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 2016  dicembre 30 Venerdì calendario

Impoveriti dall’euro. Quindici anni buttati

Salvati dal ballo dei tassi d’interesse o massacrati dai rialzi dei prezzi a tre cifre? Bel dilemma. Sono trascorsi quasi 15 anni dall’introduzione dell’euro che ha mandato in soffitta la lira.Correva l’anno 2002. In quel freddo gennaio gli italiani si baloccavano con i kit di euro nuovi, fruscianti di zecca. Sembrava di avere tra le mani i bigliettoni del Monopoli e ancora ci si trastullava con il doppio corso. Un espresso al bar difficilmente superava le mille e trecento lire e con la conversione si faceva confusione pure nel lasciare la mancia. Quindici anni dopo gli italiani hanno subito due crisi sistemiche micidiali, pagato una grandinata di tasse da stroncare un bufalo e superato (?), malmessi, pure la crisi del sistema bancario internazionale. La memoria non ci aiuta. Però le banche dati sì. E allora si scopre che i prezzi, quelli di tutti i giorni, a volte sono lievitati talmente tanto che si fa fatica a crederci. Ricordate quanto costava un pacchetto di sigarette? Orbitava intorno alle 5mila lire a seconda della marca nazionale o estera che si prediligeva. Ora non te la cavi (ameno di non essere transitato nella patria degli ex tabagisti), con meno di 5,2 euro. E neppure si può dare la colpa al costo della vita. Tanto più che negli ultimi 2/3 anni l’inflazione è diventata addirittura negativa preoccupando gli economisti e costringendo la Banca centrale europea a interventi d’urto per iniettare un po’ d’inflazione nelle economie dei singoli Stati. Basta farsi un giro in un qualsiasi mercato, entrare in un negozio o prendere un espresso per rendersene conto. Il portafogli si svuota alla velocità della luce, mentre le famiglie per mantenere il proprio modesto tenore di vita sono costrette o a indebitarsi o a operare rinunce importanti. I sociologi l’hanno battezzata la «crisi del ceto medio». Perché se è vero che la ricchezza prodotta, il famoso Pil, è diminuita (e serviranno anni per tornare ai livelli pre-crisi, assicura Confindustria), sono aumentati i costi della vita quotidiana. Insomma, non si arriva più alla fine del mese. Gli scoperti in banca aumentano e i tagli al normale menage domestico diventano una gimcana quotidiana.Tutta colpa dell’euro e del tasso di conversione fissato a 1936,27 lire? Non solo, ma anche, in buona parte. Se poi il famoso monitoraggio ministeriale dei prezzi – lanciato nel 2002 per tacitare i primi malumori – avesse funzionato a dovere oggi non ci troveremmo nella giungla delle tariffe: compressi tra gli euro che valgono sempre meno, i salari e le pensioni che non aumentano e le tasse che lievitano. Una tempesta economica perfetta.