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 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

Il “piastrellista” misterioso semina bellezza tra le vie più degradate di Genova

Tutti in città almeno una volta hanno visto una sua opera, ma nessuno conosce la reale identità di Tiler, «il piastrellista», l’artista di strada i cui lavori appesi per le strade di Genova hanno fatto il giro del web, suscitando domande e curiosità.
Tiler, apparentemente un giovane sulla trentina, non svela il proprio nome, si nasconde sotto una maschera da scimmia e agisce quasi sempre di notte, come Banksy, il writer celebre per le opere pungenti e per la segretezza in cui è avvolta la sua vita. L’artista genovese con le sue installazioni oniriche mira a catturare l’attenzione, a mettere un pizzico d’arte dove il brutto sembra prendere il sopravvento e per questo non rinuncia a denunciare il degrado. «I miei lavori sono un modo per accompagnare chi si muove per Genova per andare al lavoro, a scuola o per una passeggiata. Scelgo muri degradati, cerco di regalare del colore con le mie piastrelle, in modo da rendere più piacevole il passaggio: voglio che le persone tornino a guardarsi intorno e non a camminare come automi. Credo nel loro sguardo – racconta – ed evito i muri delle abitazioni private perché l’arte non va imposta. I luoghi che scelgo possono essere l’unica denuncia che mi permetto di fare. Un esempio: in corso Gastaldi, fra il quartiere della Foce e quello di San Martino, ho attaccato un lavoro per evidenziare l’abbandono dell’ex Inam, una struttura ambulatoriale meravigliosa, lasciata all’incuria».
I suoi quadri murari, composti con piastrelle su cui vengono applicate delle fotografie, si possono trovare nel centro storico, ma anche nella centrale Galleria Mazzini, alla stazione di Brignole, fra i caruggi della zona di Sottoripa, vicino al Porto Antico. «In piazza del Carmine ho attaccato un enorme lavoro dedicato a don Gallo, difeso dal quartiere negli Anni 70, quando il cardinale Siri voleva trasferirlo – continua Tiler -. Ultimamente ho anche realizzato un’installazione nei vicoli che è stata male interpretata: rappresentava una donna con dei fiori in mano e con il viso coperto da una maschera di Spiderman. Il significato andava ricercato nella differenza fra gli eroi di oggi e quelli di una volta. Purtroppo qualcuno ha distrutto tutta la parte del volto: penso che l’opera sia stata vissuta come un’offesa religiosa».
In tanti sui social network provano a scovare un’interpretazione delle installazioni, che spesso hanno soggetti surreali come una donna con ali da pollo, un poliziotto trasformato in una marionetta o un cane astronauta. «Le mie immagini hanno uno scopo: farsi osservare e far nascere un pensiero – conclude –. I messaggi che ricevo sulla mia pagina Facebook sono la mia gratifica, il mio applauso. Se riesco a far voltare una testa, a regalare un attimo di curiosità a chi sembra averla persa, mi sento realizzato».