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 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

COME SARA’ IL 2017 IL MONDO BERNARDO VALLI Dall’Eliseo al futuro di Merkel così cambiano gli equilibri La Francia e la Germania si preparano ad elezioni cruciali sull’onda dei nazionalismi Il 2017 è ricco di anniversari e di incognite

COME SARA’ IL 2017 IL MONDO BERNARDO VALLI Dall’Eliseo al futuro di Merkel così cambiano gli equilibri La Francia e la Germania si preparano ad elezioni cruciali sull’onda dei nazionalismi Il 2017 è ricco di anniversari e di incognite. Non comporta rischi elencare i primi. Mentre è un azzardo far previsioni su un anno esposto alle invasioni barbariche, ossia populiste. Cominciamo dunque col rievocare il passato che non riserva sorprese. Nel 2017 si celebrerà il cinquantesimo anno dalla morte del Che in Bolivia; si sottolineerà il centesimo dalla Rivoluzione d’Ottobre; il 150esimo dalla pubblicazione del primo volume del Capitale di Marx; il 500esimo dall’affissione delle 95 tesi di Lutero sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg. Il futuro incerto comincia subito, il 20 gennaio, con l’ arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, eletto da un’altra ondata di rabbia populista abbattutasi sull’Occidente, dopo Brexit. E in primavera, nel pieno del debutto del neopresidente a Washington, in una delle principali capitali del Vecchio Continente, si presenterà al populismo l’ occasione di installare al potere uno dei suoi più noti rappresentanti. Marine Le Pen dovrebbe infatti essere uno dei candidati al ballottaggio delle presidenziali francesi in maggio. Arrivata, come appare scontato, al secondo turno elettorale, la leader del Front National si troverebbe sulla soglia dell’Eliseo. Benché, stando ai pronostici attuali, sia abbastanza improbabile che possa poi varcarla come presidente della Quinta Repubblica, nessuno può prevedere gli effetti di un eventuale attentato terroristico e la conseguente collera nel Paese. È altrettanto difficile immaginare l’atmosfera nell’Occidente democratico dopo i primi mesi alla testa della superpotenza americana di un campione populista. Quando, in novembre, si ripresenterà agli elettori per la quarta volta come candidata alla carica di cancelliere federale, Angela Merkel subirà gli effetti della presidenza di Trump. Sarà la politica di un populista rinsavito dall’esercizio del potere, o ancora in preda all’eccitazione elettorale, che concretizzata equivarrebbe a un severo colpo all’ordine mondiale? Da questo dipenderà il ruolo della cancelliera, alla quale Obama, prima di andarsene, ha affidato il testimone di guardiana (“spirituale”) della democrazia occidentale. Per un attendibile pronostico sul 2017, anche sul conflitto mediorientale o sui rapporti con la Cina, seconda potenza mondiale, bisogna attendere il dopo 20 gennaio. L’ECONOMIA FEDERICO RAMPINI Il Superdollaro e lo spettro della recessione in Europa La rivalutazione della moneta statunitense e le possibili conseguenze per i mercati Quanto bene e quanto male può fare il Superdollaro nel 2017? Sarà questo un tema dominante, per tutti: America e resto del mondo. Tanto più se Trump riuscirà a far passare al Congresso almeno una parte del suo programma economico. Meno tasse, più investimenti in infrastrutture: il mix della Trumponomics promette inflazione, deficit pubblico, tassi in rialzo, tutti elementi tali da sostenere la rivalutazione della moneta. Che ha sempre due facce, da qualunque punto di vista la si osservi. Per l’industria americana il Superdollaro attenua o addirittura azzera i benefici della manovra di sostegno alla crescita: da una parte Trump vuole pompare potere d’acquisto, dall’altra la moneta forte riduce la competitività del made in Usa e incentiva gli americani a “comprare straniero”. Per il resto del mondo quindi c’è un regalo – la svalutazione relativa dell’euro, del renminbi, dello yen – che aiuta l’export e traina la crescita agganciandola alla locomotiva americana. Però Superdollaro e rendimenti in rialzo provocano danni sul fronte dei movimenti di capitali. Da un lato attirano gli investimenti in America, risucchiando risparmi dal resto del mondo, e questo prosciuga fondi disponibili nelle economie emergenti così come in Italia. Dall’altro lato in una fase di rialzo dei tassi tipicamente torna ad allargarsi ogni sorta di spread, incluso quello fra Btp e Bund, dunque risale il costo di finanziamento del debito pubblico in Italia e negli altri anelli deboli dell’Eurozona. Ciò che l’Italia guadagnerà esportando di più verso l’area dollaro, rischia di perderlo con i deflussi di capitali e il rincaro del costo del denaro. Il Superdollaro trascina con sé altre incognite, e possibili turbolenze, del 2017. Anzitutto è probabile che la sopravvalutazione e la perdita di competitività del made in Usa rafforzino Trump nei suoi propositi protezionisti. Un aumento delle barriere commerciali – soprattutto a danno dei Paesi emergenti – può avere un effetto depressivo sulla crescita globale, e indirettamente colpirebbe anche l’Europa. Infine lo stesso Trump ha più volte parlato di bolla speculativa. A “bucare” questa bolla, provocando una caduta dei mercati e forse una recessione, potrebbe essere lo stesso Superdollaro, che penalizza i profitti delle multinazionali Usa e ne fragilizza le quotazioni di Borsa. LA FINANZA FERDINANDO GIUGLIANO Le banche al bivio tra salvataggi e bisogno di rinnovamento Le sfide degli istituti di credito che dovranno svecchiarsi investendo in tecnologia Il 2017 delle banche italiane ruota intorno a tre domandE. La prima è se i 20 miliardi di euro messi da parte dal governo per ricapitalizzare le banche in difficoltà saranno sufficienti. Fino a un terzo di quella cifra è destinato infatti al Monte dei Paschi di Siena. Altri soldi potrebbero essere destinati al salvataggio delle due banche venete e di Carige, ma si tratta di cifre alla portata del fondo del governo. Lo snodo cruciale sarà l’aumento di capitale di UniCredit, che cercherà fino a 13 miliardi di euro sul mercato. La riuscita di quest’operazione, insieme a un intervento rapido sulle banche più piccole, ridurrebbero sensibilmente il fabbisogno di capitale del settore, che alcuni analisti stimano in circa 50 miliardi, riportando fiducia sulle prospettive dell’intero sistema del credito. La seconda questione riguarda il futuro della vigilanza italiana. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è in scadenza in autunno e il governo dovrà decidere se e come sostituirlo. Negli ultimi anni, Bankitalia ha respinto qualsiasi accusa sul suo operato e si è mostrata scettica verso l’approccio adottato dalle istituzioni europee per risolvere la crisi bancaria italiana. Via Nazionale ritiene che la Banca Centrale Europea sia stata eccessivamente prudente nelle sue richieste di ricapitalizzazione delle banche italiane e che il coinvolgimento degli obbligazionisti nei salvataggi di istituiti in difficoltà ponga rischi per la stabilità finanziaria. Il governo dovrà scegliere se sia prudente continuare con questo approccio, o sia meglio optare per un governatore più aperto alle critiche e alle strategie di gestione delle crisi bancarie che arrivano da fuori. L’ultima domanda è se le banche italiane saranno in grado di aumentare la loro redditività. Questo dipenderà da diversi fattori esterni, come l’andamento dell’economia e il corso dei tassi d’interesse. Ma la sfida per il management dei nostri istituti sarà ridurre i costi legati al vecchio modello di fare banca, tagliando filiali e staff, per investire in tecnologia. Anche la governance di molte banche andrà rivista, per evitare il ripetersi dei recenti episodi di gestione scellerata del credito. Senza un settore capace di generare profitti, i salvataggi bancari delle prossime settimane rischiano di non essere gli ultimi.