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 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

Almaviva, niente accordo. Chiude la sede di Roma, licenziati 1.600 dipendenti

La trattativa non si riapre e le lettere di licenziamento sono già partite. Almaviva Contact, l’azienda dei call center, non ha accettato il dietrofront dei lavoratori della sede di Roma, che avevano prima bocciato la bozza di accordo, cambiando poi posizione in un secondo referendum due giorni fa, allineandosi ai colleghi napoletani. L’esito della nuova consultazione, organizzata dalla Cgil, non è stato preso minimamente in considerazione dall’azienda. A nulla è servito il tavolo aperto in fretta e furia dal governo. L’azienda era stata molto chiara già mercoledì: «Solo chi non conosce la legge può pensare di riaprire la vertenza».

L’anello debole

La vicenda va molto al di là del destino lavorativo, ormai purtroppo segnato, dei 1.666 dipendenti della sede romana. Quello dei call center si conferma l’anello debole della globalizzazione, con le multinazionali dai ricchi profitti che affidano i propri servizi di assistenza ai clienti a società con lavoratori poco pagati e qualificati con gare perennemente al ribasso. Ambienti di lavoro raccontati dalla letteratura («il Mondo deve sapere», di Michela Murgia) e dal cinema («Tutta la vita davanti» di Paolo Virzì), ma che ancora vivono con perenne precarietà. In molti ora chiedono al governo, al di là della vicenda specifica, di intervenire sul settore: «Noi abbiamo fatto una legge molto severa per il rispetto dei lavoratori – spiega una fonte del governo – abbiamo stabilito che lo Stato non possa fare gare sotto il costo del lavoro» e sui grandi committenti «abbiamo fatto un lungo lavoro di moral suasion». L’altro tema è la territorialità, «il governo si deve impegnare come fatto per Monte dei Paschi – chiede Stefano Fassina deputato di Sinistra italiana – si devono invertire derive di delocalizzazione che nulla hanno a che vedere con la qualità del servizio, ma dipendono soltanto dalla possibilità di sfruttamento dei lavoratori». Anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, pone l’accento sulle delocalizzazioni.
Le colpe
È stata la viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova, con un passato da sindacalista, ad annunciare il fallimento della trattativa supplementare: «Provo profonda amarezza. Le Rsu hanno ritenuto quell’accordo inaccettabile e quindi hanno determinato la perdita di lavoro di oltre 1600 persone». La Cgil critica l’azienda, «una decisione grave», ma tra i confederali si alzano voci diverse: «Era stata fatta una scelta sbagliata da parte dei delegati aziendali di Roma che hanno rifiutato l’accordo dello sc
orso 22 dicembre», dice Salvo Ugliarolo, segretario generale Uilcom.
Ma secondo altri quella di Almaviva è stata una chiusura eccessiva, se non sospetta: «Non si può tacere sulla totale mancanza di responsabilità sociale da parte dell’azienda» dice il deputato del Pd Marco Miccoli. Rimane in piedi, ha proseguito Bellanova, la trattativa su Napoli: «Si avvierà un confronto che spero proficuo per la stabilizzazione di quei posti di lavoro».