La Stampa, 30 dicembre 2016
Un libro sui pericoli della globalizzazione è il vangelo segreto di Angela Merkel
I leader politici europei che devono incontrare la Cancelliera tedesca Angela Merkel dovrebbero prima leggere un libro, Die Verwandlung der Welt
(La trasformazione del mondo), scritto dallo storico tedesco Jürgen Osterhammel. È lungo 1000 pagine, più altre 300 di note e di bibliografia. La Merkel lo ha letto tutto nelle settimane in cui è stata costretta a letto da una frattura del bacino, causata da un incidente di sci a Sankt Moritz nel dicembre del 2013. Da allora, dice chi la conosce bene, ogni sua azione politica è stata ispirata dalla visione di Osterhammel, un docente dell’Università di Costanza del quale sono stati pubblicati in Italia Storia della globalizzazione (Il Mulino) e Storia della Cina (Einaudi).
Il Financial Times ha definito La trasformazione del mondo uno dei libri al quale vale la pena di dedicare un’intera estate di lettura e The Guardian ha intervistato ieri Osterhammel per capire come le sue tesi stiano influenzando la Merkel, cosa che lui nega senza troppa convinzione. Un fatto è certo: alla festa per i suoi 60 anni nel 2014, invece di invitare come si fa di solito qualcuno che parlasse bene di lei, la Cancelliera ha chiesto allo storico di tenere un discorso di un’ora sui destini del mondo.
La tesi di Osterhammel non è del tutto nuova, ma è declinata in modo molto convincente. Il destino delle nazioni non è più nelle loro mani e forse non lo è mai stato. Piccoli e grandi eventi accadono lontano da noi e hanno gravi conseguenze sulle nostre vite senza che sia possibile governarli, perché raramente i politici li vedono e li capiscono in tempo. Uno di questi sono le migrazioni, che non hanno dimensioni contingenti, ma storiche. Quando incontra il primo ministro britannico Theresa May per discutere dei controlli ai confini, la Merkel dovrebbe ricordarle che alla fine dell’800 chiunque poteva entrare in Gran Bretagna senza l’obbligo di registrarsi.
Quando si parla di moneta unica, bisogna pensare al predominio occidentale sulla Cina, che fu possibile nel 19° secolo perché l’Europa adottava l’Unione monetaria latina del 1866 e i cinesi avevano invece un arcaico sistema che mescolava monete d’argento e di rame. La storia nazionale, secondo Osterhammel e secondo la Merkel, è il prodotto della storia mondiale. Per questo bisogna essere severi con la Grecia, con l’Italia e con la Brexit: il destino dell’Europa non è certo, ma è messo costantemente in pericolo perché le cose accadono in modo imprevisto e i cambiamenti sono molto più rapidi della capacità di governarli.
Nella globalizzazione non c’è niente di nuovo: prima di essere distrutta da due guerre mondiali, aveva toccato uno dei punti più alti tra il 1860 e il 1914. Ma è sbagliato pensare che sia benigna. È invece discontinua, reversibile, contraddittoria e produce sempre vincitori e vinti. C’è dunque un solo modo per stare un po’ tranquilli a casa propria: stare attenti, molto attenti, ai guai che combinano gli altri.