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 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

La paura svuota l’ospedale della coppia killer

A poco più di un mese dagli arresti dell’anestesista Leonardo Cazzaniga e dell’infermiera Laura Taroni, entrambi in cella poiché sospettati di aver deliberatamente causato la morte di diversi pazienti in corsia – per ora sono indagati per cinque decessi, ma i magistrati stanno facendo accertamenti su molti altri, dopo gli esposti dei parenti – all’ospedale di Saronno si percepisce un’atmosfera di false e artificiose ostentazioni. Tutti, dai dipendenti ai visitatori, sembrano disperatamente impegnati nel tentativo di esibire distacco, freddezza, tranquillità. Far finta, insomma, che non sia successo nulla o quasi, nel tentativo di cancellare una macchia che rischia di rimanere indelebile. D’altro canto, basta scambiare due chiacchiere con chi nell’ospedale lavora da anni per capire che molte cose sono cambiate, dopo lo scandalo e l’inchiesta e le terribili accuse.Ce lo spiega senza giri di parole Ornella, un’infermiera professionale che lavora da quarant’anni nella struttura saronnese.La forzata serenità dei visitatori e del personale, ci spiega, è soltanto apparente. E nell’ultimo mese i pazienti che si affidano alle cure dell’ospedale è notevolmente diminuito. «C’è stato sicuramente un calo – afferma infatti Ornella – la gente ha ancora paura, su questo non v’è alcun dubbio. In quest’ultimo mese ho avuto modo di parlare con diverse persone, e la sensazione di panico che caratterizzava le loro parole era evidente,c chiaramente percepibile. Ma tutto ciò, a ben pensarci, è perfettamente comprensibile: io stessa ho lavorato a stretto contatto con il dottor Cazzaniga e con Laura Taroni, e non mi sarei mai aspettata che potessero essere accusati di crimini tanto gravi e sorprendenti. La vicenda ha sconvolto tutti, pazienti ed ex colleghi, e i suoi effetti negativi non si sono ancora completamente dissipati».
Il punto di vista dell’infermiera sembrerebbe essere condiviso anche da chi lavora nelle vicinanze dell’ospedale, da tutti coloro che monitorano minuziosamente le entrate e le uscite dalla struttura. «Dalla data degli arresti a oggi ho notato una certa flessione nell’affluenza generale, ma sono certo che con il tempo la situazione migliorerà», afferma il responsabile del parcheggio antistante l’istituto. La gente non va più volentieri a curarsi a Saronno.Meno pazienti e sale pressoché vuote, dunque.
Ma la vicenda delle “morti in corsia” non ha interessato soltanto gli occasionali frequentatori dell’ospedale: nell’ultimo mese infatti, dopo l’arresto di Cazzaniga e l’inevitabile trasferimento di buona parte del personale all’interno di altre strutture(molti infermieri, alcuni dei quali coinvolti nella vicenda, sono stati spostati altrove: in tutto gli indagati a piede libero sono una dozzina, accusati a vario titolo di aver sottovalutato la situazione se non addirittura di averla coperta), si è assistito all’aumento delle responsabilità e dei compiti dei medici e di tutto il personale rimasto,una responsabilizzazione che si è tradotta nell’assegnazione di altri incarichi da aggiungere a quelli già esistenti. «Ne è un chiaro esempio il caso di un medico che fino a qualche tempo fa si occupava esclusivamente del reparto di Medicina, ma dopo gli arresti e i successivi trasferimenti gli è stato assegnato anche il Pronto Soccorso», spiega ancora Ornella.
METÀ DELLO STIPENDIO
Il caso delle morti in corsia ha dunque scosso fin nelle fondamenta una delle principali strutture ospedaliere della zona compresa tra Como e Varese, coinvolgendo – su più livelli – anche infermieri, medici e semplici cittadini.
La vicenda,di cui si discute ancora animatamente in città, era peraltro tornata prepotentemente d’attualità pochi giorni fa, nel periodo prenatalizio,quando si era scoperto che i due complici – nonostante,come detto,siano accusati di aver volontariamente commesso cinque omicidi – oltre a percepire ancora metà del loro salario, non potranno essere licenziati fino alla sentenza definitiva della Cassazione.
Entro la prima metà del mese prossimo, inoltre, si dovrebbero conoscere anche gli esiti dell’indagine della commissione interna avviata dalla Regione Lombardia, che dovrà far luce su eventuali irregolarità nelle procedure amministrative dell’ospedale.