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 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - I COLPI DI CODA DI OBAMA E LE PREVISIONI SUL 2017


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MOSCA - La Russia non espellerà diplomatici americani in risposta alle espulsioni di funzionari russi ordinate da Barack Obama. Vladimir Putin congela la polemica. Il presidente russo definisce "provocatorie" le mosse dell’amministrazione americana uscente, e si "riserva il diritto di rappresaglia", il cui esercizio sarà subordinato alla valutazione della politica che adotterà il presidente Usa eletto, Donald Trump.

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Niente di fatto quindi per il ministro degli Esteri Sergei Lavrov che aveva proposto una serie di misure aggressive. Dopo aver definito le accuse di interferenze da parte della Russia nella campagna elettorale Usa infondate, aveva dichiarato che Mosca non avrebbe lasciato "senza risposta le sanzioni" decise dall’amministrazione americana. La risposta di Lavrov a quanto annunciato ieri dal presidente americano Barack Obama per 35 diplomatici russi da espellere dagli Usa in 72 ore, voleva essere di pari portata.
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Ma Putin non ha ceduto alla tentazione, aspetta invece paziente che Obama lasci la Casa Bianca. "Non creeremo problemi ai diplomatici statunitensi, né vieteremo alle loro famiglie o ai bambini di fare le vacanze dove sono soliti farle. Ho invitato personalmente tutti i figli dei diplomatici Usa accreditati in Russia per la celebrazione di Capodanno e Natale al Cremlino", dice il presidente russo. Poi fa gli auguri a tutti: "È un peccato che l’amministrazione del presidente Obama concluda il suo lavoro in questo modo, ma, tuttavia, a lui e alla sua famiglia auguro un felice anno nuovo".

Gli auguri al popolo americano nel suo complesso Putin li fa però insieme a quelli per Trump, neo presidente. "Il mio augurio al Presidente eletto, Donald Trump e all’intera nazione statunitense. Vi auguro di stare bene e prosperità" dice secondo quanto riferito dall’ufficio stampa del Cremlino. L’augurio è che con Trump l’aria cambi e Putin "ha espresso la speranza" che dopo l’insediamento della nuova amministrazione Usa "i due Paesi, agendo in chiave costruttiva e pragmatica, sappiano ripristinare i meccanismi di cooperazione bilaterale in vari campi e portare a un livello qualitativamente nuovo l’interazione nell’arena internazionale".

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Il discorso è indulgente. "Noi consideriamo i nuovi passi ostili dell’amministrazione Usa, peraltro in uscita, come una provocazione che punta a compromettere ulteriormente le relazioni Russia-Usa" dice Putin sottolineando come questo "sia chiaramente contrario agli interessi fondamentali degli Usa e della popolazione russa. Anche in considerazione delle responsabilità speciale dei due Paesi per la salvaguardia della sicurezza globale, questa mossa danneggia anche l’intero sistema delle relazioni internazionali"

Un passo inaspettato, quello di Putin, soprattutto dal suo stesso ministro degli Esteri. Il capo della diplomazia russa gli aveva chiesto l’espulsione di 35 diplomatici americani: 31 funzionari della ambasciata americana a Mosca e 4 del consolato generale Usa di San Pietroburgo. "Agiremo secondo il principio di reciprocità" aveva detto Lavrov aggiungendo anche che sarebbe stato bene vietare agli Usa l’uso "di due strutture a Mosca". Ma Putin non l’ha ascoltato.

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Lavrov avrebbe anche tolto all’ambasciatore americano la residenza d’estate, la dacia in Serebryany Bor, nella foresta a nordovest di Mosca in mezzo alle magioni di oligarchi e alle residenze di altri diplomatici. E un magazzino per sulla via Dorozhnaja. "Ci auguriamo che queste proposte saranno prese in considerazione in modo rapido", aveva dichiarato il capo del ministero degli Esteri russo. Sembrava certo di essere appoggiato dal leader del Cremlino. Ma non è stato così.

Mosca ha anche smentito la notizia diffusa dalla Cnn, della chiusura a Mosca di una scuola anglo-americana. "È una menzogna" commenta su Facebook la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharovala. "Evidentemente la Casa Bianca è impazzita completamente e ha iniziato a inventare sanzioni contro i propri bambini". "Cnn e altri media occidentali, citando fondi ufficiali americane, hanno nuovamente diffuso informazioni non attendibili", conclude.
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Incalza anche il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, che definisce "agonia anti-russa" l’introduzione di nuove sanzioni contro Mosca da parte degli Usa: "È triste che l’amministrazione Obama, che aveva iniziato il suo lavoro con il ripristino della cooperazione, termini con un’agonia anti-russa. RIP" (Rest in Peace), scrive il premier sul suo account Twitter.

RAMPINI
Le sanzioni decise da Barack Obama sembrano mirate con "precisione chirurgica" al suo successore, più che contro Vladimir Putin. I 35 diplomatici russi espulsi sono probabilmente delle spie, nulla di più verosimile, ma in tal caso gli americani già lo sanno e li sorvegliano in modo da renderli inoffensivi (se hanno ancora un’intelligence degna di questo nome). I rapporti Usa-Russia, sia politici che economici, sono già ai minimi storici, ricaduti in piena guerra fredda, quindi quest’ultima raffica di sanzioni non li altera significativamente.

In compenso crea problemi veri a Donald Trump. Obama gli lascia in eredità un fardello di sanzioni, sulle quali Trump continua a esprimere forti riserve. Per ristabilire un rapporto di collaborazione con Mosca, e per essere coerente con se stesso, Trump dovrebbe abrogare le sanzioni quando arriva alla Casa Bianca. Può farlo, con la stessa velocità con cui Obama le ha varate ieri. Ma si metterebbe contro la destra repubblicana, dove cresce il sentimento di ostilità e di allarme verso la Russia. Lo stesso vale per l’opinione pubblica, a cominciare dagli elettori repubblicani, dove la corrente filo-Putin esiste ma non è maggioritaria. Infine queste sanzioni tendono a consolidare a futura memoria una ricostruzione storica delle elezioni dell’8 novembre come di un evento inquinato dall’interferenza russa: una macchia permanente sull’immagine di Trump.

Resta in alcuni ambienti della sinistra il sospetto che Obama avrebbe potuto agire in questo modo prima dell’8 novembre, creando allarme per l’ingerenza di Mosca in modo ben più energico di quanto fece all’epoca. Sarebbe stato, in un certo senso, il colpo opposto e simmetrico rispetto al
"pasticciaccio" dell’Fbi sulle email di Hillary Clinton. E in tal caso forse Obama avrebbe provocato ripensamenti dell’ultima ora tra alcuni elettori, sottraendoli al "Manchurian Candidate" appoggiato da Putin. Ma queste sono illazioni, congetture, a tempo ormai scaduto.