140 infettati. La concentrazione di casi negli ultimi mesi, specie in Toscana, ha dato l’impressione di un picco. Ma se si guarda ai numeri, siamo nella norma e non c’è da gridare a chi sa quale epidemia. Il che non significa che non si debba far di tutto per diminuire il numero di casi e di morti.
• Diamo conto degli ultimi eventi.
Il bambino di Porcari (Lucca), 22 mesi, non era vaccinato. La febbre, il mal di pancia fortissimo, hanno indotto la famiglia a portarlo di corsa al Meyer di Firenze. L’infezione da meningococco C, a causa di una sepsi, s’era diffusa in tutto il corpo. Non c’è stato niente da fare. L’altra vittima del male è un diciottenne di Agerola, in provincia di Napoli, di anni 18. Ricoverato al San Leonardo di Castellammare di Stabia, sottoposto a esami alla cui analisi hanno contribuito anche i medici del Cotugno di Napoli, ha dovuto cedere all’aggressione della neisseria meningitidis
, altro nome per il solito, maledetto meningocosso. C’è poi il caso della peruviana di Chiavari (Genova) che s’è sentita mali il giorno di Natale ed è ricoverata con prognosi riservata al San Martino di Genova. Ricorderà poi l’insegnante di matematica di Roma, che era stata in aula a insegnare fino a giovedì scorso, e che è stata colta dalle febbri e poi dalla morte il giorno di Santo Stefano. I parenti, gli amici e insomma tutte le persone che hanno incontrato le persone colpite dal meningococco negli ultimi giorni sono sottoposti alla procedura di profilassi antibiotica prevista in questi casi, procedura che serve a ostacolare il diffondersi della malattia. Il rimedio consigliato da tutti è la vaccinazione, che non garantisce al cento per cento dal contagioo ma ne limita le probabilità. Così s’è fatto per esempio in Toscana.
• Come si spiega che in Toscana il problema è così grave?
Sembra che il focolaio sia stato acceso nel 2012 dalla nave da crociera Msc Orchestra. Attraccò a Livorno e aveva a bordo quattro casi: un indonesiano, un lavapiatti pakistano, un brasiliano e un italiano di 47 anni che era quello che stava peggio. Si praticò la profilassi a tutti e tremila passeggeri, tra cui c’erano 600 bambini. La maggior parte dei casi riguarda infatti bambini con meno di 4 anni. A bordo l’aveva portata un’americana del Tennessee che s’era curato il mal di schiena con un farmaco a base di corticosteroidi e questo farmaco s’era contaminato con il batterio aspergillus in un laboratorio del Massachussets. Negli Stati Uniti la malattia s’era diffusa in nove stati, aveva mandato all’ospedale 91 persone e ne aveva uccise nove. In Toscana, dal 2015 a oggi, il meningococco ha ucci 61 persone, 31 l’anno scorso e 30 quest’anno.
• Come se prende la meningite?
A distanza ravvicinata, non più di due metri, per via aerea. Pericolosissimi i luoghi chiusi, come le discoteche. I giovani, e i bambini, sono più esposti dei grandi. Esistono poi i portatori sani. alla Statale di Milano, sono morte due studentesse di chimica, Flavia Roncalli e Alessandra Covezzi, che sono state molto probabilmente contagiate e uccise, nel giro di quattro mesi, da un portatore sano, che non sa tra l’altro di essere un portatore sano. Per sicurezza si sono vaccinate 140 persone tra allievi e docenti.
• Lo abbiamo già spiegato, ricordiamo tuttavia in che consiste questa malattia.
Non è neanche una malattia, ma una grave complicazione provocata da un insieme di infezioni. Schematicamente: si tratta di un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello. Febbre, mal di testa, nausea, vomito, rigidità alla nuca. Il tempo di incubazione varia da 2 a 10 giorni, ma nella grande maggioranza dei casi è di 3-4 giorni. Il guaio è che si può confondere con l’influenza e questo fa tante volte ritardare il ricorso al medico e alle cure. Se non ci si cura, si muore una volta su due. Ma, anche curandosi, 5 o 10 volte su cento si finisce all’altro mondo. C’è un buon 20 per cento di casi in cui non si muore, ma si sopportano gravi conseguenze neurologiche. L’andamento della malattia è questo: entro 12 ore dall’infezione mani e piedi diventano freddi, le gambe fanno male in un modo che non è normale, la pelle cambia colore. Dopo 13-22 ore la nuca si irrigidisce, arriva un violento mal di testa. Si sviene, non si sopporta la luce. Arrivare dal medico in tempo è essenziale. La media dei morti da meningite fa vedere che il malato arriva in genere dal dottore alla diciannovesima ora. Anche se i casi sono pochi, l’effetto sociale è assai ampio. D’altra parte le ricerche possono essere finanziate solo dallo Stato, perché il basso numero dei malati rende poco remunerativo il commercio dei farmaci relativi.
(leggi)