La Gazzetta dello Sport, 30 dicembre 2016
Con il bambino di 22 mesi morto l’altra notte a Firenze e con il giovane di 18 anni spirato a Castellammare di Stabia quasi nello stesso momento, ci si chiede se si debba lanciare un allarme rosso per la meningite oppure no
Con il bambino di 22 mesi morto l’altra notte a Firenze e con il giovane di 18 anni spirato a Castellammare di Stabia quasi nello stesso momento, ci si chiede se si debba lanciare un allarme rosso per la meningite oppure no.
• Lei che dice?
Dico di no, e lo dico basandomi sulla statistica resa nota dal Comitato Nazionale contro la Meningite: è normale che ogni anno in Italia si ammalino di meninigite un migliaio di persone. Ed è nelle medie che l’8-14% di queste muoia. Vale e dire tra gli 80 e i 140 infettati. La concentrazione di casi negli ultimi mesi, specie in Toscana, ha dato l’impressione di un picco. Ma se si guarda ai numeri, siamo nella norma e non c’è da gridare a chi sa quale epidemia. Il che non significa che non si debba far di tutto per diminuire il numero di casi e di morti.
• Diamo conto degli ultimi eventi.
Il bambino di Porcari (Lucca), 22 mesi, non era vaccinato. La febbre, il mal di pancia fortissimo, hanno indotto la famiglia a portarlo di corsa al Meyer di Firenze. L’infezione da meningococco C, a causa di una sepsi, s’era diffusa in tutto il corpo. Non c’è stato niente da fare. L’altra vittima del male è un diciottenne di Agerola, in provincia di Napoli, di anni 18. Ricoverato al San Leonardo di Castellammare di Stabia, sottoposto a esami alla cui analisi hanno contribuito anche i medici del Cotugno di Napoli, ha dovuto cedere all’aggressione della neisseria meningitidis
, altro nome per il solito, maledetto meningocosso. C’è poi il caso della peruviana di Chiavari (Genova) che s’è sentita mali il giorno di Natale ed è ricoverata con prognosi riservata al San Martino di Genova. Ricorderà poi l’insegnante di matematica di Roma, che era stata in aula a insegnare fino a giovedì scorso, e che è stata colta dalle febbri e poi dalla morte il giorno di Santo Stefano. I parenti, gli amici e insomma tutte le persone che hanno incontrato le persone colpite dal meningococco negli ultimi giorni sono sottoposti alla procedura di profilassi antibiotica prevista in questi casi, procedura che serve a ostacolare il diffondersi della malattia. Il rimedio consigliato da tutti è la vaccinazione, che non garantisce al cento per cento dal contagioo ma ne limita le probabilità. Così s’è fatto per esempio in Toscana.
• Come si spiega che in Toscana il problema è così grave?
Sembra che il focolaio sia stato acceso nel 2012 dalla nave da crociera Msc Orchestra. Attraccò a Livorno e aveva a bordo quattro casi: un indonesiano, un lavapiatti pakistano, un brasiliano e un italiano di 47 anni che era quello che stava peggio. Si praticò la profilassi a tutti e tremila passeggeri, tra cui c’erano 600 bambini. La maggior parte dei casi riguarda infatti bambini con meno di 4 anni. A bordo l’aveva portata un’americana del Tennessee che s’era curato il mal di schiena con un farmaco a base di corticosteroidi e questo farmaco s’era contaminato con il batterio aspergillus in un laboratorio del Massachussets. Negli Stati Uniti la malattia s’era diffusa in nove stati, aveva mandato all’ospedale 91 persone e ne aveva uccise nove. In Toscana, dal 2015 a oggi, il meningococco ha ucci 61 persone, 31 l’anno scorso e 30 quest’anno.
• Come se prende la meningite?
A distanza ravvicinata, non più di due metri, per via aerea. Pericolosissimi i luoghi chiusi, come le discoteche. I giovani, e i bambini, sono più esposti dei grandi. Esistono poi i portatori sani. alla Statale di Milano, sono morte due studentesse di chimica, Flavia Roncalli e Alessandra Covezzi, che sono state molto probabilmente contagiate e uccise, nel giro di quattro mesi, da un portatore sano, che non sa tra l’altro di essere un portatore sano. Per sicurezza si sono vaccinate 140 persone tra allievi e docenti.
• Lo abbiamo già spiegato, ricordiamo tuttavia in che consiste questa malattia.
Non è neanche una malattia, ma una grave complicazione provocata da un insieme di infezioni. Schematicamente: si tratta di un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello. Febbre, mal di testa, nausea, vomito, rigidità alla nuca. Il tempo di incubazione varia da 2 a 10 giorni, ma nella grande maggioranza dei casi è di 3-4 giorni. Il guaio è che si può confondere con l’influenza e questo fa tante volte ritardare il ricorso al medico e alle cure. Se non ci si cura, si muore una volta su due. Ma, anche curandosi, 5 o 10 volte su cento si finisce all’altro mondo. C’è un buon 20 per cento di casi in cui non si muore, ma si sopportano gravi conseguenze neurologiche. L’andamento della malattia è questo: entro 12 ore dall’infezione mani e piedi diventano freddi, le gambe fanno male in un modo che non è normale, la pelle cambia colore. Dopo 13-22 ore la nuca si irrigidisce, arriva un violento mal di testa. Si sviene, non si sopporta la luce. Arrivare dal medico in tempo è essenziale. La media dei morti da meningite fa vedere che il malato arriva in genere dal dottore alla diciannovesima ora. Anche se i casi sono pochi, l’effetto sociale è assai ampio. D’altra parte le ricerche possono essere finanziate solo dallo Stato, perché il basso numero dei malati rende poco remunerativo il commercio dei farmaci relativi.