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 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

L’eterno rito del pranzo a casa che unisce il 70% degli italiani

Macché panino al bar, macché schiscetta. Nell’Italia 2016 fotografata dall’Istat, il pranzo rimane un rito da celebrare comodamente a casa propria per il 72,7% della popolazione.
Sono tanti gli spunti interessanti forniti dall’Annuario dell’Istat, il documento dell’istituto nazionale di statistica che dal 1878 raccoglie, anno dopo anno, le rilevazioni legate ai principali aspetti della vita quotidiana del Paese. L’ultimo ritratto che ne ricaviamo è quello di un’Italia che invecchia, in cui nascono pochi bambini e ci si sposa sempre meno, aspettando e sognando un lavoro. «Sommando ai disoccupati le forze di lavoro potenziali, ammontano a 6,5 milioni le persone che vorrebbero lavorare», così c’è scritto nel rapporto.
I nati, intanto, sono scesi sotto quota 500 mila (485.780 unità), i decessi invece sono stati quasi 650 mila (49 mila in più rispetto all’anno prima). E il Paese, così, continua a invecchiare (solo la Germania ci batte nell’Ue): per ogni 100 giovani l’Istat ha calcolato 161,4 italiani over 65 (l’anno precedente la proporzione era 100 giovani per 157,7 anziani). Non solo. La speranza di vita, dopo un lungo periodo di crescita costante, ha subito una battuta d’arresto, passando da 80,3 a 80,1 anni per gli uomini e da 85 a 84,7 per le donne.
Brutti segnali: come il tabagismo che ritorna. In Italia l’abitudine al fumo, malgrado le campagne choc, non è più in declino. Nel 2014 era stato il 19,5% della popolazione over 14 anni a dichiararsi «fumatore». Un anno dopo siamo passati al 19,8%. Il picco si segnala negli uomini tra i 25 e i 34 anni e nelle donne tra i 55 e i 59.
E nonostante tra il 2013 e il 2014 i delitti siano calati del 2,7%, ecco che il 38,9% delle famiglie indica il rischio criminalità come un problema molto presente nella propria zona di residenza.
Calano le nascite, calano i matrimoni: 194.057 nel 2013, 189.765 l’anno successivo. Anche il rito religioso subisce un appannamento: al Nord e al Centro prevale quello civile. A livello internazionale l’Italia si conferma uno dei Paesi con la nuzialità più bassa (soltanto in Lussemburgo e in Portogallo ci si sposa di meno).
Un Paese teso, preoccupato, che vede ridursi anche il numero dei suoi Comuni: per la prima volta, dice l’Istat, si registra «un numero inferiore a quello rilevato dal censimento del 1961». Ora siamo scesi sotto quota 8 mila (7.999 per l’esattezza, ad aprile di quest’anno). E 7 Comuni su 10 hanno una popolazione inferiore a 5 mila abitanti.
Un Paese che continua a preferire l’automobile per recarsi al lavoro (la scelgono 7 occupati su 10). «I mezzi a due ruote sono poco utilizzati», conferma l’Istat, sottolineando che tra gli occupati appena il 3,6% usa la moto e il 3,7% la bicicletta. Eppure, malgrado tutto, nel 2016 il 70,1% della popolazione ha fornito un giudizio positivo sul proprio stato di salute.
Gli italiani si sentono bene. E hanno una passione pressoché totalizzante: è il telefono cellulare, posseduto dal 91% delle famiglie.