Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

Zanetti: «Al Senato non garantiamo i numeri per la maggioranza»

È l’unico componente del governo Renzi ad essere rimasto fuori dal governo Gentiloni per scelta politica.
Onorevole Enrico Zanetti, oltre alla Giannini, alla fotocopia manca solo lei.
«E ne sono orgoglioso».
In che senso?
«Mi è sembrato doveroso non accettare e ringrazio comunque il presidente Gentiloni che avrebbe voluto la mia conferma. Ma i ringraziamenti per quel che mi riguarda finiscono qui perché, a mio avviso, con questo governo fotocopia si sta commettendo un errore politico che renderà più complessa la navigazione»
Lasciar fuori Ala e Scelta civica è il segnale che Renzi ha una maledetta fretta di tornare alle urne. Condivide?
«Dal nostro punto di vista la questione non è la durata. È un’altra: questo esecutivo non deve cancellare i due anni di esperienza del governo Renzi che noi per primi riteniamo, seppure con gli inevitabili errori che contraddistinguono l’azione di governo, positivo. Ma nemmeno un governo fotocopia che prolunghi la sua esperienza facendo finta che il 4 dicembre non sia successo nulla, a parte la decisione generosa dell’ex presidente del Consiglio di tenersi fuori. Serviva la logica che c’era nelle premesse delle consultazioni».
Il Capo dello Stato Mattarella aveva chiesto intese più larghe possibili. Allude a questo?
«Mettiamola in questi termini: se ci avessero detto che le consultazioni partivano nell’ottica di verificare una riproposizione dello schema precedente, è evidente che avremmo assunto una posizione diversa».
Quale?
«La nostra disponibilità sarebbe cambiata. Avremmo detto no grazie».
Pentito?
«No, non sono pentito, perché un governo di transizione serve. Noi avremmo voluto un governo che accogliesse al suo interno tutte le forze disponibili a mettere dinanzi a tutto gli interessi nazionali».
E ora siete arrabbiati. Fino a che punto?
«Ci teniamo le mani libere. Non voteremo atti di sfiducia, almeno fino a quando non ci sarà una nuova legge elettorale. Sarebbe da irresponsabili. Ma non daremo nessuna fiducia in bianco. Valuteremo provvedimento per provvedimento, come abbiamo fatto anche per il voto su Mps. E, ovviamente, non potremo farci carico del funzionamento del Parlamento».
È una minaccia?
«Nessuna minaccia. Sto dicendo solo che nella gestione quotidiana dell’Aula non saremo noi a garantire il numero legale. Anche perché, francamente, non credo che si possa chiedere il sangue alle persone. L’onere della gestione è di chi ha deciso di circoscrivere un’area che avrebbe dovuto e potuto essere più ampia».
Valeva la pena immolarsi per i verdiniani?
«Dal punto di vista sostanziale, e lo dico da segretario di Scelta civica, dunque di una forza che ha scelto di costruire un asse parlamentare, per mesi ho osservato che all’interno della maggioranza formale c’erano forze che lavoravano contro il governo. Forze che venivano neutralizzate da altre forze che erano fuori ma erano parte di una maggioranza sostanziale. Per questo ho sempre ritenuto fondamentale l’azione svolta dai senatori di Ala».
Hanno prevalso i veti della minoranza Dem?
«Non ne ho idea. Mi limito a osservare che un governo di transizione non dovrebbe accettare veti».
Ha sentito Verdini?
«Ho sentito tutti i nostri parlamentari, anche lui. Vedo però un’ossessione nei confronti del singolo che mi lascia perplesso. In fondo stiamo parlando di ex senatori di Forza Italia che hanno scelto di sostenere le riforme».